Livio Proli: «Paghiamo l’ “effetto Siena”, la teoria del budget più alto»

Proli e Portaluppi

Vittoriosa in Supercoppa, sì, ma anche eliminata nei quarti di Coppa Italia da Cantù dopo una partita mai (e non solo mal) giocata. Gli alti e bassi della Milano dei canestri sembrano infiniti. «Ma dipende dall’angolo di visuale» si giustifica Livio Proli, presidente dell’Olimpia che come ogni anno deve lottare con i pronostici che vedono la sua squadra strafavorita in Italia e con i risultati che invece la dicono un po’ diversa. Presidente, di quali angoli di visuale parla? «Se la vedo dall’angolo delle aspettative dei tifosi, inclusi noi dirigenti, dal peso del nome della società e della sua storia, c’è delusione per come è andata l’Eurolega. Se devo dare un voto alla stagione finora, allora le do un 6 meno». E l’altro angolo di visuale quale? «Da dirigente d’azienda, penso che questa è una squadra rifatta da zero, con una parte del budget usato per “pulire” il pregresso, che ha comunque giocato a livelli altissimi e che sapevamo che avremmo dovuto guardare i risultati sui tre anni». Quindi il voto cambia? «Sì. Per una squadra che ha giocato male solo due partite su 60, che si allena sempre bene, che ha reagito dopo la batosta di Coppa Italia, il voto aumenta a 7». Anche con un’Eurolega da penultimo posto? «In pochi ricordano che siamo partiti con tre esordienti assoluti. Gudaitis e Tar-czewski sono esplosi, ma hanno solo 24 anni. Abbiamo perso 8 partite dopo essere stati avanti nell’ultimo quarto. Ci manca quell’ultimo centimetro. Questo era l’anno base, faremo piccoli ritocchi dopo la fine dei playoff».

Staff

«Confermatissimo». Anche se i playoff andassero male? «Anche. Vedo come il gruppo, staff e giocatori, lavora, quest’anno abbiamo azzeccato le qualità umane. Non dovremo ricostruire da zero».

E italiani parte integrante?

«E lo sono. Il progetto considera molto i giocatori italiani. Ma poi un volta in campo bisogna difendere e fare punti. Il passaporto non può essere una corsia preferenziale, chi merita gioca».

Sconfitte in Italia

«Siamo comunque primi. Il livello in Italia è migliorato. E le avversarie danno sempre il doppio contro di noi: battere l’Olimpia dà un senso alla stagione di ogni club».

Europa

«Perché il nostro giocatore più pagato prende meno del meno pagato del Fenerbahce. E se in Italia io sull’ingaggio di un giocatore pago il 60% di tasse, i nostri avversari in Turchia, per esempio, hanno un’aliquota del 10%. Così è difficile». Ma se il budget fa classifica in Europa, allora dovrebbe farla anche in Italia. Come la mettiamo? «Intanto anche in Europa vogliamo arrivare in alto e restarci. Poi Milano ha 24 milioni di budget. Di cui 7 vanno allo Stato, 3 per l’affitto del Forum, sapete quanto costano gli appartamenti per i giocatori a Milano? Molto di più di quelli che costerebbero, per fare un esempio, ad Avellino o Brescia. E poi noi “paghiamo” Siena». In che senso? «Ha fatto passare la teoria che chi ha più budget vince sempre. Invece per vincere sempre devi avere il budget ma anche “controllare” il sistema basket. In condizioni normali non si può vincere sempre, ci può stare che si perda. Però l’Olimpia fa più notizia quando perde che quando vince».

Minucci

«Ero l’unico ad attaccarlo quando era potente, sono l’unico che gli ha concesso dignità quando è stato maltrattato. Dove sono tutti quelli che gli baciavano la mano?».