Le palle al piede della capricciosa sono Garrett e Vujacic (di Claudio Pea)

Garrett Diante Maurice Paolo Galbiati

Fonte: claudiopea.it

Sono sicuro che nessuno mi crederà, ma mercoledì per la prima volta nella vita ho tradito la mia Signora preferendole la Reyer oltre tutto impegnata in quella coppa del cavolo contro il Groningen. Riuscirò mai a perdonarmelo? Io magari sì, ma la Tigre non penso. Anche se ho continuato disperatamente a negare d’essere stato al Taliercio. Come quel mio amico che, beccato nudo come un verme a letto con l’amante, non la smette da anni di ripetere alla moglie che le cose non erano proprio andate come lei avrebbe potuto giustamente immaginare. In verità quella sera mi hanno visto alla partita di Fiba Europe Cup almeno un paio di migliaia di persone. Tra le quali anche la cara mamma del sindaco Brugnaro che non capiva perché fossi così inquieto: “In fondo la sua Juve sta vincendo 3-0 e credo che le faccia molto piacere”. Moltissimo. E per questo volevo scappare a casa davanti alla televisione, ma Nico è voluto rimanere ed ero in macchina con lui. Il palasport di Mestre è tra l’altro ubicato in aperta campagna. E comunque giuro che non lo farò mai più. Difatti oggi giocano contemporaneamente la Juventus (contro la Doria) e l’Umana (contro la Leonessa bresciana) e non mi alzerò dalla poltrona della mia camera neanche tentassero di smuovermi con le cannonate. Nel frattempo ho visto il Banco di Sardara e ora di Markovski tornare alla vittoria nella tana di Enzino Esposito che avrebbe rifiutato, ma non ci posso credere, d’andare ad allenare il prossimo anno proprio in Sardegna. Dove invece ci volerebbe a nuoto Pino Sacripanti(bus) in rotta da gennaio con Avellino. E adesso mi avanza pure il tempo per parlare della Capricciosa più della pizza con i carciofini a spicchi e i filetti d’acciughe, le olive e i capperi, il pomodoro e la mozzarella e, volendo, anche il prosciutto cotto. Squadra più bizzosa e balorda di Torino non riesco infatti a pescare nel nostro campionato. E non tanto perché a Firenze ha vinto clamorosamente la Coppa Italia e successivamente, se non mi sbaglio, ma non penso, ha vinto una sola partita (su sette) per sbaglio in casa con Capo d’Orlando. Quanto perché nel club dei Do Forni, una sorta di Locanda da Rinaldo a Fondamente Nove, ognuno ha sempre fatto tutti i capricci che voleva senza che nessuno gli dicesse mai niente. A parte Lamar Patterson che era il più buono di tutti, ma preferiva dormire con la sua donna piuttosto che con il resto della squadra in ritiro, come è stato invece permesso a Sasa Vujacic, e per questo l’hanno rispedito in patria. Ovviamente sto parlando degli stranieri della Fiat e non certo di Peppe Poeta e Valerio Mazzola che non so, poveretti, come facciano ancora a restare in quella gabbia di matti. Dalla quale sono scappati Luca Banchi, che però si era già promesso al Bamberg di Gas Gas Trinchieri, e poi Re Carlo Recalcati che, prima di tornarsene a Cantù, aveva bloccato la cessione di Washington proprio alla Segafredo e aveva sconsigliato gli acquisti di Vander BlueBoungou Colo e Norvel Pelle. Ora anche ieri sera Deron Washington (nella foto, ndr) con Trevor Mbakwe, finalmente con la schiena diritta, sono stati i migliori della Fiat d’almeno una spanna e mezza, ma non è logicamente bastato per evitare la sesta battuta d’arresto di fila ad una Torino che, salvo miracoli, credo abbia già perso il treno per i playoff che cominceranno a metà maggio. Dal momento che Diante Garrett, imbarazzante, e Sasa Vujacic, spocchioso, stavolta si sono incapricciati della palla e con questa sono finiti in un binario morto tirandosi dietro soprattutto Pelle che va a rimbalzo con una mano e con l’altra si toglie le mosche di torno. Ma si può? Io dico di no. Così come ancora mi domando assieme ad Andrea Meneghin come abbiano potuto Emanuele AronneEvangelista Caiazza, spalle di Enrico Sabetta, far finta di niente quando sotto ai loro occhi Pietro Aradori ha mollato una non proprio involontaria sbracciata al volto di Vujacic. “Un brutto gesto”, ha subito puntualizzato il figlio di SuperDino al quale nulla sfugge e per questo per me è sempre indiscutibilmente di gran lunga il numero 1. Interrogandosi pure lui una volta riguardato il fattaccio alla slow-motion: “Se non la vede l’arbitro a due passi una legnata del genere in faccia, chi la deve vedere?”. Già. Forse mio bisnonno in carriola? E soprattutto perché non si è chiesto come mai lo sloveno sanguinasse dalla bocca? Resta un mistero. O per caso ha una Vu nera stampata sul cuore? Che non è per carità un bidone della spazzatura come da qualche giorno va di moda dire.