Siamo dove…meritiamo di essere di Raffaele Baldini

Siamo dove…meritiamo di essere. Nulla nello sport è dettato dal caso, anche la fortuna, gli accoppiamenti e ogni singolo tiro è trasportato da un filo invisibile che si chiama LAVORO. La Nazionale di Ettore Messina non ha perso un secondo in più per materializzare alibi dopo il pugno di Danilo Gallinari, le defezioni in corsa di Pascolo o uomini momentaneamente persi per strada come Alessandro Gentile. Ed è questo il primo tassello di un quarto di finale: l’Italia non è quella del catenaccio mediatico ma la solida realtà che fa parlare il campo. Perché in questo gruppo Marco Belinelli è leader maximo? Perché finalmente ha potuto schiudere le ali senza le catene di ingombranti uomini copertina. L’aura del “Mago” Bargnani e del primo mega contratto NBA, il primo della classe Danilo Gallinari che non fuma e non bestemmia, il carrozzone (mannaggia a loro!) che ha grippato Alessandro Gentile anzitempo…Belinelli ora ha leader attorno nati dalla gavetta, capaci di esserlo senza per forza forzare 20 tiri o senza dichiarazioni roboanti. Datome, Melli e Hackett hanno avuto l’intelligenza di fare mezzo passo indietro a favore del compagno, liberandolo da quella frenetica (ossessiva) ricerca dell’ultimo tiro per sentirsi riconosciuto o dai tiri da nove metri cadendo indietro per far capire che si è di un altro pianeta. Secondo tassello quindi: l’Italia ha gerarchie note, un uomo solo con licenza di offendere fuori dai giochi (Belinelli ndr.), complementi silenziosi extra-lusso e “gregarioni” di sostanza. Dietro la versione messiniana dell’Italia in questo Europeo c’è la solidità di un uomo che ne ha vissute tante; la programmazione doveva passare ed è passata per tanti momenti complessi (vedi amichevoli di preparazione), l’unico viatico alla redenzione, cioè la difesa, è una sublimazione della cura dei particolari, impossibile da calibrare in poco tempo. Terzo tassello: la programmazione anestetizzata dall’ambiente esterno, oltre i pregiudizi e la ricerca di scorciatoie. Sarebbe stato molto più comodo concentrarsi su un pre-Europeo fatto di risultati positivi per accomodare una certa stampa o per attrarre simpatie popolari; molto più utile è stato invece sbattere di fronte ai problemi prima di doverli correggere quando contava.

Non sembri un maldestro tentativo di salire sul carro dei vincitori, anche perché di vincente non c’è proprio nulla in un quarto di finale raggiunto. C’è solo la consapevolezza che, al di là degli dei del basket e l’accoppiamento magico con la Finlandia, la Nazionale di Ettore Messina ha fatto tutto il possibile per ridare dignità alla nostra pallacanestro, con umiltà e senza trionfalismi.

Per ora va bene così…

Direttore Raffaele Baldini