Marco Ceron torna a sorridere: “Non ricordo nulla di quei momenti, ma so che è andata bene”

Fonte: BresciaOggi di Alberto Banzola

 

Il sorriso è il suo marchio di fabbrica: lo era prima dell’infortunio fortuito quanto violento patito nella sua serata migliore, lo è ancor di più adesso perché Marco Ceron si sente un po’ miracolato.

E se nello sport, si sa, parlare di queste cose è spesso fuori luogo, nel caso della guardia di Mirano l’eccezione è d’obbligo: perché quello che è successo a lui non è ascrivibile a ciò che è umano.

Domenica 25 novembre Marco finisce all’ospedale civile d’urgenza dopo l’impatto tra il suo cranio ed il gomito di Jaiteh, lungo francese che milita nella Fiat Torino: è il 18′ minuto dell’ottava di andata in serie A, e Ceron, in campo da 6′ minuti sta recitando un ruolo di primo piano con 7 punti all’attivo.

Sul +13 (48-35), a 100″ secondi dalla sirena che porta negli spogliatoi arriva l’infortunio del giocatore veneto, che suo malgrado, diventali protagonista di quella partita.

Gli esami, la diagnosi, l’operazione immediata da fare: un incubo in cui Marco si ritrova all’improvviso e che nemmeno due settimane dopo ha lasciato spazio di nuovo al suo sorriso, quel biglietto da visita di cui mamma Antonella e papà Piero vanno fieri ed orgogliosi.

Ieri l’ennesimo passo in avanti con la rimozione dei punti applicati il 26 novembre:

“Un male cane, ma credetemi nemmeno potete capire la mia felicità: è un altro passo in avanti”. Perché Ceron sa benissimo cos’ha rischiato:

“La mia vita: e se penso a tutto quello che posso fare oggi, mi ritengo una persona un po’ più che fortunata.”

E che in questo momento, oltre a stare meglio, ha una gran voglia di vivere:

“Devo ancora metabolizzare bene il fatto che starò fermo per un po’. Ma sono molto fiducioso: i dolori alla testa diminuiscono giorno dopo giorno.”

Perché al di là di tutto a 26 anni avere il terrore di non poter fare quello che più ti piace, per cui hai lottato e che stava cominciando a premiarti anche nella tua nuova realtà, ti lascia con un po’ di vuoto attorno:

“Un po’ di dispiacere lo provo: mi sento però fortunato. Vedo il lato positivo di questa situazione: ne sono uscito.”

Quando ripensa a quei momenti, Marco ha il vuoto più totale:

“Non mi ricordo niente. Ho riguardato almeno 10 volte quell’azione. Nulla, non mi viene in mente niente di niente: ho un piccolo flash di quando cercavo di parlare al dottor Bettinsoli e quando mi sono risvegliato in ospedale.”

Pochi giorni, in cui l’attenzione del mondo del basket e dei media si è concentrato sull’ospedale; momenti difficili, alcuni irritanti (come il furto degli oggetti personali di Marco mentre era sottoposto a visita) e tanti sorrisi, abbracci:

“La mattina dopo il furto si è presentato Luca Vitali al mio letto e mi ha regalato uno smartphone nuovo con un gesto del tutto inatteso che mi ha commosso. Per il resto non finirò mai di ringraziare chi si è preso cura di me dal primo momento a quello delle dimissioni. Mi sono sentito coccolato, ho trovato dottori e infermieri amichevoli, un ambiente fantastico.”

La sera del match della nazionale a Brescia con la Lituania la curva ha dimostrato il proprio affetto con due striscioni per lui:

“Ogni giorno penso a quanto sono fortunato ad essere capitato qui. Non ho mai trovato un ambiente come quello di Brescia: ho visto la partita in ospedale, ho visto gli striscioni ed ho sentito i cori. Era come se avessi tutta Brescia oltre alla mia famiglia al mio fianco: ho cercato di ringraziare tutti quelli che mi hanno scritto per sapere come stavo. Era il minimo che potessi fare.”

Martedì alla ripresa degli allenamenti è passato a salutare i tuoi compagni di squadra: che impressione ha avuto?: “I ragazzi li avevo già visti, chi in ospedale, chi a casa, ma mi faceva piacere tornare sul nostro “luogo sacro”. Ho visto la stessa squadra che ho lasciato quella sera: mi mancavano ed avevo voglia di vederli.”

E adesso, con calma, si cerca di tornare alla normalità:

“La cosa positiva è che tutto è andato bene: non fra pochissimo, ma potrò ricominciare l’attività inerente al basket. Tra un paio di settimane ricomincerò a trattare la palla, allenamenti sì, ma senza contatto”.

E ci mancherebbe altro:

“Per quello aspetteremo ancora un po’. Ma se penso che a breve potrò riprendere la palla in mano, sono felicissimo: mi ritaglierò il tempo per migliorare su quei fondamentali dove fatico. In campo, dovrete aspettarmi ancora un po’ prima di rivedermi.”