James White: “La schiacciata è un’arte per pochi eletti”

Fonte: La Gazzetta dello Sport di Francesco Pioppi

 

L a schiacciata è il gesto più elettrizzante della pallacanestro. Forse pure il più invidiato, visto che ogni appassionato ha calcolato quanti centimetri mancassero per arrivare là, a quell’anello piazzato a 3.05 metri d’altezza.

Elevazione, forza e coordinazione ne disegnano la rara bellezza ed efficacia. Le varianti sono infinite e per quanto esista una vasta nomenclatura (a due mani, all’indietro, con rotazione di 360°…) il comune denominatore è sempre uno: lo spettacolo.

In questo senso James White, nome in codice «The Flight», nell’ultimo decennio ha alzato spaventosamente il livello della creatività aerea nel nostro campionato.

L’ex ala di Sassari, Pesaro e Reggio Emilia ora a Cento (capocannoniere del girone Est di A-2 a 24.2 di media) è considerato un guru della specialità.

Ha partecipato al “contest” più famoso di tutti, quello Nba (2013) e ha fatto incetta di trofei ovunque sia transitato: all’high school (2001) al collegè (2006) in Turchia (2008), in Russia (2010, gara memorabile contro Gerald Green con oltre un milione di visualizzazioni su Youtube) e due volte in Italia (2011 e 2012).

White, a che età è arrivata la prima schiacciata?: “A 13 anni, in un playground vicino a casa, nel Maryland. Ricordo ancora la faccia dei miei amici quando sono atterrato, sono stato il primo a farcela in quel gruppo: ero proprio esaltato! Da quel momento non ho più smesso… Schiacciavo ovunque, in continuazione!.”

Esiste un segreto per migliorare l’elevazione?: “Camminare sulle punte, un gesto che a me viene naturale, aiuta a rinforzare i polpacci e a dare elasticità alle caviglie, ma non esistono trucchi. Attorno ai 14-15 anni ho indossato per un po’ di tempo il giubbotto zavorrato, mentre ho sempre evitato di appesantire le gambe con squat o esercizi con carico eccessivo: non fanno bene.”

Lo stacco da terra è l’unica cosa che conta?: “È la base, ma se non hai la giusta coordinazione non fai strada. Il mio consiglio è di provare tutto il movimento senza palla, in modo da capire dove si può arrivare e da che distanza, stando sempre attenti alla posizione e all’appoggio dei piedi.”

La schiacciata più difficile?: “Quella dalla linea del tiro libero, la mia specialità. Sono stato fra i primi a completarla con due mani o passandomi la palla fra le gambe: al mondo ci saranno 10 persone in grado di farla. Per tutte le altre è più questione di coordinazione o allenamento. Per staccare da quella posizione invece, la natura deve averti fatto un dono.”

La più bella fatta in partita?: “Ne ricordo una in testa a Taquan Dean (ex Avellino) quando ero a Cincinnati e lui a Louisville e un’altra in Eurochallenge, a Reggio, contro lo Solznoki: mi sono portato su un paio di persone.”

Ha partecipato alla gara della schiacciate Nba: “Bella soddisfazione, ma la più bella è stato in Russia, nel 2010: andate su Youtube e digitate ‘Gerald Green vs. James White’, capirete il perché….”

L’alleyoop è invece una variante classica che si completa grazie a un passaggio volante: “Qui la precisione è fondamentale, il passatore deve capire dove dar palla al compagno: non troppo alta o bassa oppure avanti o indietro rispetto al canestro. Non è facile. Io sono stato fortunato, ho avuto compagni bravissimi in questo.”

Chi era il suo preferito?: “Jason Kidd e Andrea Cinciarini, ma pure Ricky Hickman non era male.”

C’è uno schiacciatore a cui si è ispirato?: “Vince Carter è stato uno dei più grandi di tutti e l’ho ammirato tantissimo, ma non posso dimenticare Shawn Kemp: era il mio idolo da ragazzino.”

Esiste un erede di James White?: “Mi piace molto Zach LaVine dei Chicago Bulls mentre qui in Europa il migliore è Javonte Green, ex Trieste, ora in Germania all’Ulm.”