La FIBA è ancora attuale? di Carlo Fabbricatore

Giungono notizie poco rassicuranti sulla partecipazione delle star alle finestre volute dalla FIBA: gran parte dei migliori giocatori hanno declinato l’invito o stanno pensando di rinunciare alle convocazioni delle rispettive nazionali. Adesso come la mettiamo? Le Federazioni e la FIBA vivono in un mondo fiabesco dove i contratti dei giocatori vengono pagati dalle fate, non da imprenditori che fanno business.

I giocatori NBA hanno praticamente disertato in massa le convocazioni delle nazionali. Molti hanno candidamente confidato di preferire preparare al meglio la prossima stagione professionistica. E’ evidente che se un club ti paga lautamente deve essere messo al primo posto, senza alcun indugio, nelle scelte professionali. Non mi è piaciuta la piaggeria di chi ha tergiversato per poi scaricare sulla franchigia NBA tutta la responsabilità di non aderire alla chiamata della nazionale: meglio dire, senza sotterfugi, di volere tutelare gli interessi economici personali e della propria squadra.

I dirigenti federali italiani spesso hanno portato come esempio di attaccamento alla bandiera i giocatori di altre nazioni ma dalle notizie sembra che non sia proprio così: la Lituania non avrà le sue stelle, la Serbia avrà molte defezioni, … e così via.

Forse ci si dovrebbe focalizzare sul fatto che i giocatori sono professionisti lautamente pagati ed è impensabili distoglierli dalle attività dei propri club. I tornei per nazioni, per fare quadrare i conti delle Federazioni, occupano spazi temporali enormi che vanno a contrastare con le attività della NBA e della Euroleague. Le qualificazioni sono palesemente falsate dalla mancanza delle superstar, situazione  denunciata per tempo dalla quasi totalità dei tecnici e  degli atleti ma la FIBA ha voluto procedere senza cercare una mediazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Se la Pallacanestro o Basketball vuole fare il salto di qualità deve essere appetibile al grande pubblico altrimenti rassegniamoci a rimanere uno sport di nicchia e autoreferenziale. I nuovi clienti, bisogna avere il coraggio di chiamare così i futuri appassionati, devono essere attratti dai grandi campioni non dai comprimari. Lo spettacolo è globale: NBA e Euroleague sono i competitor delle manifestazioni FIBA tutto il resto è accademia. La FIBA deve capire di non essere più il progetto centrale ma uno dei vari attori del movimento Basketball e di  dovere trovare accordi con gli altri soggetti che partecipano al business.

E’ completamente anacronistico parlare della centralità del progetto squadre nazionali come nel millennio scorso dato che gli atleti sono professionisti e non più dilettanti. Meno retorica e maggiore strategia comune tra i vari player è la strada per fare funzionare il giocattolo.

Le due principali Leghe professioniste hanno parametri finanziari molto chiari mentre nei campionati FIBA sono discrezionali. Un numero eccessivo di squadre e troppi campionati semiprofessionisti con grandi costi e bassi ricavi sono tra i principali motivi dei fallimenti di molti club. In Italia cosa si sta facendo?

Federazioni e FIBA dedicatevi alla formazione degli atleti e alla diffusione dell’attività di base  lasciando il business ad attori più moderni e imprenditoriali.

 

Ad maiora

Carlo Fabbricatore