NBA: Golden State sconfitta a Minnesota da un super Towns; facile vittoria di Philadelphia a Brooklyn; Cleveland perde e scende al 4° posto; Houston vince anche senza Harden

Fonte: SkySport

 

Minnesota Timberwolves – Golden State Warriors: 109 – 103

Minnesota parte forte contro i campioni NBA in carica e in assenza di Jimmy Butler sono le altre due stelle di Coach Thibodeau a recitare da protagonisti: ci sono 9 punti con 4/5 al tiro per Andrew Wiggins e 7 di Karl-Anthony Towns, ma sono tutti i Timberwolves che segnano con facilità per tutti i primi dodici minuti. Golden State non sembra neppure la squadra che tutta la NBA è abituata a vedere: pessime percentuali al tiro (sotto il 41% dal campo), arrendevoli in difesa, deboli sotto canestro (20-10 i punti nel pitturato per i T’Wolves). Si chiude così sul +10 per i padroni di casa la prima frazione, sul 34-24. Come spesso accade, basta poco però agli uomini di Steve Kerr per accedersi e invertire la direzione della gara. A suonar la carica per i californiani è il solito Kevin Durant: agli 11 punti del primo quarto, ne aggiunge altri 8 e sono quindi 19 all’intervallo lungo, pur se non con percentuali sopraffine . Le percentuali invece sono clamorose per Zaza Pachulia, che chiude il primo tempo con 5/5 dal campo aggiungendoci anche 6 rimbalzi, uno dei tanti panchinari utili nella rimonta dei padroni di casa. Il parziale del secondo quarto, anche grazie ai 12 punti complessivi di Klay Thompson, è un netto 38-21 con cui gli Warriors ribaltano le sorti del match e vanno al riposo sul +7, 62-55. Minnesota però non molla, perché in casa i Timberwolves vogliono giocarsela fino in fondo. Se servono dei punti per rimontare lo svantaggio, ecco Jamal Crawford uscire dalla panchina con 4 punti in successione sfruttando l’accoppiamento contro Nick Young e in generale la panchina è funzionale alla rimonta degli uomini di Coach Thibodeau- Con il 9-0 di parziale, da sotto 67-72 fino al vantaggio al 76-72, Minnesota mette paura agli Warriors che pero riescono ad andare all’ultimo riposo di giornata in perfetta parità, 84-84. Minnesota piazza un 4-0 per iniziare l’ultimo quarto e in generale appare meno stanca degli Warriors, che vedono tanti dei loro tiri fermarsi sul primo ferro e subiscono un allungo degli ospiti che si presentano al rush finale degli ultimi 5 minuti di gioco con una manciata di punti in dote. La gara quando si decide diventa una sfida quasi esclusiva tra i due giocatori di maggior classe sul parquet: Kevin Durant da una parte e Karl-Anthony Towns dall’altra. Ai canestri dell’uno rispondono i movimenti vicino a canestro in agilità del secondo, che mantengono i T’Wolves sempre uno o due possessi avanti. Ed è proprio l’ex Kentucky alla fine a risultare decisivo: dal 96-92 per i suoi segna 11 degli ultimi 13 punti della propria squadra fino al 109-103 conclusivo, chiudendo la gara a quota 31 con 16 rimbalzi. Per Golden State arriva la seconda sconfitta consecutiva dopo quella sul campo di Portland: non bastano i 39 punti di Kevin Durant, che arrivano con 32 tiri (solo 11 a segno) e 5/12 da tre punti, i 21 di Klay Thompson (anche lui solo con 8/22 dal campo) e i 16 con 11 rimbalzi (e 7/9 al tiro) di Zaza Pachulia. Chiudono invece a 23 Andrew Wiggins e a 12 Jamal Crawford dalla panchina, terzo marcatore di serata dei suoi.

Brooklyn Nets – Philadelphia 76ers: 97 – 120

Per una squadra giovane, un mese e mezzo può fare tutta la differenza del mondo. A fine gennaio i Philadelphia 76ers persero malamente a Brooklyn contro i Nets in una delle tante partite in cui abbassavano il loro livello adattandosi a quello degli avversari; ieri notte invece hanno preso subito possesso della partita con un primo quarto da 37-25 con l’80% al tiro, il migliore della loro stagione, e hanno veleggiato fino a una larga vittoria di 23 punti chiudendo con il 52% dal campo e sole 10 palle perse. Solamente nel terzo quarto gli ospiti hanno avuto bisogno di due timeout da parte del proprio allenatore Brett Brown, preoccupato dai rientri concessi fino al -6 ai Nets, ma i Sixers si sono ripresi da quei momenti di sbandamento chiudendo in parità una trasferta di quattro partite consecutive. “Stiamo imparando: in queste partite, per quanto si voglia vincere, stiamo cercando di risalire la catena alimentare” il commento del Coach, che a fine gara ha avuto ben otto giocatori in doppia cifra, tutti i titolari guidati dai 21+8 di Joel Embiid e le prime tre riserve guidate dai 13 punti di Marco Belinelli, autore di un paio di canestri consecutivi nell’ultimo quarto per spingere i suoi fino al +24. Il nostro connazionale e Ersan Ilyasova si stanno rivelando una gradita sorpresa per i Sixers, che prima delle loro aggiunte erano decisamente sbilanciati concentrando tutto il talento nel quintetto base. “Loro due ci danno una possibilità maggiore di vincere ai playoff” ha spiegato Brown. Philadelphia ora vede non solo la possibilità di tornare ai playoff dopo sei anni di assenza, ma anche quella di poter sorpassare Washington al quinto posto in classifica, visto che gli Wizards sono distanti solamente una partita con ancora 17 gare da disputare per chiudere la stagione, peraltro con il calendario più facile di tutta la lega.

