Il miracolo Bergamo secondo coach Dell’Agnello

Dell'Agnello Sandro

Fonte: Superbasket.it a cura di Fabrizio Carcano

La pallacanestro italiana sta ritrovando una piazza che mancava da trent’anni dalla nostra geografia dei canestri di alto livello: Bergamo.

Rientrata in A2 nell’estate 2017 dalla porta di servizio, con il ripescaggio conseguente al fallimento di Caserta, con il Bergamo Basket 2014, società giovane, che sta rimpiazzando il vuoto della storica Celana Bergamo nei cuori degli appassionati bergamaschi, tornati a riempire il palazzetto.

Dopo un digiuno da palla a spicchi che durava da metà anni ’80.

Bergamo ritrovata, dopo trent’anni di assenza e dopo una prima soffertissima stagione da matricola, con una squadra fatta per la B e non per la A2, che ha dovuto sudare fino all’ultimo secondo di regalar season per evitare i playout e salvarsi con un’incredibile striscia di sette vittorie consecutive con Giancarlo Sacco in panchina.

Poi un giugno di incertezze societarie, la decisione del club di andare avanti e ripartire quasi da zero, chiamando un tecnico esperto come Sandro Dell’Agnello per ricominciare, costruendo la squadra a luglio inoltrato.

Il resto è cronaca di oggi con il Bergamo rivelazione stagionale con un bottino di cinque vittorie in sette giornate, espugnando campi come Scafati e Capo d’Orlando, travolgendo in casa Roma e Legnano e regolando al fotofinish Biella.

Un miracolo sportivo. Di cui Dell’Agnello, insieme al gm Valeriano D’Orta, è uno dei principali artefici. Il timoniere di un gruppo cementato intorno al talento infinito di Terrence Roderick, alla sorpresa Brandon Taylor e a italiani tosti come Fattori, Sergio, Casella e Benvenuti.

Dell’Agnello come si sta così in alto?

“Sinceramente non guardiamo la classifica e neppure il calendario. Nel pre campionato lavoravamo in palestra con l’obiettivo di essere competitivi. Ora lavoriamo in settimana solo per cercare di vincere la partita che ci aspetta, senza guardare all’avversario.”

L’obiettivo resta sempre la salvezza?

“Naturalmente. Alla fine del girone di andata tiriamo i conti, vediamo quanti punti abbiamo e allora capiremo se possiamo puntare ad altro. Per evitare i play out servirebbero 12 vittorie, noi siamo a cinque, per cui ne mancano sette…”

Finora nessuna squadra vi ha messo veramente sotto. A Treviglio avete perso al supplementare, con Agrigento nell’ultimo minuto e mezzo.

“E’ vero, nessuno ci ha messo sotto. Con Agrigento ce la siamo giocati fino alla fine e loro hanno vinto con merito, giocando una grande partita. Abbiamo perso ma abbiamo capito che ci manca ancora qualcosa proprio vedendo Agrigento.”

E cosa vi manca?

“Diciamo essere più squadra nel senso di perfezionare sincronie difensive, meccanismi e automatismo che Agrigento, che ha un gruppo che lavora insieme da tempo, per esempio ha dimostrato di avere nel finale. Lavoriamo insieme solo da tre mesi: in questo dobbiamo migliorare, per far rendere al meglio tutti gli otto giocatori che abbiamo nelle nostre rotazioni.”

Terrence Roderick viaggia a 18 punti e 11,6 rimbalzi e come impatto probabilmente e’ il miglior americano della A2.

“Eppure paradossalmente io lo elogio per la qualità difensiva che ci mette e per come sa coinvolgere e mettere in moto i compagni…”

Per alcuni coach avversari ‘Roderick va in giro a insegnare basket’.

“E pensare che in estate non lo aveva cercato nessuno, era a casa perché era fermo da un anno, fino a quando lo abbiamo chiamato io e Valeriano (D’Orta ndr)… Siamo contenti di averlo qui con noi e ce lo teniamo ben stretto. E rispetto a quando l’ho allenato a Forlì e’ nettamente cresciuto in termini di comprensione e lettura del gioco.”

Brandon Taylor invece viaggia a 18,9 punti a gara e 7,5 assist a serata.

“Taylor sta crescendo e imparando il playmakeraggio in Italia: ha personalità e ha fame, vuole arrivare in alto e questo lo porta ad applicarsi molto in allenamento e a credere nelle sue possibilità”.

Gli italiani sono un bel blocco granitico in difesa e in attacco sono protagonisti a turno.

“E’ chiaro che Roderick e Taylor sono le due nostre stelle in attacco ma gli italiani sono stati sempre decisivi. Sono stati bravi ad accoglierli e a inserirli e ad assecondare il loro talento, sfruttandolo per crescere anche loro. Stiamo giocando veramente di squadra, siamo una squadra e un gruppo.”

E dietro ai tre veterani Sergio, Fattori e Casella crescono i giovani.

“I tre veterani fanno sempre il loro e sono determinanti. Mentre Benvenuti, Zucca e Zugno a 22 anni stanno giocando la prima vera stagione in A2 con un minutaggio importante e delle responsabilità e stanno crescendo. Questa squadra ha dei margini di miglioramento che vogliamo sfruttare”.

Intanto Bergamo ha riscoperto la pallacanestro.

“E aver riportato la gente al palazzetto per noi rappresenta la vittoria più importante”.

Intervista a cura di Fabrizio Carcano