NBA: Lebron strapazzi gli Spurs; i Clippers perdono a Memphis e il primato ad Ovest; Golden State travolge Cleveland; OKC vincente a Brooklyn; successo all’O.T. per Denver

Lebron James

Fonte: SkySport

 

Los Angeles Lakers – San Antonio Spurs: 121 – 113

La gara contro i San Antonio Spurs sembrava stregata per i Los Angeles Lakers, che nei due precedenti contro i texani hanno sempre perso. Nonostante la squadra di Gregg Popovich stia vivendo un momento complicato della sua storia, gli Spurs erano comunque riusciti a portarsi in vantaggio aprendo il secondo tempo con un parziale di 24-10, approfittando anche dell’assenza di Brandon Ingram uscito per una distorsione alla caviglia nel primo quarto, provocata da un fallo flagrant di LaMarcus Aldridge. Spinti dai 32 punti di DeMar DeRozan e dai 31 di un redivivo Rudy Gay (miglior prestazione da quasi tre anni a questa parte, 16 punti solo nel terzo quarto), i nero-argento erano riusciti anche a costruire un vantaggio di 8 lunghezze a poco meno di 9 minuti dalla fine, ma da lì in poi è andato in scena l’ennesimo show di LeBron James. Il numero 23 dei Lakers ha confezionato immediatamente un parziale di 9-0 personale per riportare avanti i suoi, aggiungendo poi altri 11 punti nel resto del quarto per toccare quota 42 a fine gara, facendo esplodere lo Staples Center con 3 triple negli ultimi 8 minuti di gioco. L’ennesima prestazione mostruosa di un giocatore mostruoso, che però ha potuto contare sul supporto dei compagni, a partire da Kyle Kuzma (secondo miglior marcatore con 22 punti e 9 rimbalzi), Lonzo Ball (14 punti e 9 assist), Josh Hart (invisibile fino agli ultimi tre minuti quando ha segnato due triple fondamentali) e il vecchio Tyson Chandler, che pur chiudendo con soli due punti in 28 minuti ha catturato 9 rimbalzi e realizzato un +27 di plus-minus che dice molto del suo impatto, finendo la partita sul parquet.

Memphis Grizzlies – L.A. Clippers: 96 – 86

I Memphis Grizzlies sono con ogni probabilità la peggior squadra da affrontare all’ultima fermata di una trasferta da quattro partite, per di più in back-to-back arrivando da New Orleans. Normale allora che contro una delle migliori difese della NBA i Clippers di Danilo Gallinari abbiano faticato tantissimo a mettere il pallone nel canestro, chiudendo con la peggior prestazione stagionale da soli 86 punti, loro che normalmente ne segnano oltre 30 in più di media. E non se ne può fare neanche una questione di ritmo, visto che la gara è stata giocata su 99.5 possessi: per usare le parole di coach Doc Rivers, “sono stati i Grizzlies che ci hanno difesi benissimo. Questa è la prima sera in cui posso dire che ci hanno preso a calci nel sedere”. Memphis ha tenuto gli avversari al 34% al tiro causando ben 19 palle perse, merito soprattutto di un primo tempo da 27% e 3/12 dall’arco per i Clippers che aveva permesso ai padroni di casa di toccare anche il +15 e di chiudere i primi 24 minuti avanti di 9 lunghezze. Ciò nonostante gli ospiti guidati dai 19 punti di Boban Marjanovic (scongelato per l’occasione dalla panchina) erano riusciti a riportarsi a contatto nell’ultimo quarto, ma un parziale di 8-0 dei Grizzlies guidati dai 22 punti di Mike Conley e dai 19+11 di JaMychal Green alla fine ha chiuso i conti.

