NBA: Butler torna a Chicago, ma a vincere sono i Bulls; prima sconfitta di Griffin a Detroit, proprio contro i Clippers; bella vittoria di Indiana sul campo di Boston; seconda vittoria consecutiva per Cleveland.

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Fonte: SkySport

 

Chicago Bulls – Minnesota Timberwolves: 114 – 113

Doveva essere la grande serata del ritorno di Jimmy Butler a Chicago, invece è stata quella della vendetta di Zach LaVine contro la sua ex squadra, che non ha esitato a scaricarlo la scorsa estate pur di arrivare all’All-Star dei Bulls. I padroni di casa vincono in volata una sfida dalle grande emozioni, in cui il pubblico dell’Illinois ha reso omaggio a una parte importante del suo passato recente. Butler (e anche Taj Gibson, oltre a Coach Thibodeau) sono stati accolti da un’ovazione alla prima partita da avversari allo United Center: durante il primo quarto i Bulls hanno proiettato un video tributo che riproponeva canestri e vittorie di entrambi i giocatori negli anni trascorsi in Illinois. “Qui è iniziato tutto e la gente si ricorda di noi, così come noi non dimenticheremo mai il loro affetto” – racconta Butler – “Certo che ho guardato il video: ho rivisto me stesso quando non avevo capelli e li rasavo a zero. E mi sono ricordato di non commettere mai più quell’errore”. Immagini accompagnate dagli applausi convinti del pubblico di Chicago, con Butler e Gibson in piedi in panchina a ricevere l’abbraccio dei tifosi. Sul parquet però entrambi non hanno certo risparmiato le loro forze e la loro voglia di incidere, in una sfida chiusa dal secondo con 10 punti e cinque rimbalzi e soprattutto da Butler con 38 punti, sette rimbalzi, cinque assist e quattro recuperi. Il migliore realizzatore del match, nonostante un finale spuntato chiuso con 1/6 al tiro negli ultimi cinque minuti della gara. Il man of the match però è un altro e a darlo ai Bulls sono stati proprio i T’wolves: LaVine gioca di gran lunga la sua miglior partita della stagione, chiusa con 35 punti (gli ultimi 11 di Chicago portano tutti la sua firma), 12/26 al tiro, cinque rimbalzi e una presenza di spirito non da poco nel finale. Un successo in volata che interrompe una striscia di sette sconfitte in fila da parte dei Bulls.

Detroit Pistons – L.A. Clippers: 95 – 108

Alla fine a interrompere la striscia di successi di Blake Griffin a Detroit ci hanno pensato proprio i suoi Clippers. Lou Williams segna 26 punti in uscita dalla panchina, decisivi nel successo dei losangelini che interrompono così la striscia di cinque successi in fila raccolti dai Pistons. Quasi un modo per dimostrare di aver mantenuto un gruppo valido di giocatori anche dopo la sua partenza. “Ovviamente non abbiamo giocato nel modo in cui volevamo – racconta Griffin, ma questa è la NBA. Abbiamo disputato cinque buone partite prima di questa e da domani torneremo a lavoro più forti di prima.” Per il numero 23 dei Pistons alla sirena finale sono 19 punti con 7/19 al tiro, in un match in cui Detroit era sul +3 all’inizio del quarto periodo, ma nell’ultima frazione sono arrivati soltanto 15 punti di squadra per i Pistons, a fronte dei 31 realizzati dai Clippers. Alcuni dei quali portano la firma di Tobias Harris (12 punti) e Avery Bradley (10), tornati in Michigan dieci giorni dopo lo scossone che li ha costretti a fare le valigie direzione California. “È come quando rivedi la tua ex ragazza per la prima volta abbracciata a un altro” – racconta Harris – “Per carità, anche io ho una nuova donna in questo caso… era naturale che volessimo fare di tutto pur di vincere”. Il pubblico di Detroit ha riservato a entrambi un applauso durante la presentazione dei roster (soprattutto a Harris), ma nulla di particolare era nell’aria mentre gli arbitri alzavano la palla a due. “Era una sfida molto importante per entrambe le squadre. Da adesso in poi ci saranno molti incroci del genere, visto che molte squadre punteranno ai playoff”. Una volta incassata la sconfitta, Griffin ha preso a testa bassa la via degli spogliatoio, senza fermarsi troppo a guardarsi intorno o a commiserare il pubblico.

