NBA: la sfida tra MVP la vince Antetokounmpo; Belinelli il migliore, ma gli Spurs perdono a Memphis; Kuzma fa il Lebron James; Boston distrugge Indiana; tutto facile per New Orleans

Fonte: SkySport

 

Houston Rockets – Milwaukee Bucks: 109 – 116

In una battaglia per il titolo di MVP, ad avere la meglio è stato Giannis Antetokounmpo. Sono stati infatti i suoi Milwaukee Bucks a frenare l’incredibile corsa di James Harden, andando ad espugnare il Toyota Center grazie a una grande prestazione di squadra. Il volto in copertina è come sempre quello del numero 34 greco, il migliore dei suoi con 27 punti e con il suo massimo stagionale da 21 rimbalzi, di cui nessuno più importante del tap-in a 40 secondi dalla fine per portare i suoi sul +6 e, di fatto, chiudere i giochi. I Bucks sono riusciti a fare la differenza in un terzo quarto da 38-23, rimontando i sei punti di distacco accumulati nel primo tempo e chiudendolo con un parziale di 9-0 negli ultimi 79 secondi, concretizzandolo poi in un +15 in apertura di ultimo quarto. Un distacco che sono poi riusciti a mantenere nonostante il tentativo di rimonta dei padroni di casa, rientrati fino al -3 a due minuti e mezzo dalla fine, ma senza riuscire a colmare la distanza con gli ospiti. Per la squadra di coach Budenholzer oltre ad Antetokounmpo ci sono cinque giocatori in doppia cifra tra cui spiccano i 24 punti di Malcolm Brogdon, eccellente non solo in attacco con 9/12 al tiro, 6/6 ai liberi e +20 di plus-minus, ma anche in difesa su James Harden. Brogdon è stato capace di tenere il caldissimo Barba a 2/10 dal campo nel secondo tempo, forzandogli conclusioni più difficili del solito con la sua lunghezza e dando una grossa mano ai suoi per vincere la settima partita nelle ultime otto, riprendendosi temporaneamente il primo posto a Est (Toronto ha una sconfitta ma anche due vittorie in più). Certo, non che Harden sia rimasto a guardare: l’MVP in carica ha chiuso con 42 punti, 11 rimbalzi e 6 assist in 41 minuti, ma ha anche commesso 9 palle perse e sbagliato 17 tiri, chiudendo con 13/30 dal campo e 6/16 dalla lunga distanza.

Memphis Grizzlies – San Antonio Spurs: 96 – 86

Non è un caso che il momento difficile dei Memphis Grizzlies sia coinciso con un calo di forma di Marc Gasol. Perciò non deve essere neanche un caso se il ritorno alla vittoria dei suoi dopo sei sconfitte consecutive è arrivato grazie alla sua prestazione da 26 punti e 14 rimbalzi, dominando il derby con il fratello Pau. Il minore dei Gasol ha chiuso con 9/16 dal campo e 3/5 dall’arco in una gara che i padroni di casa hanno controllato dal secondo quarto in poi, arrivando a toccare il +16 nell’ultimo quarto e trasformando i rimanenti quattro minuti da giocare in puro garbage time, con coach Gregg Popovich che ha tolto tutti i titolari. Non che ne avesse ricevuto poi molto: solamente in tre hanno raggiunto la doppia cifra con i 14 di Bryn Forbes, i 13 di LaMarcuas Aldridge (ma 4/12 al tiro) e i 12 di Derrick White, mentre DeMar DeRozan si è fermato a 9 punti con 4/15 dal campo. Marco Belinelli dalla panchina con 14 punti è stato allora il migliore dei suoi alla pari di Forbes, trovando buone percentuali (5/11 dal campo e 3/6 da tre) pur in una serata da 36% complessivo per gli ospiti, tenuti a soli 14 assist contro 15 palle perse e al minimo stagionale da 86 punti. Questa sconfitta interrompe la striscia di cinque successi consecutivi dei nero-argento, pur mantenendosi al settimo posto nella Western Conference. Per Memphis questo successo rappresenta una boccata d’aria pura, dopo che nelle ultime settimane si sono susseguiti eventi tumultuosi quali la rissa nello spogliatoio tra Garrett Temple e Omri Casspi, il polemico addio a Chandler Parsons e l’infortunio che terrà fuori Dillon Brooks per il resto della stagione. Avere un Marc Gasol aggressivo fa tutta la differenza del mondo per questa squadra, che ha avuto anche 15 punti e 6 assist da Mike Conley e 12 a testa dal rookie Jaren Jackson Jr. e JaMychal Green, oltre ai 10 di Shelvin Mack.