Cleveland Cavaliers – Golden State Warriors: 105 – 126

Il sapore non è più lo stesso, e non solo perché a Natale mancano ancora tre settimane scarse. No, sul parquet è cambiato davvero tutto, almeno in una metà campo e gli Warriors, nonostante il periodo difficile che stanno provando a lasciarsi alle spalle, se ne rendono conto sin da subito trascinati da uno Steph Curry d’eccezione. Il n°30 di Golden State dimostra di aver ritrovato la forma migliore dopo l’infortunio, mettendo a referto 42 punti (il massimo mai segnato in una partita di regular season contro Cleveland) con 9/14 dall’arco, trovando canestri impossibili e segnando nove punti in meno di un minuto nel parziale che decide la sfida nel quarto periodo. Kevin Durant sfiora la tripla doppia da 25 punti, dieci rimbalzi e nove assist in quello che (playoff compresi) è l’ottavo successo consecutivo contro i Cavaliers. Dall’altra parte lo scenario invece è completamente diverso: con LeBron James è scomparsa buona parte della squadra, Kevin Love è infortunato, J.R. Smith resta ai margini, mentre Kyle Korver è ormai nello Utah. L’unico superstite sul parquet delle storiche battaglie degli ultimi quattro anni è Tristan Thompson, che chiude con 19 punti e 14 rimbalzi; un punto in meno di quelli messi a referto dal rookie Collin Sexton. “Quanto fatto vedere da queste due squadre negli ultimi anni è incredibile: sono stati alcuni dei momenti di pallacanestro più belli che abbia mai visto nella mia vita”, sottolinea Steve Kerr, consapevole del fatto che quei tempi sono andati e non torneranno più. Curry infatti segna 25 punti e sei triple nel primo tempo, ma i Cavaliers reggono botta prima dell’intervallo lungo, resistendo e mantenendo il contatto con gli ospiti. Poi nella ripresa il doppio parziale: 37-22 nella terza frazione, 34-19 nella quarta. “La nostra non è una rivalità, ma soltanto un’altra partita come tante”, chiosa l’allenatore di Golden State. Con questo rapporto di forze in campo, non c’è gara in effetti, ma ci vorrà ancora un pò prima di far passare definitivamente l’effetto.

Brooklyn Nets – Oklahoma City Thunder: 112 – 114

Russell Westbrook gioca un’altra partita da record, regalandosi una super tripla doppia da 21 punti, 15 rimbalzi e 17 assist – la sesta in carriera da 15-15-15, raggiungendo Magic Johnson al terzo posto all-time, alle spalle dei soli Oscar Roberson (14) e Wilt Chamberlain (9). L’ennesimo tassello che gli permette di superare Jason Kidd, diventando il terzo in solitaria per numero di triple doppie totali messe a referto (108) nella storia NBA. I Thunder però faticano da pazzi a battere i Brooklyn Nets a domicilio, superati in volata grazie al contributo offensivo di un grande Paul George. La miglior versione offensiva da quando si è trasferito a Oklahoma City. L’ex giocatore dei Pacers segna 25 dei suoi 47 punti totali nel quarto periodo, diventando così il giocatore con più punti nell’ultima frazione che abbia mai vestito la maglia dei Thunder (sì, anche meglio di Kevin Durant), dominante in un periodo in cui lui ne mette 25, tutti i Nets messi assieme 19, mentre Westbrook non riesce mai a muovere la retina. Nonostante questo OKC riesce a piazzare un super parziale da 39-19 per ritornare in corsa in una sfida che sembrava compromessa, rimettendo definitivamente il naso avanti grazie alla tripla realizzata sempre da George a 3.1 secondi dalla sirena. Per il n°13 dei Thunder è il primo canestro del vantaggio realizzato in carriera a meno di dieci secondi dalla fine del quarto periodo o dell’overtime (0/14 in precedenza). Una fiammata finale che permette ai Thunder di allungare sul 16-3 la striscia di successi, dopo il complicato inizio da 0-4. La seconda volta nella storia della Lega che una squadra abbia a referto un giocatore con almeno 40 punti segnati e un’altra con una tripla doppia da almeno 15-15-15 (era già successo a San Francisco con Wilt Chamberlain, come facilmente ipotizzabile). Una coppia da record che a Oklahoma City sono contenti di potersi godere.

Orlando Magic – Denver Nuggets: 118 – 124 O.T.

OKC però resta la seconda forza a Ovest, alle spalle dei sorprendenti (fino a un certo punto) Denver Nuggets, che allungano a sette la striscia di successi consecutivi grazie alla vittoria sofferta a Orlando. Un W arrivata anche con un pò di fortuna, come sottolineato da coach Malone a fine partita: “Loro hanno fatto tutto il possibile per vincere la gara, noi siamo stati fortunati. Possiamo parlarne quanto volete, ma alla fine è questione di fortuna”. Alla sirena sono 31 punti per Jamal Murray, protagonista anche del parziale da 9-2 che ha dato lo strappo decisivo durante l’overtime per chiudere i conti. Una sfida in cui i Nuggets sono rimasti a galla grazie all’attacco, tirando con quasi il 55% dal campo e chiudendo con sette giocatori in doppia cifra dei nove scesi sul parquet. Troppo da contenere per i Magic, che ancora una volta si dimostrano una squadra molto più combattiva e complicata da battere del previsto. Un k.o. che Evan Fournier (miglior realizzatore di Orlando con i suoi 26 punti) non ha digerito, uscito per falli nel tempo supplementare. Secondo il francese non è questione di fortuna, ma di arbitri, visto che il conto finale dei tiri liberi dice 37 Denver contro gli otto totali di Orlando: “Perdere così è frustrante: siamo una squadra che non si piange addosso, ma di fronte all’assenza di chiamate a nostro favore abbiamo iniziato a lamentarci. Appena dicevamo qualcosa, arrivava un tecnico. Ma che razza di arbitraggio è?”.