Boston Celtics – Indiana Pacers: 91 – 97

Le due squadre non potevano arrivare alla sfida del TD Garden in maniere più opposte: i Celtics reduci dal supplementare giocato la sera prima a Washington, i Pacers con un riposo inatteso dopo il rinvio della gara con New Orleans per le infiltrazioni di acqua sul campo. Una differenza di riposo che si è vista palesemente in un primo tempo dominato dagli ospiti, capaci di volare anche sul +26 nel secondo quarto e di andare all’intervallo con 21 punti di vantaggio. I padroni di casa, che hanno subito anche qualche fischio dai propri tifosi nel primo tempo, non si sono dati per vinti e sono usciti dagli spogliatoi con il fuoco negli occhi, doppiando gli avversari in un terzo quarto vinto 34-17 e rimettendo in piedi una gara che sembrava dover essere derubricata come la più classica delle “schedule loss”. Alla fine di un ultimo quarto in cui il punteggio è quasi sempre rimasto entro un possesso di distanza, a fare la differenza alla fine è stata un’altra straordinaria prestazione di Victor Oladipo, miglior marcatore della sfida con 35 punti e due canestri spettacolari nel finale, chiudendo con 15/29 dal campo, 10 rimbalzi e 5 recuperi. Ad accompagnarlo altri tre giocatori in doppia cifra tra cui spiccano i 19 di Myles Turner, mentre ai Celtics non sono bastati i 21 punti di Kyrie Irving e i 31 della coppia Brown-Tatum. “Non avevamo alcuna possibilità di rimanere in questa partita, eppure abbiamo combattuto fino alla fine” ha commentato Irving, che si appresta ad ospitare i suoi ex compagni dei Cleveland Cavaliers domani sera alle 21:30 con l’obiettivo di riprendersi il primo posto nella Eastern Conference, visto che il record dei Toronto Raptors (70.4%) è di due decimi migliore rispetto a quello dei Celtics (70.2%).

Atlanta Hawks – Cleveland Cavaliers: 107 – 123

Con i quattro nuovi acquisti presenti in spogliatoio ma non ancora in condizione di giocare (debutteranno domenica contro i Celtics), i Cavaliers hanno dovuto fare i conti con una rotazione ridotta a soli otto giocatori, ma quando puoi contare su un LeBron James motivato ed energizzato dal mercato, tutto può succedere. Anche che il Re riesca a confezionare un massimo in carriera alla 16° stagione in NBA: i suoi 19 assist (di cui due sono arrivati dopo la fine della partita a seguito di un controllo della lega) rappresentano il massimo mai realizzato da James, che aggiungendo 22 punti e 12 rimbalzi ha firmato la tripla doppia numero 10 in stagione (mai nessuno alla 15° stagione o successive era mai andato oltre quota tre). Dei suoi 19 passaggi vincenti ben 6 sono finiti nelle mani di un incandescente Kyle Korver, che uscendo dalla panchina ha segnato 30 punti, a due dal suo massimo di sempre realizzato oltre 10 anni fa con la maglia degli Utah Jazz. Le 794 partite intercorse tra le due escursioni sopra quota 30 non si erano mai viste prima nella storia della lega, visto che il record precedente appartenente a Rory Sparrow era di 646 partite tra il dicembre 1982 e il marzo 1991. Curioso che sia arrivata proprio contro gli Atlanta Hawks, la squadra con cui Korver ha vissuto le migliori stagioni della carriera: evidentemente conoscere bene i ferri della Philips Arena lo ha aiutato a creare un solco incolmabile negli ultimi 15 minuti di partita, durante i quali Korver ha realizzato 14 dei suoi 30 punti e Jeff ne ha aggiunti 10 dei suoi 24, confezionando la seconda vittoria in fila per i Cavs. Buono anche il contributo del rookie Cedi Osman, autore di 16 punti, 6 rimbalzi e 5 assist e tenuto in campo per 38 minuti da Coach Tyronn Lue nonostante una brutta serata ai liberi (2/7) alla sua prima partenza da titolare in carriera. In casa Hawks invece, dopo l’addio a Marco Belinelli, il migliore è stato Dennis Schröder con 25 per guidare altri cinque giocatori in doppia cifra.