L’NBA ammaina una delle ultime bandiere…

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Fonte: Superbasket.it a cura di Fabio Krpan

La stagione 2017/18 è stata l’ultima per Nick Collison, un atleta non di primo piano, ma che ha lasciato a suo modo il segno nelle 15 annate disputate nell’ Nba,  tutte con la stessa maglia, anche se in due città differenti. Il nativo di Orange City è stato scelto al numero 12 dai Seattle SuperSonics nel famoso draft del 2003 di Lebron James, Chris Bosh, Dwayne Wade e Carmelo Anthony,  per poi trasferirsi ad Oklahoma quando i Sonics vennero cancellati dalla mappa dell’Nba. In una Lega dove anche i top player cambiano continuamente squadra, compresi i 4 di quel favoloso draft citati in precedenza, è un piacere parlare di un ragazzo che si è fatto amare e rispettare dai tifosi e soprattutto dai compagni nello spogliatoio ed è rimasto sempre fedele alla stessa franchigia. “Non conoscevo nulla di Seattle nel momento in cui mi hanno scelto. Ho passato momenti difficili per via dell’infortunio alla spalla che mi ha fatto saltare l’intera stagione di esordio, ma è li che sono diventato uomo e giocatore Nba”. Collison ricorda con un misto di malinconia ed orgoglio gli allenamenti con giocatori tosti come Potapenko, Danny Fortson e Reggie Evans sotto la guida di Nate McMillan che ne hanno forgiato il carattere e fatto diventare l’uomo che è adesso. “Dopo il trasferimento ad Oklahoma ci siamo trovati ad allenarsi in una vecchia pista di pattinaggio ed il record della squadra era deprimente. Qualcuno si chiedeva se fossimo la peggiore squadra di sempre, ma noi sapevamo di avere giovani di talento e che sarebbe stata solo questione di tempo”. I Thunder di Durant, Westbrook, Harden hanno infatti raggiunto i play off nel secondo anno, le finali di Conference il terzo e le Finals il quarto, sconfitti dai Miami Heat ed un po’ del merito va attribuito anche ai blocchi, alla difesa ed ai rimbalzi di Nick Collison. Dopo la cessione di Harden, le speranze di titolo sono andate svanendo ed anche il ruolo di Collison è diventato via via sempre più marginale. “Sono orgoglioso della mia carriera. Ho iniziato nelle fredde palestre dell’ Iowa e sono finito a giocare oltre 1000 partite nel miglior campionato del mondo e questo lo devo alla mia incredibile famiglia che mi ha supportato in tutto. I’v had an incredible run, but it is time to go”.