Il miglior tiratore del mondo di Walter Fuochi

Walter Fuochi (Foto Ciamillo-Castoria)

Da il blog di Repubblica di Walter Fuochi

Jeremy Hazell non era «il miglior tiratore del mondo», come allegramente s’autocertificava, immagino ironizzando su sè e su tanti pavoni impettiti suoi colleghi, ma era uno che qualche castagna dal fuoco la levava, alla Virtus d’un anno fa, e manca invece a questa, terribilmente anemica al tiro: 62 punti a partita, buoni per la briscola. Hazell chiuse il suo campionato a 15.8 punti a gara, 11 volte su 33 salì oltre quota venti, col 52% da due e il 35 da tre, ma guadagnava poco e chiese un sensibile ritocco: da 60mila a più di cento, suppergiù. Il quanto non era poco, ma era un dettaglio ininfluente, per la casa, che di farne a meno l’aveva già deciso da un pezzo. Non era uno di quelli che per cui svenarsi: Okaro White magari sì, lui no.
Hazell gioca oggi a Chalon, nella A francese, gira colà a 20 di media, e manca quaggiù, perchè sempre più manca e mancherà gente che spezza gli equilibri, al basket iperorganizzato che tanto preordina e poco e male esegue, lasciando che le partite fra immonde mani quadre si vincano spesso a settanta punti. E beato allora chi ha con sè il cavallo pazzo con la raffica nelle mani, l’uomo capace di tre canestri a fila, perchè nelle traversate del deserto che sono oggi tante sfide gente così ti porta qualche volta all’oasi e qualche volta al fosso, ma sa spaccare le partite e, spesso, anche vincerle. Così in Virtus era andata, diverse sere, un anno fa, così sta cominciando a non andare oggi. Con Allan Ray fuori campo, certo, e nessuno se l’è scordato, un’assenza pesa tanto. E pesa di più perchè manco c’è, là in mezzo, chi può provare a farne un’imitazione, anche meno classica e più ruspante, di Allan Ray.