NBA: gli indesiderati

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Fonte: Superbasket.it a cura di Andrea Del Vanga

Era stato creato negli anni scorsi un’espressione molto efficace: contratto-albatross, con il quale si intendeva contratti onerosi firmati per tempi lunghi (sostanzialmente oltre i 3 anni) con giocatori che, per età o infortuni, poi non rendevano come nelle attese e la squadra si ritrovava atleti non scambiabili e sotanzialmente non utili alla causa.
Quello che è successo nella NBA negli ultimi anni è stato un po’ diverso: l’estate del 2016, quella della salita brusca del salary cap con contratti elargiti con un eccesso di generosità, ha portato a soldi dati a casaccio a giocatori che difficilmente potevano rendere secondo le aspettative dei soldi spesi per loro. Inoltre ci si è messo anche il cambio di gioco e di stile della NBA, con i lunghi tradizionali passati drammaticamente di moda e relegati a ruoli oltre il marginale.
Negli scorsi anni è stato il turno di Joakim Noah e Loul Deng (situazioni contrattuali entrambe terminate la scorsa estate con costosi buyout per le loro squadre). Quest’anno ci sono nuovi e vecchi protagonisti.
Courtney Lee è passato dall’essere un giocatore da 30 minuti e 12 punti a partita al non vedere più campo, almeno per ora, in questa stagione con New York. Si sa che è sul mercato e che non risponde più alle esigenze di gioventù e spazio salariale in vista della prossima estate ricercate dal front office dei Knicks. 25 milioni di stipendio tra questa e la prossima stagione.
Il re di questa categoria di giocatori NBA è sicuramente Timofey Mozgov, uno dei maggiori beneficiari dell’estate del 2016, quando firmò con i Lakers per 4 anni e 64 milioni. Già allora il contratto sembrò spropositato al valore del giocatore. Poi ci si è messo anche il cambiamento del gioco e Mozgov non ha letteralmente visto più campo. Per lui 51 partite nel primo anno ai Lakers, 31 lo scorso anno a Brooklyn, zero, per ora, quest’anno a Orlando.
Un altro beneficiario dell’estate del 2016 è stato Matthew Dellavedova: 38 milioni in 4 anni dai Bucks dopo la vittoria del titolo con i Cavaliers. Primo anno da protagonista, secondo da comprimario anche a causa di infortuni. Quest’anno scomparso dalle rotazioni di una squadra che gira a mille: per ora 30 minuti in 5 partite e ruolo, sostanzialmente, da dodicesimo uomo.
Ancora 2016, ancora Milwaukee Bucks: Miles Plumlee firma un vantaggioso contratto da 52 milioni per 4 anni. Milwaukee si accorge rapidamente dell’errore e lo manda nel corso della stessa stagione a Charlotte. Il giocatore è dalla scorsa stagione ad Atlanta e quest’anno sta inesorabilmente uscendo dalle rotazioni di una squadra che non punta certo alle parti alte della classifica.
Un po’ diversa rispetto agli altri la storia di Kenneth Faried, autentica macchina da doppia-doppia nei primi anni di carriera a Denver, che non è stato più lo stesso dopo la stagione 2015-2016 a causa di una serie di infortuni che ne hanno compromesso la carriera. Questa estate lo scambio con Brooklyn che lo lascia mestamente in fondo alla panchina in attesa della fine del suo oneroso contratto, la prossima estate.
Sembrava infine un chiaro protagonista di questa breve carrellata JR Smith, dopo che era finito fuori dalle rotazioni dei derelitti Cavs di questo inizio stagione. Nelle ultime 2 partite coach Drew gli ha ridato spezio e tiri anche se il clima di ricostruzione post-James dei Cavs lo dovrebbero spingere verso altri lidi.