Larry Brown e il rapporto con gli Stati Uniti D’America

Larry Brown con Iverson

Fonte: TuttoSport di Piero Guerrini

 

Coach Brown, parliamo di America. Gira su Sky tv Nba il documentario su Allen Iverson in cui lei dice che i migliori allenamenti furono senza “the answer”, ma che avere un atleta sempre capace di dare il 100% è il massimo. Contraddizione?: “No, Allen è stato una grande sfida, ma io amo le sfide. E sono orgoglioso di quando ha dato Iverson, credo di averlo aiutato anche a migliorare. Era uno straordinario realizzatore e competitivo come nessuno, un guerriero. La prima cosa che gli dissi era di non occuparsi della regia. Avevamo giocatori adatti ad aiutarlo, i lunghi Mutombo e Rattliff, gli esterni McKie, Snow, Ollie, Lynch. Il punto è trovare l’equilibrio. Eppoi allenare i migliori ti aiuta a crescere, capire, ti mostrano più chiavi.”

Qual è la squadra che ha amato di più nella sua lunga carriera? Kansas campione Ncaa 1988, Philadelphia finalista 2001 , Detroit campione Nba 2004?: “Non ho preferenze, ho il momento più bello: quando Coach Dean Smith mi offri di diventare assistente al ritorno dalle Olimpiadi di Tokyo. Ho amato, anche quando non è andata bene come a NewYork II solo fatto di allenare è stato un sogno realizzato.”

Ha amato il Nightmare Team, gli Usa di Atene 2004?: “Ogni esperienza aiuta a crescere. La Nazionale non ebbe tempo, come successe invece dopo. Ci ritrovammo 15 giorni prima dei Giochi, pochi allenamenti. Avrei voluto riprovarci con più tempo. Ricordo pure Colonia: quei due azzurri segnavano sempre da fuori, Basile e Galanda, vero?.”