NBA: altra sconfitta pesante per San Antonio; Dallas continua a sorprendere; vincono Indiana e Sacramento; Orlando si aggiudica il derby della Florida

Luka Doncic

Fonte: SkySport

 

Utah Jazz – San Antonio Spurs: 139 – 105

La vittoria contro i Portland Trail Blazers non ha sanato i problemi dei San Antonio Spurs, che per la terza volta nelle ultime quattro gare hanno subito una sonora sconfitta contro una diretta rivale per i playoff. Dopo il -39 di Minneapolis e il -31 contro Houston, a Salt Lake City è arrivato un altro -34 che di sicuro non farà piacere a coach Gregg Popovich, che ha solo due giocatori in quintetto sopra la doppia cifra con i 16 punti a testa di DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge. Il problema però non è l’attacco, quanto piuttosto la difesa: i neroargento hanno concesso il massimo stagionale agli avversari facendoli tirare sopra il 60% sia dal campo che da tre punti, concedendo un inaccettabile 20/33 dalla lunga distanza agli avversari. Per Marco Belinelli ci sono 5 punti e 3 assist con 1/5 al tiro in 23 minuti in uscita dalla panchina, con l’unica nota positiva per la serata dei texani che è arrivata dal massimo in carriera da 20 punti di Jakob Poeltl, spinto a fare bene dall’aria di “casa” avendo giocato al college a Utah. Gli Spurs sono riusciti al massimo a portarsi sul -14 nel corso del terzo quarto, ma due triple in fila di Donovan Mitchell e Joe Ingles hanno aperto un solco di 25 punti da cui gli ospiti non hanno più tentato di riemergere. I Jazz hanno potuto così festeggiare al meglio il ritorno a Salt Lake City di Kyle Korver, uno dei sette giocatori in doppia cifra con 15 punti in 15 minuti e 3/4 da tre punti, superato solo dai 20 di Donovan Mitchell e i 18 con 10 rimbalzi di Rudy Gobert. Questo successo rappresenta una boccata d’aria per i Jazz, che in casa non vincevano da quasi un mese complici le tante partite disputate in trasferta: nessuno in questa annata ha giocato fuori casa tanto quanto loro, impegnati per 16 volte lontano dallo Utah dove invece hanno un record di 3 vittorie e 6 sconfitte. Ritrovare il fortino di casa è un imperativo assoluto per la squadra di coach Snyder se vuole tornare a giocarsi i playoff, distanti ora una partita e mezza.

Dallas Mavericks – Portland Trail Blazers: 111 – 102

Non vi sarete dimenticati di Luka Doncic, vero? Dopo aver saltato la partita precedente contro gli L.A. Clippers, il candidato principale al premio di Rookie dell’Anno è tornato in campo contro Portland e ha illuminato ancora una volta la scena. Lo sloveno ha segnato 14 dei suoi 21 punti nel secondo tempo, aggiungendo anche 9 rimbalzi e e la tripla della staffa a meno di un minuto dalla fine, riportando i suoi sul +9 dopo che i Blazers si erano riportati a -6 partendo da -19. Insieme a Doncic i Mavs hanno avuto anche 17 punti dall’ex della sfida Wesley Matthews e un quintetto tutto in doppia cifra, vincendo la nona partita nelle ultime undici (le ultime otto in fila in casa) e sopravanzando Portland al settimo posto nella Western Conference. Per i Blazers, arrivati alla terza sconfitta consecutiva e all’ottava nelle ultime undici, ci sono 33 punti di Damian Lillard (25 solo nel secondo tempo) e 18 di C.J. McCollum, ma entrambi hanno faticato al tiro con 17/42 combinato e 4/15 da tre, rimanendo sopra la doppia cifra di svantaggio praticamente per tutta la sfida.

