Il buon esempio e il valore educativo dello sport

Maurizio Mondoni

Premessa

Sarebbe bello parlare spesso di “buon esempio nello sport” ai giovani, ma a volte è impossibile, perchè pochi sono i buoni esempi, oppure se esistono non sono pubblicizzati. Il mondo dei giovani cambia velocemente e spesso, per noi adulti diventa difficile capire, adattarsi e agire di conseguenza. Anche lo sport in genere è coinvolto in questi cambiamenti del modo di essere e agire dei giovani: far finta di niente sarebbe un grave errore, ma l’errore più grave sarebbe pensare sempre ai “nostri tempi”. I tempi sono cambiati, i giovani sono cambiati, dobbiamo recuperare alcuni “valori” persi per strada e uno è l’ETICA.

Quest’affermazione invita tutti a riflettere e ad agire in un’ottica di sport vero, pulito, veicolo di valori, cultura e non solo di risultati e d’agonismo esasperato. Poniamoci queste domande e proviamo a rispondere!

 Spirito e pratica del “fair-play” sono forse reminiscenze di una mitica “età dell’oro” dello sport, vissuta, se mai esistita, da una classe di privilegiati anglosassoni?

 Spirito e pratica del fair-play sono forse graffiti di una stagione travolta da un epocale mutamento dei valori nella società cosiddetta avanzata?

 Oppure spirito e pratica del fair-play sono atteggiamenti e gesti di lealtà, di rispetto e di onore per l’avversario, di osservanza delle regole scritte e non scritte della competizione?

 Oppure il “buon esempio nello sport” dobbiamo accreditarlo ad una sparuta specie di discepoli di un romanticismo sportivo, attardato ai margini dei clamori e degli spettacoli imperanti?

Lo sport assume un’importanza strategica nella formazione della persona e dei suoi valori, dal momento che il primo contatto con esso avviene in età infantile o adolescenziale.

Lo sport ha delle regole ed è fondamentale che siano etiche ed apprese nel modo migliore; in questo senso, l’educazione sportiva diventa uno strumento di educazione civica. Moltissimi sono gli esempi che si verificano tutti i giorni nei campi di gioco, nelle palestre, nelle manifestazioni sportive. Il buon esempio nello sport esiste, basta farlo conoscere e tutti attraverso i mass media. Purtroppo i giornali e le televisioni ci propongono spesso altri esempi negativi (nel calcio gli sputi, le simulazioni dei falli, specialmente in area di rigore, le aggressioni fisiche e verbali, gli insulti e le parolacce dei giocatori verso gli avversari e l’arbitro, l’imbroglio, la frode sportiva e la corruzione, la violenza verbale e fisica dei tifosi negli stadi, il doping. I giovani guardano la televisione, leggono i giornali e gli esempi sopra citati li colpiscono e rimangono nella loro memoria mentre pensano “se il mio idolo si comporta in questo modo, lo posso fare anch’io”. Per evitare questo grave pericolo, ci vuole una forte “campagna di educazione” per determinare un superiore convincimento, verso gli addetti ai lavori (giocatori, dirigenti, Istruttori, Allenatori, arbitri), che impedisca una crescente diffusione di queste poco corrette abitudini. La cultura sportiva, l’etica, il fair-play e il buon esempio non nascono da soli, devono essere educati e sviluppati da persone con buon senso, competenti ed equilibrate. Confrontarsi con il successo o l’insuccesso, inevitabili nello sport così come nella vita comune, è difficile, ma può diventare più semplice se si impara a farlo da piccoli, attraverso il gioco e lo sport. Lo sport deve insegnare a vincere e a perdere e perdere e migliorarsi è come aver vinto e riconoscere che l’altro è più forte, non significa abbassare il proprio livello di autostima.

La cultura e l’etica sportiva

Molte persone pensano di possedere etica e cultura sportiva perché guardano lo sport alla televisione, vanno allo stadio, ogni tanto vanno a correre o a giocare al campetto, discutono di calcio e di sport al bar, leggono la Gazzetta dello Sport: questa non è cultura! “La cultura sportiva è l’insieme delle esperienze e delle sensazioni maturate con il passare del tempo in ambito sportivo e l’etica è il saper vivere e applicare tutto ciò in modo corretto”. Lo sport è una questione di buona educazione e di cultura, la cultura etica è la vera arma di cui dispone lo sport: un potenziale di valori, principi, emozioni, che se espressi possono migliorare la qualità della vita non solo di chi pratica attività sportiva, ma anche di chi la segue o la tifa. Le Agenzie Educative che devono promuovere una corretta cultura sportiva e insegnare ai giovani una corretta etica di comportamento sono: la Famiglia, la Scuola e le Società Sportive. Ogni Famiglia deve essere il centro dei valori umani, la famiglia è la “casa” dei valori umani, perché è da lì che essi nascono, sbocciano, fioriscono e portano il giovane alle alte vette di questo tipo di cultura; i Genitori devono essere sempre e in ogni occasione il “buon esempio” per i loro figli, in tutti gli ambiti. A Scuola, il “buon esempio” deve venire dagli Insegnanti. L’Insegnante deve far riscoprire i valori dello sport, deve essere un “modello” per i suoi allievi, un provocatore di “vocazioni sportive”, un ideale per loro. Nelle Società Sportive, il “buon esempio” deve venire dagli Istruttori, Allenatori e dai Dirigenti. Gli Istruttori e gli Allenatori devono essere la guida dell’atleta e della squadra, devono incanalare tutte le risorse del singolo e del gruppo, sfruttandole al meglio, per cercare di ottenere i risultati migliori. I Dirigenti devono “dirigere”, devono fornire consigli, indicazioni corrette. Tutte e tre queste Agenzie Educative dovrebbero ogni tanto andare a scuola di agonismo, di etica, di buon esempio e di “Fair-play” e dovrebbero convogliare i loro sforzi verso il soggetto e non essere divergenti. L’agonismo è insito in ciascuno di noi, sin dalla nascita, basta educarlo e convogliarlo in giusti canali, è un elemento insopprimibile della pratica sportiva, basta non trasformarlo in antagonismo. L’importante è confrontarsi e verificare quanto una persona vale e se ogni volta ci si migliora è come se si avesse vinto. L’agonismo sportivo deve essere educato, non esasperato. Confronto e non scontro e con fair-play.

Quanto conta l’etica nello sport?

L’etica è tutto. E’ formata da quattro D:

– dedizione;

– disciplina;

– determinazione;

– dare qualcosa di più.

Questa è la formula del successo, che vale in tutte le fasi della vita e non solo nello sport. Etica significa rispetto delle regole e gli Educatori rivestono un ruolo importante nell’insegnamento delle diverse discipline sportive e devono essere un esempio visibile per i giovani. Il mondo dello sport ha bisogno di Educatori veri.

Conclusioni

Scivolano gli anni, mutano le generazioni, si sconvolgono gli Stati, i mezzi di comunicazione amplificano immagini di eventi negativi che negano il primato ai valori umani: eppure ogni anno, in tutti i Paesi, si avvicendano “buoni esempi” nello sport. Cerchiamo di vivere bene e con serenità: solo in questo modo daremo un buon esempio ai giovani, che saranno i cittadini del domani e i custodi di questi valori! “Umano è vincere, umano è perdere, ma la sfida sta nel saper vivere con nobiltà e dignità d’intenzione e di comportamento, l’uno e l’altro momento della vita: entrambi sono degni di memoria, solo se riferiti al cammino di crescita e di perfezione della persona”.

Prof. Maurizio Mondoni