La ricetta di Bruttini, l’uomo dei playoff di A2: “La passione non basta, serve il gruppo”

Fonte: Corriere di Bologna di Enrico Schiavina

 

Davide Bruttini, stanno per iniziare i playoff di A2 e nessuno li conosce meglio di lei, che negli ultimi tre anni li ha sempre vinti: “Torino, Brescia e Virtus, credo sia un record. Diciamo che ho avuto la fortuna di capitare sempre al posto giusto nel momento giusto, però anche un po’ di merito per aver sempre dato un contributo.”

Come si vince questo campionato?: “Non si può farcela senza una squadra molto lunga, una chiara divisione dei ruoli e un gruppo compattissimo. È vitale restare uniti nelle difficoltà, che non mancano mai. Poi le mie sono state tre promozioni con tre squadre molto diverse tra loro, non esiste una ricetta sicura.”

Torino 2015, vinse assieme a Mancinelli e Rosselli: “Tiravano loro il gruppo, ma anche Giachetti. Logico, in A2 senza un nucleo italiano solidissimo non vai da nessuna parte. In finale, sotto 2-1, uscimmo vivi da una micidiale Gara 4 ad Agrigento.”

Brescia 2016, in finale con la Effe: “Cinque battaglie tremende. Con noi che eravamo stati 0-2 in semifinale contro Scafati e mezzi spacciati in Gara 3, si andò a Gara 5 in tutte e quattro le serie, 20 partite in 50 giorni, fisicamente un massacro. Questo sono i playoff di A2.”

Poi la Virtus, l’anno scorso: “Sconfitte in casa nelle prime due serie, con Casale e Roseto: momenti duri anche lì. Decisiva la forza mentale del gruppo, trainato dagli italiani più esperti: Rosselli, Ndoja, Stefano Gentile.”

Lei è senese ma i suoi tre trionfi in tre anni li ha ottenuti con tre allenatori livornesi: “Davvero curioso: Bechi, Diana e Ramagli, tutti tre livornesissimi. Pillastrini non lo è,ma spero di fare poker lo stesso…”

La sua Treviso da dopo Natale, ne ha 14 vinte su 16: “L’inizio di stagione è stato difficile ma l’importante è essere pronti adesso. È chiaro che con Swann e Lombardi siamo molto più profondi, però c’è anche dell’altro: la fiducia che prima non c’era. Ce la giochiamo, non ci manca nulla.”

Voi siete già terzi, ma Fortitudo e Trieste ballano ancora come prima o seconda: “Per noi inutile pensarci, tanto sono forti tutte due e forse dovremo incontrarle entrambe. Credo che nessuno voglia arrivare secondo per andare nell’altra metà del tabellone ed evitare noi: chi fa questo tipo di speculazioni poi viene quasi sempre punito.”

E il fattore campo è sempre determinante: “Con Torino eravamo arrivati terzi, con Brescia e Virtus secondi, ma i playoff sono sempre imprevedibili, non ci sono piani, strategie che tengano, bisogna solo andare in campo e pensare di vincere. È il momento più esaltante della stagione, e non è retorica: certe emozioni spesso ripagano anni di sacrifici.”

Lei è un ex di tutte due le bolognesi: “Alla Fortitudo ero solo un ragazzino, di passaggio in un contesto di grandi giocatori. Alla Virtus ho dato una mano per farla tornare in alto, dove deve stare. Un orgoglio che mi rimane dentro.”
Continua a seguirla?: “Certo. Mi fa piacere vederla lì, con tutti gli infortuni e i problemi che ha avuto sta facendo un’ottima stagione.”

E la Effe di Pozzecco?: “Sono stato suo compagno di squadra a Capo d’Orlando. Non ha solo una passione smisurata, è anche uno che il basket lo capisce davvero. Sono sicuro che farà bene, ma quest’anno spero non benissimo, per ovvie ragioni..”