Boston Celtics – Indiana Pacers: 135 – 108

Una battaglia tra due squadre di vertice della Eastern Conference, entrambe in grandi periodi di forma, con Boston (quinta a Est) vincente nelle ultime tre uscite e Indiana (terza) in cinque delle ultime sei. La vincono senza neppure troppe difficoltà i Celtics, segnando il massimo totale stagionale di squadra (135 punti) ma soprattutto mettendo a referto per la quinta volta in fila una gara con almeno 30 assist, segnale di eccellenza assoluta nell’esecuzione offensiva (per trovare una striscia simile occorre tornare al lontano 1987). Una vittoria dei Celtics da Celtics, ovvero segnata da tanti protagonisti e non da un’unica serata magica: tre giocatori del roster di coach Stevens toccano quota 20, con Marcus Morris e Jaylen Brown a quota 22 e Jayson Tatum a 20, ma altri quattro vanno in doppia cifra, tra cui un Kyrie Irving che chiude con 12 punti in soli 24 minuti e può restare a riposare per tutto il quarto quarto, in una gara condotta dal primo secondo all’ultimo (con Tatum a segnare 9 dei primi 11 punti di squadra) e che li ha visti toccare quota 100 già prima dell’inizio dell’ultimo quarto. Sopra di 15 punti già all’intervallo, Indiana non va oltre al -12, senza apparire mai in grado di impensierire davvero i padroni di casa. “Non ne avevamo fisicamente”, ammette coach McMillan. “È la nostra quarta gara in cinque sere e giochiamo a Boston: non posso rimproverare troppo ai miei ragazzi”. Il migliore dei Pacers è Domantas Sabonis, stabilmente in quintetto per via dell’infortunio a Myles Turner, che chiude con 20 punti e 7 rimbalzi; 17 li aggiunge Victor Oladipo mentre 15 con 16 tiri li porta in dote Tyreke Evans dalla panchina. Col successo sui Pacers, Boston ha vinto 7 delle ultime 9 gare.

Los Angeles Lakers – Detroit Pistons: 113 – 100

Ancora senza “King” James, per una volta Kyle Kuzma si traveste da LeBron e trascina al successo i suoi. Il n°0 gialloviola, originario del Michigan (è nato a Flint), contro la squadra del suo stato stabilisce il suo nuovo massimo in carriera, chiudendo la gara con 41 punti e un ottimo 16/24 dal campo che vede anche 5 triple a segno sulle 10 tentate. Kuzma segna 22 dei suoi 41 punti nel solo terzo quarto e poi resta in panchina a riposare per tutta l’ultima frazione (il primo Lakers da quando è stato introdotto il cronometro dei 24 secondi a riuscirci in meno di 30 minuti), quando i suoi compagni portano a compimento un prezioso successo, il secondo in fila dopo cinque sconfitte nelle precedenti sei gare (tutte in contumacia James). Un altro giocatore che ha ben motivo di festeggiare in casa Lakers è Michael Beasley, che festeggia il suo compleanno regalandosi un season-high da 19 punti con 9/13 al tiro dalla panchina, che produce anche 15 punti da Kantevious Caldwell-Pope e 11 da Ivan Zubac. Sono tutti loro i 45 punti della second unit gialloviola, mentre il solito Langston Galloway guida quella degli ospiti con 15 punti, uno in meno di quelli mandati a referto da Blake Griffin, che dei Pistons è il miglior marcatore di serata ma chiude con l’incredibile impresa (al rovescio) di non catturare neppure un rimbalzo in 37 minuti di gioco.

New Orleans Pelicans – Cleveland Cavaliers: 140 – 126

I Cavs sono reduce da 10 sconfitte in fila ma sul campo dei Pelicans partono caldissimi, segnando le prime 8 triple e mettendo a tabellone un primo quarto da 38 punti. Il vantaggio degli ospiti arriva anche a 16 punti all’’inizio del secondo quarto, chiuso però con un parziale di 12-2 New Orleans che rimette in gioco i padroni di casa. Il secondo tempo poi è tutt’altra storia, con Anthony Davis a farla da padrone: segna 18 punti nel solo terzo quarto e chiude con 38, 13 rimbalzi, 7 assist e 4 stoppate, prendendosi soltanto 17 tiri. I Pelicans segnano 41 punti nel terzo periodo e 40 nel quarto, confezionando una seconda metà di gara quasi perfetta offensivamente, con il 67.6% dal campo, il 38.5% da tre e sbagliando un solo libero (26/27). La terza vittoria consecutiva arriva anche grazie ai 19 punti del rookie Frank Jackson (al suo secondo massimo in carriera consecutivo, dopo i 17 contro Memphis), ai 18 di Jrue Holiday e ai 17 di Julius Randle di un rientrante Nikola Mirotic, pronto ad aggiungere nuovo potenziale offensivo alla squadra di coach Gentry. Nonostante l’ottimo avvio, la panchina di Cleveland – guidata dai 21 punti di Jordan Clarkson – fa meglio del quintetto base, segnando 75 punti, contro i 51 di titolari, che hanno in Ale Burks il giocatore più prolifico a quota 17.