La storia di Alessandro Lever, matricola dell’ateneo della West Coast: “Sto vivendo un’esperienza incredibile. Reggio? Dopo la laurea si vedrà”

Fonte: La Voce di Reggio Emilia di Adelmo Tagliavini

 

Chi mastica sport e sente il nome Laver lo associa al tennis, al fuoriclasse australiano che dominava le scene negli anni ’70, ma Lever (con la e) non ha niente a che vedere con quel giocatore.

Alessandro Lever è un ragazzo originario di Bolzano che oggi gioca negli Usa al College di Grand Canyon e che sino a qualche mese fa vestiva i colori della Pallacanestro Reggiana, club che ancora lo annovera tra i suoi giocatori.

Classe 1998 per 205 cm di altezza, Lever sta giocando una stagione che definire straordinaria è sin troppo riduttivo.

Non passa settimana che i siti specializzati non gli dedichino qualche titolo per le prestazioni straordinarie che sta disputando.

Lever perché ha scelto un College non di prima fascia e tra i più conosciuti?: “La mia decisione a favore di Grand Canyon è avvenuta nella scorsa stagione. In marzo feci una visita al loro ateneo e rimasi favorevolmente impressionato. Sin dal primo impatto rimasi colpito dalla struttura su cui potevano far affidamento. Avere quindi la garanzia di poter lavorare con un Coach del valore di Dan Majerle, (ex giocatore NBA di Phoenix conosciuto come Thunder Dan) mi ha portato a non aver dubbi sulla scelta da portare avanti. A distanza di un anno devo dire di aver fatto la scelta giusta e sono sempre più convinto del progetto di crescita del College.”

Com’è stato l’impatto col mondo a stelle e strisce?: “Nei primi tempi è stato molto duro, ma devo dire che, dopo l’impasse iniziale, ho saputo presto adattarmi al nuovo mondo che mi aveva accolto.”

Puoi dirci come trascorre la giornata?: “Nelle prime ore del mattino lavoro in palestra con i pesi, a seguire c’è la sessione di allenamento in palestra, quindi una doccia veloce, mensa per il pranzo poi nel pomeriggio raggiungo le aule per seguire le lezioni. A volte, ma non sempre, capita di avere un qualche ritaglio di tempo che sfrutto per tornare in palestra per una sessione di tiro. La classica vita dello studente che fa sport.”

Com’è la vita del College?: “E’ meravigliosa. Possiamo sfruttare una struttura magnifica e ben curata. Mi trovo perfettamente a mio agio, mi sembra di vivere una sensazione piacevole di una grande famiglia dove tutti ti ammirano e ti vogliono bene.”

Ha saputo far fronte al duro clima dell’Arizona?: “Le estati sono molto calde e gli inverni miti. A luglio 2017 quando vi misi piede, il clima era torrido ed ho fatto fatica ad adattarmi, ma qui negli Usa l’aria condizionata la si trova ovunque e le cose sono migliorate.”

Quale importanza riveste essere allenati da un ex giocatore NBA quale Majerle?: “Ritengo si tratti di un’esperienza incredibile ed essendo Dan stato un giocatore di valore NBA sa quello che ogni ragazzo prova nel lavoro. Ha molta esperienza e mi sta aiutando tantissimo, uno sprone continuo per migliorare giorno dopo giorno. Inoltre sa mettere a disposizione della squadra le numerose esperienze vissute in tante battaglie maturate sui campi di gioco. Un aspetto che non si verifica solo sul rettangolo di gioco, ma anche nella vita privata come persona.”

Come giocatore qual è quello cui si ispira maggiormente?: “Non ho un modello preciso da seguire, ma per il loro modo di stare in campo ammiro moltissimo il centro serbo Nikola Jokic dei Denver Nuggets e l’ala alta Marc Gasol (fratello di Pau) di Memphis.”

L’impatto con una lingua diversa è stato complicato?: “Inizialmente ho trovato non poche difficoltà sia io nel capire Majerle quando teneva i discorsi alla squadra, che lui stesso a capirmi sia nel modo di vedere il basket che nello stare in campo. Adesso le cose vanno meglio anche se ogni tanto qualche difficoltà emerge ugualmente.”

A quale facoltà si è iscritto?: “La mia major è sports management.”

Quanti anni conta di fermarsi?: “L’idea è di star qui 4 anni e prendere la Laurea. Il basket rappresenta la mia priorità, ma credo serva avere un piano B nel caso in cui il piano A non vada come nelle intenzioni.”

Com’è maturata l’idea di prendere l’aereo per recarsi in un College negli Usa?: “Tutto è avvenuto al termine dei campionati europei U 18 che si erano tenuti in Turchia. Venni contattato da un paio di atenei e così è nata l’idea di provare una nuova esperienza di vita.”

Il numero 25 che indossa da cosa deriva?: “Avrei voluto prendere il 28, quello che utilizzavo nelle formazioni giovanili durante i miei trascorsi in Pallacanestro Reggiana, ma di fatto, per le regole NCAA, non era disponibile. Il numero più vicino era il 25 e da lì ho deciso per questo.”

La lontananza dagli affetti familiari le pesa?: “Non è sempre così facile come sembra starsene lontano da casa. Di certo l’esperienza vissuta a Reggio Emilia mi ha molto aiutato, dandomi la possibilità di creare quel primo distacco, che mi ha dato modo di vivere con maggiore serenità la lontananza odierna.”

Contrattualmente è ancora legato con la Pallacanestro Reggiana. Ritiene che la cosa rappresenti il passato o al contrario potrebbe tornarci?: “In quest’istante sono a tutti gli effetti un giocatore tesserato Pallacanestro Reggiana pur non avendo firmato alcun contratto. A Reggio Emilia mi son trovato bene, ma adesso non posso sapere cosa mi riserverà il futuro.”