NBA: Irving trascina Boston al successo; brutta sconfitta di OKC contro i Lakers; Warriors facile succresso su Dallas; Portland all’OT trova la vittoria contro Charlotte; vincono Toronto e Orlando (terza di fila)

Fonte: SkySport

 

Washington Wizards – Boston Celtics: 104 – 110 OT

Le vittorie dei Boston Celtics di questa stagione hanno spesso seguito lo stesso copione: un primo tempo interlocutorio seguito da un secondo di tutt’altro genere, quasi sempre con un Kyrie Irving protagonista. Anche la partita contro gli Washington Wizards sembrava potesse seguire questo spartito, trasformando uno svantaggio di due punti all’intervallo nel massimo vantaggio di 10 a 5′ minuti dalla fine dell’ultimo quarto, capitalizzando soprattutto sulle 22 palle perse dei padroni di casa. Da lì in poi però i Celtics si sono completamente fermati e hanno permesso la rimonta agli Wizards, che hanno firmato il sorpasso a 2′ minuti dalla fine grazie a un parziale di 14-3 e per due volte nell’ultimo minuto hanno avuto un possesso pieno di vantaggio, grazie alla precisione dalla lunetta di Otto Porter (il migliore dei suoi con 27 punti e 11 rimbalzi). Con poco meno di 12 secondi da giocare, però, gli Wizards non hanno avuto la lucidità di fare fallo su Marcus Morris per mandarlo in lunetta, concedendo invece un tiro da tre punti a Kyrie Irving sul quale Markieff Morris ha commesso un fallo evitabile. La stella dei Celtics, che fino a quel momento era a 1/2 dalla lunetta, ha mandato a segno tutti e tre i liberi a disposizione pareggiando la gara sul 98 – 98 e poi ha difeso in maniera ottima su Bradley Beal (18 punti e massimo in carriera da 9 assist) sull’ultimo possesso dei regolamentari, costringendolo a un tiro difficile che non è nemmeno andato vicino a sfiorare il ferro. Da quel momento in poi Irving ha definitivamente preso in mano la gara, anche perché la difesa degli Wizards non sono mai stati abbastanza disciplinati per impedirgli di andare in lunetta: il numero 11 biancoverde ha chiuso con un perfetto 5/5 ai liberi per 7 punti nel supplementare, gli ultimi due lucrati contro Beal ricevendo un chiaro colpo sul gomito mentre era in azione di tiro, chiudendo con 28 punti (22 dei quali tra secondo tempo e overtime), 5 rimbalzi e 6 assist. Al resto ci hanno pensato i 18 punti di Jaylen Brown (5 dei quali nel supplementare) e altri quattro giocatori in doppia cifra, oltre a un Greg Monroe da 5 punti e 6 rimbalzi al debutto in uscita dalla panchina. Boston mantiene così il primo posto a Est con una partita di vantaggio sui Toronto Raptors vincenti a New York, mentre per Washington si tratta della seconda sconfitta in fila che li tiene ancorati al quinto posto nella Eastern Conference.

Los Angeles Lakers – Oklahoma City Thunder: 106 – 81

I tifosi dei Lakers regalano un’ovazione a Paul George prima del via, ma la superstar dei Thunder (l’unico in campo dei Big Three, sia Russell Westbrook che Carmelo Anthony sono a riposo per caviglie doloranti) non sente l’emozione di giocare davanti al pubblico di casa (e magari ai suoi prossimi tifosi) mandando a segno 12 punti con 5/5 al tiro nei primi 7 minuti di gioco e guidando OKC a un parziale di +11. Sono bravi però i Lakers a rispondere con un controbreak di 22-8 e con un gioco da tre punti di Julius Randle chiudono il primo quarto avanti, 30-27. Non si volteranno più indietro. Guidati dai 17 della loro ala, dai 20 di Kentavious Caldwell-Pope, dai 19 di Brandon Ingram e dai 16 di Kyle Kuzma, Los Angeles riesce a sopperire anche all’assenza di Jordan Clarkson e Larry Nance Jr. (spediti a Cleveland per Isaiah Thomas e Channing Frye allo scadere della trade deadline) e centra la quarta vittoria consecutiva, l’ottava nelle ultime 10 (sono otto anche i successi interni in fila). Trend opposto invece per i Thunder, che fatto salvo il prestigioso successo sul campo dei Golden State Warriors, hanno perso cinque delle ultime sei gare disputate.