Indiana Pacers – Chicago Bulls: 96 – 90

Neanche il cambio di allenatore aiuta i Chicago Bulls a invertire la rotta. Con il nuovo coach Jim Boylen alla guida, i Bulls hanno raccolto comunque la settima sconfitta consecutiva, cadendo sul campo degli Indiana Pacers sempre difficili da affrontare anche senza Victor Oladipo, fuori per l’ottava partita in fila. A farne le veci è stato Myles Turner, autore del suo massimo stagionale con 18 punti, 11 rimbalzi e 5 stoppate, superato solo dai 23 di Darren Collison. “È stata una partita piuttosto brutta e cattiva, ma in questa lega è difficile raccogliere vittorie, perciò ce la prendiamo” il commento pragmatico di Turner sulla sfida. In casa Bulls strappa almeno un sorriso il ritorno in quintetto di Lauri Markkanen, miglior realizzatore dei suoi con 21 punti e 10 rimbalzi (ma con 8/24 al tiro), mentre Justin Holiday ha chiuso con 15 nella sfida contro il fratellino Aaron. Tra gli altri quattro giocatori in doppia cifra ci sono i 13 punti di Zach LaVine (6/15 al tiro) e la doppia doppia da 12+13 di Wendell Carter Jr., con Jabari Parker che ne ha aggiunti 12 in uscita dalla panchina.

Phoenix Suns – Sacramento Kings: 105 – 122

L’imbarazzante 36-9 con cui si è concluso il primo quarto in favore dei Kings dovrebbe dire già tutto della partita con i Phoenix Suns, e il recap di questa gara potrebbe concludersi qui. Ancora una volta la squadra di Igor Kokoskov non è sembrata neanche scendere in campo, perdendo la sesta partita in fila e la nona delle ultime dieci: l’assenza di Devin Booker e di T.J. Warren giustifica solo fino a un certo punto la pessima prestazione di Phoenix, che ha tirato 3/17 nel primo quarto senza mai riuscire a rialzarsi davanti a un pubblico di casa che a un certo punto ha fischiato la squadra. L’unica nota positiva è rappresentata dal massimo in carriera da 21 punti di De’Anthony Melton, seguito dai 14 a testa di Josh Jackson e Trevor Ariza (in odore di scambio quando sarà possibile tra una decina di giorni), ma per il resto è tutto da cancellare, per quanto sia comprensibile una gara del genere da una squadra che fa partire tre rookie in quintetto. I Kings invece sono tornati a vincere partite consecutivamente dopo aver inanellato tre sconfitte in fila, cavalcando sette giocatori in doppia cifra guidati dai 20 punti di Buddy Hield (18 solo in un primo tempo chiuso dai suoi a +28) e dai 16 con 7 assist di De’Aaron Fox, in una partita in cui i Suns al massimo sono tornati a -22. L’unica nota stonata è l’assenza di Marvin Bagley per un problema alla schiena, facendo saltare la sfida tra la prima e la seconda scelta assoluta dell’ultimo Draft con Deandre Ayton.

Miami Heat – Orlando Magic: 90 – 105

Questa volta i Miami Heat non hanno superato la maledizione delle magliette “Vice”. Nonostante si siano presentati per la terza volta consecutiva con le maglie rosse e non con quelle ispirate a Miami Vice, gli Heat hanno comunque avuto la peggio sul parquet di casa perdendo il derby della Florida contro gli Orlando Magic, guidati dai 20 punti con 13 rimbalzi di Aaron Gordon, dai 19+10 di Nikola Vucevic e dai 19 dalla panchina di Terrence Ross. Gli ospiti hanno fatto il vuoto in un terzo quarto da 30-12, facendo diventare l’ultimo solo una formalità e portando non solo il pubblico sugli spalti verso la via di casa prima della sirena finale, ma spingendo anche Hassan Whiteside a tornare negli spogliatoi a 40 secondi dalla fine. “Probabilmente era molto deluso, come lo siamo tutti in questo momento” ha commentato coach Spoelstra, con i suoi che sono scesi a un record di 9-14. “Il nostro attacco ha fatto schifo stasera”, ha detto invece Dwyane Wade sulle difficoltà dei suoi. “A differenza di New Orleans e Utah stasera non sembrava che avessimo bisogno assoluto di una vittoria, e ci siamo rilassati. Non possiamo permettercelo in questo momento, dobbiamo spingere sull’acceleratore”. Per loro sfortuna dovranno farlo lontano da South Beach, visto che per i prossimi 15 giorni affronteranno solo partite in trasferta.