NBA: Harden ne fa 41, ma Houston perde a Minnesota; Jokic sempre più All Star; vincono Boston e Philadelphia

Fonte: SkySport

 

Minnesota Timberwolves – Houston Rockets: 121 – 111

Questa volta James Harden quota 30 l’ha superata grazie a uno dei suoi marchi di fabbrica, quei tanto contestati (e al tempo stesso invidiati) giochi da tre punti che spesso diventano da quattro. In fondo contro di lui a uno o a otto metri da canestro, cambia poco. Il pericolo resta costante. Il n°13 di Houston raggiunge così ancora una volta Wilt Chamberlain, eguagliando la sua seconda serie di partite più lunga oltre quota 30 punti (fatta registrare nel 1962 dal leggendario centro NBA) e puntando dritto a un record assoluto che al momento, nonostante gli sforzi, appare irraggiungibile. Wilt infatti a cavallo tra il 1961 e il 1962 ne mise a referto ben 65 consecutive: se mai succedesse, Harden dovrebbe aspettare la prossima regular season per completare un percorso che già oggi ha un sapore storico. Il 13 dicembre infatti iniziava tutto con la tripla doppia e i 50 punti realizzati contro i Lakers e in due mesi il n°13 dei Rockets non ha mai rallentato o tirato il freno a mano. Mai. Contro Minnesota alla sirena finale sono 42 punti (22° quarantello della stagione, altro record polverizzato) con 15/34 al tiro, otto triple e sei assist. Fa tutto lui? Quasi, ma non basta lo stesso a vincere una gara in cui i T’wolves – sembra strano dirlo, viste le cifre – fanno di tutto per contenere il Barba: prima Okogie e poi Deng hanno l’unico compito sul parquet di restare francobollati a lui sui 28 metri. “Il problema non è tenerlo a zero punti, è impossibile” – sottolinea coach Saunders, che alla fine ha avuto ragione – “ma non lasciargli canestri facili e soprattutto non mandarlo in lunetta”. Il (misero) 4/4 a cronometro fermo racconta bene come la difesa sia riuscita a evitare falli inutili e soprattutto a vincere una gara che riporta Minnesota a contatto con i Lakers. I Rockets invece nelle ultime 31 hanno un record di 21-10, nonostante Harden abbia spesso garantito assist e canestri. Una ragione in più per domandarsi: ma quando il Barba sarà costretto a tirare il fiato, cosa succederà?

Denver Nuggets – Sacramento Kings: 120 – 118

Se il canestro di Carroll è servito per forzare il terzo overtime, quello di Nikola Jokic a pochi decimi dalla fine ha regalato ai Nuggets una vittoria sofferta. Il centro serbo, anche lui pronto a volare all’ All Star Game per la prima volta, ha chiuso la sua 28° tripla doppia in carriera con 20 punti, 18 rimbalzi e 11 assist, confermando il record immacolato dei suoi in casa quando ci riesce (16-0). È servita però una piccola correzione a rimbalzo d’attacco per riuscirci, ribadendo nel canestro un suo errore e propiziando il successo dei suoi, partito da -17 nel corso del primo tempo dopo un inizio a razzo dei Kings. La squadra di coach Joerger ha realizzato 41 punti nel solo primo quarto, mandando alla fine sei giocatori in doppia cifra guidati dai 25 di Buddy Hield (che non è riuscito a vincere la sfida sulla sirena) e i 19+11 di Harrison Barnes (tenuto in campo per oltre 41 minuti dal suo allenatore). L’ultimissima rimonta, arrivata con un parziale di 6-0, non è però servita per evitare una sconfitta che li vede di nuovo scivolare al nono posto nella Western Conference. In casa Nuggets si festeggia anche il ritorno in campo di Isaiah Thomas, al suo debutto stagionale dopo una lunga riabilitazione all’anca: per lui ci sono 8 punti in 13 minuti arrivati tutti nel terzo quarto, con due triple a segno e 3/6 dal campo accolto dall’ovazione del suo nuovo pubblico.

Boston Celtics – Detroit Pistons: 118 – 110

La pausa per l’ All Star Game porterà un pò di calma a Boston, dove intanto i Celtics continuano a vincere anche senza Kyrie Irving. Quella contro Detroit è la nona vittoria dei ragazzi di Brad Stevens su 11 partite disputate senza il numero 11, guidati da uno sforzo di squadra in cui spiccano i 19 punti di Jayson Tatum e i 18 di un Gordon Hayward ancora positivo. L’ex Jazz, inserito in quintetto al posto di Irving per la prima volta dal 21 dicembre, ha aggiunto anche 5 rimbalzi e 8 assist alla sua gara, la quarta gara con almeno 15 punti nelle ultime cinque in cui sta viaggiando a 17 punti, 5 rimbalzi e 5 assist di media con il 61% dal campo e il 50% da tre. Questa sconfitta interrompe invece la striscia di quattro successi dei Pistons, a cui come spesso accade non sono bastati i 32 punti con 8 rimbalzi di Blake Griffin e i 21+17 di Andre Drummond. “Nell’ultima settimana e mezzo abbiamo giocato molto bene” – dice però un Griffin ottimista – “Siamo riusciti a vincere cinque delle ultime sette: dopo la pausa dovremo ricominciare da qui”.

New York Knicks – Philadelphia 76ers: 111 – 126

In una serata in cui a fare notizia è stato soprattutto il suo volo in prima fila sopra Regina King, il rendimento in campo di Joel Embiid non è stato comunque da ignorare: 26 punti e 14 rimbalzi in 34 minuti per la stella dei Sixers, leader di un quintetto tutto in doppia cifra. Insieme a lui infatti Tobias Harris ha chiuso con 25 punti e la solita grande efficienza al tiro (9/14), con Ben Simmons a quota 18, JJ Redick con 15 e Jimmy Butler con 13. Per i Knicks si tratta invece della diciottesima sconfitta consecutiva, continuando a scavare in una striscia che rappresenta già un record negativo di franchigia. L’unica soddisfazione è arrivata da Kevin Knox, che al netto dei soli 9 punti in meno di 19 minuti ha realizzato una super schiacciata sulla testa di Ben Simmons, facendo scattare in piedi il Madison Square Garden.