Golden State Warriors – Dallas Mavericks: 121 – 103

Di questi tempi bisogna accontentarsi di una versione ridotta dei Golden State Warriors, ma per battere i Dallas Mavericks può bastare anche solamente quella. I campioni in carica sono sembrati loro stessi solamente a tratti, rimontando uno svantaggio di 12 lunghezze sul finire del secondo quarto per pareggiare il primo tempo a quota 60, e prendendo il controllo della gara solo in apertura di ultimo quarto grazie a un parziale di 14-5. Non sarà molto, ma almeno è qualcosa, in attesa che la tanto agognata pausa per l’All-Star Game di settimana prossima permetta a tutti di schiarirsi le idee. Steph Curry e Kevin Durant hanno entrambi chiuso sopra quota 20, il primo con 20 punti, 7 rimbalzi e 8 assist e il secondo con 24, 9 e 4, ben sostenuto dai 18 di Klay Thompson e i 12 con 10 rimbalzi, 6 assist, 2 recuperi e 2 stoppate di Draymond Green. Proprio ilnumero 23 ha festeggiato la multa da 50.000 dollari arrivata dalla NBA per insulti all’arbitro donna Lauren Holtkamp con il fallo tecnico numero 14 della sua stagione, solamente a due dalla sospensione automatica. “Tutta la nostra squadra è stata troppo emotiva e troppo scontrosa: saremo sempre sotto la lente d’ingrandimento e dobbiamo esserne consapevoli”. Ai Mavs non sono bastati i 22 punti di Dennis Smith Jr. né la prova da 16 punti, 11 rimbalzi, 5 recuperi e 2 stoppate di Dirk Nowitzki, oltre ai 18 di Dwight Powell e i 17 di Wesley Matthews. Paradossalmente i titolari dei Mavs hanno vinto i minuti giocati contro i corrispettivi degli Warriors, mentre sono state le riserve dei campioni in carica guidate da un David West da 10 punti, 7 rimbalzi e 7 assist in 17 minuti a fare la differenza (39-24 i punti dalla panchina).

Portland Trail Blazers – Charlotte Hornets: 109 – 103 OT

Fino a qualche mese fa c’era una cosa che stonava nella stagione interlocutoria dei Portland Trail Blazers: il record casalingo, da sempre uno dei punti di forza della squadra dell’Oregon, era stranamente sotto il 50%. La stagione dei Blazers è rimasta interlocutoria e la deadline del mercato non ha portato scossoni se non la cessione di Noah Vonleh per evitare la luxury tax, ma se non altro i Blazers hanno messo a posto il record interno. Quella di stanotte contro gli Charlotte Hornets è stata infatti la nona vittoria consecutiva tra le mura amiche, la striscia interna più lunga dal 2012-13, pur dovendo far affidamento su un supplementare per avere ragione di un Kemba Walker on fire. La stella della squadra di Michael Jordan ha festeggiato la convocazione all’All-Star Game al posto di Kristaps Porzingis (nonché la permanenza a Charlotte dopo le voci su un suo possibile addio) con una prestazione da 40 punti grazie a un 13/26 dal campo e un 6/11 da tre, forzando praticamente da solo la rimonta che ha permesso a Charlotte di giocarsela al supplementare. Nei cinque minuti di overtime sono stati però i Blazers a spuntarla, grazie ai 24 + 14 di Jusuf Nurkic (importante soprattutto a inizio gara), i 18 di Damian Lillard, i 22 di C.J. McCollum (decisivo con il canestro della staffa a 12 secondi dalla fine) e un Maurice Harkless autore di tutte le giocate determinanti. L’ala partita in quintetto ha prima stoppato un sottomano in contropiede di Jeremy Lamb, poi ha difeso alla grande su Walker e infine ha schiacciato a rimbalzo d’attacco il canestro del +6 a 37.4 secondi dalla fine , una sequenza che ha definitivamente tagliato le gambe agli Hornets, permettendo ai Blazers di interrompere la striscia di tre sconfitte in fila raccolte in trasferta.

Toronto Raptors – New York Knicks: 113 – 88

Due soli giocatori del quintetto di Toronto terminano la gara in doppia cifra. DeMar DeRozan e Kyle Lowry? Sbagliato. In una serata storta delle loro superstar (2/11 per 8 punti il primo, 2/10 per 7 il secondo) Coach Casey vede Jonas Valanciunas chiudere in doppia doppia (18 punti con 10 rimbalzi) e Serge Ibaka sfiorarla (13+8) ma soprattutto deve dire grazie a una straordinaria panchina che manda 5 giocatori in doppia cifra e umilia quella newyorchese, 61-35. “Sono tutti altruisti, non hanno obiettivi personali in testa, a nessuno interessa chi segna: giocano davvero con un cuore puro”, le parole dell’allenatore dei canadesi verso le proprie riserve. Sono loro a regalargli la quarta vittoria in fila e la sesta delle ultime sette, un trend completamente opposto a quello dei Knicks, per la prima volta senza il loro All-Star Kristaps Porzingis (e senza anche Enes Kanter). Per i bluarancio si tratta del quinto ko in fila, contro una squadra che tra le mura amiche vanta il miglior record della lega (23-4). Michael Beasley chiude come miglior marcatore degli ospiti a quota 21, 12 li aggiunge anche Trey Burke, ma i Knicks lasciano il Canada con la quinta sconfitta consecutiva.

Orlando Magic – Atlanta Hawks: 100 – 98

Sia Orlando che Atlanta sono alla ricerca della terza vittoria in fila, evento raro per i padroni di casa (successo solo durante la seconda settimana di stagione, quando i Magic avevano sorpreso molti partendo bene), mai occorso quest’anno per gli ospiti. Alla fine di una partita non certo bella dal punto di vista offensivo la spuntano quelli della Florida, nonostante non segnino un punto per oltre 5 minuti sul finire del primo tempo e chiudano con il 43% al tiro. Forti dei 22 punti di Evan Fournier e dei 16 con 9 assist di un D.J. Augustin promosso definitivamente titolare dal mercato (la cessione di Elfrid Payton a Phoenix gli consegna le chiavi del quintetto), Orlando ha la meglio su una versione degli Hawks che ha in Dennis Schroder e Taurean Prince i propri migliori marcatori (19 punti a testa) ed è ancora senza Marco Belinelli, lasciato fuori squadra nella convinzione di una trade mai avvenuta. L’azzurro dovrebbe tornare a disposizione già dalla prossima gara.