Los Angeles Lakers – Cleveland Cavaliers: 127 – 113

Esame superato, ma non si sa se basterà. Per i Lakers la gara contro i Cavaliers infatti aveva inevitabilmente il sapore del test di fronte agli occhi attenti di LeBron James, corteggiato, di certo non di nascosto, dai gialloviola in vista della free agency del prossimo 1 luglio. E il numero 23, che nella gara d’andata si fermò a lungo a parlare con Lonzo Ball, continua con piacere ad ammiccare alla squadra di Los Angeles: “Da quando Luke [Walton] è arrivato ai Lakers, le cose via via sono andate migliorando ogni stagione. Sta provando a implementare il movimento del pallone e degli uomini lontano dalla palla proprio come aveva fatto quando allenava a Golden State.” L’attenzione del tre volte campione NBA è massima riguardo tutto quello che succede alle pendici della collina di Hollywood, ma nel frattempo i Lakers sono riusciti davvero a creare una loro dimensione convincente di pallacanestro. Il protagonista principale della serata è Julius Randle, autore di 36 punti (massimo in carriera), 14 rimbalzi e 7 assist; uno dei quattro giocatori con almeno 20 punti a referto in casa Lakers (22 per Brook Lopez, 20 per Kentavious Caldwell-Pope e Isaiah Thomas), secondi in stagione a riuscirci dopo i Thunder. Randle è uno di quelli che a furia di mettere assieme prestazioni convincenti si sta meritando sempre più una conferma la prossima estate: “Stiamo imparando a incidere su entrambi i lati del campo e a determinare il nostro destino e i nostri successi in base a questo. Adesso possiamo decidere in che modo vogliamo giocare”, racconta Randle. “La mia era una sfida difensiva non da poco, dovendo marcare il miglior giocatore del mondo. Amo caricarmi di responsabilità, ma contro James non c’è molto che si possa fare”. Alla fine LeBron chiude con 24 punti, 10 rimbalzi e sette rimbalzi in 31 minuti, tenuto più a riposo rispetto al solito. Cleveland però non sembra potersi permettere più di tanto di tirare il fiato: con questa sconfitta infatti i Cavaliers scivolano al quarto posto a Est, scavalcati anche da Indiana. Adesso a rischio c’è anche il fattore campo a favore nei playoff.

Dallas Mavericks – Houston Rockets: 82 – 105

No Harden, sì party per gli Houston Rockets, ormai maturi e talmente tanto rodati da poter fare a meno della loro punta di diamante. Il Barba resta fuori nel derby texano per tirare un pò il fiato, ma a Chris Paul e compagni basta promuovere Eric Gordon in quintetto per farne le veci e vincere dominando il secondo tempo contro Dallas. Il miglior sesto uomo della passata stagione chiude con 26 punti e 6/11 dall’arco a cui si aggiungono i 24 e 12 assist di CP3, che ha ripetutamente imbeccato i tiratori dei Rockets i quali, nonostante l’assenza di Harden, chiudono lo stesso con 17 triple a bersaglio (su 45 tentativi): “Quanti sono, 30 punti a partita quelli realizzati da Harden?”, commenta Paul a fine gara. “Beh, il suo è un modo per lasciare spazio a un altro, dandogli la possibilità di esprimersi da protagonista per una volta”. Il parziale decisivo come detto arriva a inizio ripresa, quando Houston spazza via tutto e tutti realizzando le prime sei triple, godendosi un Paul che segna o assiste i primi 20 punti del secondo tempo e chiudendo la frazione con un parziale di 32-16. Game, set and match: “È stato un magnifico direttore d’orchestra, al comando di una grande squadra. Ma non sorprende, è un lavoro che ha fatto di continuo negli ultimi 15 anni”, racconta Coach D’Antoni, che si gode il primato sempre più solitario a Ovest. E Dallas? I Mavericks chiudono con 20 punti di Dwight Powell (9/11 al tiro) e poco altro, in una gara da 33/94 di squadra al tiro e archiviando con un mese d’anticipo una delle peggiori stagioni degli ultimi 20 anni.