Il carrozzone va avanti da sè… (di Raffaele Baldini)

La supercazzola è servita. Il comunicato della Fip in cui si appoggia la LBA (dando poi il via libera a coach Brienza per allenare nonostante il “niet” di Bianchi) nella lotta verso la risoluzione delle problematiche contingenti (vedi caso Cantù), è il subliminale abbraccio alla Rose Bukater e Jack Dawson (Titanic ndr.) prima di affondare il movimento negli abissi.
In un paese totalmente incapace di rivoluzioni, la pallacanestro rappresenta uno spaccato tipicamente politico, in cui il diavolo e l’acqua santa si mescolano e danzano beffardi, in cui le liti sono sceneggiate scritte a tavolino. In sostanza ognuno fa quello che vuole, in un trionfo di superficialità professionale, per poi prendere a braccetto il dirigente di turno per affogare nel vino le nefandezze.
E siamo un paese in cui tutti hanno una parte nel film, compresi i giornalisti che un giorno dipingono l’Armani Milano come male assoluto e l’indomani la difendono nell’affare Nunnally rivendicando la mancanza di un “gobbo” che suggerisca la squalifica del giocatore. Gli stessi che hanno appoggiato l’istrione zar Gerasimenko, presenziando distratti al funerale del consorzio dalle radici brianzole, e che oggi reclamano giustizia per Cantù. Siamo (io mi ci metto in testa) inutili, scribacchini dalle palle mosce che gridano il loro coraggio in uno sgabuzzino, insonorizzato, al piano interrato. O forse no, forse siamo gli ultimi romantici che gridano la propria indignazione contro un muro di gomma, consci che nulla cambierà e che probabilmente una battaglia più cruenta potrebbe costare gli stipendi di una vita.
Il carrozzone va avanti da sé con le regine i suoi fanti i suoi re… cantava Renato Zero, allora digeriamo l’idea balzana di aumentare la serie A a 18 squadre quando Cantù è in crisi nera, quando Pesaro e Pistoia faticano a sopravvivere, quando Avellino si ricorda che ci sono scadenze e pagamenti imposti. Tanto andiamo verso il “welfare” cestistico, l’assistenzialismo (con ulteriore esborso di danaro) verso le società che “incorrano in eccezionali situazioni di crisi debitamente comprovate” (se non sono eccezionali, si chiamano frodi!).
E poi ci sono le scommesse sul basket dilettantistico, di pubblico dominio da 3 anni (!!) ma oggetto d’inchiesta solo dopo l’uscita del “corrierone”.
Il carrozzone riprende la via, facce truccate di malinconia tempo per piangere no non ce n’è tutto continua…(cit. Renato Zero)

Direttore Raffaele Baldini