Il Team Manager azzurro Brunamonti: “Ho un’ Italia ideale”

Fonte: TuttoSport di Piero Guerrini

 

Roberto Brunamonti era un grande saggio già quando giocava, o almeno sembrava, per la pacatezza.

Ma in panchina, team manager della nazionale che si avvicina ai mondiali, freme sempre. In quanto saggio è l’uomo ideale per un punto della situazione dopo la penultima finestra.

Brunamonti a che punto è l’ItalBasket?: “Se esamino il percorso compiuto da Torino a qui, direi che siamo a buon punto, è un viaggio interessante. E possiamo partecipare ai mondiali. Ma non paragonate le finestre attuali ai miei tempi. I campionati si fermavano, adesso le selezioni cambiano a ogni finestra per le disponibilità, le squadre sono stravolte e si deve fare del proprio meglio. Alcune Nazionali devono fare del proprio meglio, altre hanno potuto avere la stessa squadra. Come l’Ungheria, che rispetto all’andata con noi recupererà Keller.”

Ci può essere soluzione a questa battaglia che ha visto l’Eurolega mettere Zalgiris – Milano in concomitanza a Italia-Lituania?: “Tutti auspicano che Euroleague e Fiba si parlino. Ora si ritrovano in mezzo giocatori, allenatori, squadre e società. Però non so se avverai. Così abbiamo dovuto fare di necessità virtù, ma ci sono stati vantaggi, alcuni ragazzi hanno giocato di più, si è creata una giusta competitività tra tutti. Abbiamo avuto palasport pieni, visibilità importante.”

Lei aveva giocato e vinto con Meo Sacchetti, come l’ha ritrovato allenatore?: “Meo mi ha impressionato per la serietà che ha nell’allenare i giocatori. Ha avuto pochissime amichevoli, subito invece gare che contavano e il suo lavoro è stato apprezzabilissimo. Non sapevo come allenasse, anche se per simpatia seguivo le sue squadre.”

I ragazzi hanno un modo diverso di vivere le trasferte rispetto ai vostri tempi: “II livello è cresciuto molto per quanto riguarda la preparazione alle partite. La cura del fisico balza subito all’occhio Noi giocavamo a carte, loro sono più tecnologici. Dopodiché se non avessimo avuto un gruppo ora non saremmo secondi nel girone. Insomma, sanno stare assieme.”

Il Mondiale può essere il regalo azzurro per i suoi 60 anni?: “Si sarebbe un grande regalo. Anche per quanto stiamo lavorando, dal presidente in giù. Poi il movimento mai come ora ha bisogno di competere con i migliori.”

Gli azzurri sono meno conosciuti dai giovani di quanto lo eravate voi. La Nba mangia spazio: “La Nba ha invaso il mondo, si è aperta dapprima all’Europa, scoprendo che abbiamo giocatori affidabili e forti, poi ovunque. La tecnologia ha influito, la Nba entra nelle case in mille modi, con tutti gli strumenti possibili. Ma chi gioca in Nazionale ha ancora visibilità. Gli altri dipendono dalle loro squadre. Con il 5+5 o 6+6 si privilegiano gli stranieri. So benissimo quali sono meccanismi e necessità, ho lavorato per i club. E’ un fatto: una volta la Serie A era riconosciuto, dava notorietà.”

Come recuperare posizioni?: “Intanto mettendoci nella testa che niente avverrà subito, poi occorre comunque agire nelle le regole, inutile proporre iniziative inattuabili. Occorre ridare credibilità agli allenatori delle giovanili. E il campionato di A2 è già una buona opportunità, bisogna migliorarlo nei suoi aspetti. La qualità c’è, l’ho verificato in estate con la Sperimentale.”

Con l’Ungheria non sarà una passeggiata: in settembre c’erano Datome, Melli e Brooks e si vinse di 6 punti: “Ma se avessimo ipotizzato all’inizio di giocarci la qualificazione contro l’Ungheria in casa e con la Croazia spalle muro ci avreste detto che stavamo facendo il sogno sbagliato. Mai nulla è scontato, ma si può fare.”

Si è parlato di Club Italia, come nel volley, ma forse occorre fare qualcosa prima per il basket italiano: “Io sarei per radunare i migliori giovani dai 15 anni in una squadra come nella femminile (dove però è più facile) che si prepari assieme, seguita da tecnici specializzati e medici e preparatori, per giocare tornei all’estero con i migliori. Un’altra soluzione può essere quella di sparse per il Paese, magari quattro. Perché se non ti alleni con i migliori, se non ri confronti, non cresci. Bisogna convincere le società che è per il bene di tutti. Non portando via del tutto i giocatori, rendendoli per le fasi finali dei campionati, ma con maggiore collaborazione tra le paiti. Credo che la Fip sarebbe disposta a investire.”