NBA: i nuovi Cleveland Cavs vincono e convincono contro Boston; importantissima vittoria di Utah contro Portland; Houston a fatica contro Dallas nel derby texano, ci pensa il solito Harden.

Fonte: SkySport

Boston Celtics – Cleveland Cavaliers: 99 – 121

Non è una partita come le altre ed è chiaro sin dalla palla a due. I decibel del TD Garden sono molto più alti del solito, non soltanto perché in prima fila c’è seduto Paul Pierce in attesa del ritiro della maglia, ma soprattutto perché i Celtics vogliono confermare di essere la miglior squadra a Est. La sfida si accende dopo un paio di minuti, quando James e Irving incrociano le loro rotte sul parquet: prima LeBron in attacco da fermo scheggia il ferro, poi Kyrie piazza un canestro cadendo indietro in faccia al 23. Il Garden approva, ma Cleveland resta in gara nonostante la palese differenza nella qualità dell’esecuzione.Osman gioca ormai da veterano mentre Irving continua a sottolineare come per lui questa non sia una gara come le altre. Nove punti in un amen, gli ultimi mentre LeBron esce con una smorfia di dolore sul viso per un problema al ginocchio destro. Boston fa una fatica bestiale a far canestro, anche perché la difesa dei Cavaliers è cambiata almeno in quanto ad applicazione. La tripla di Morris riporta avanti i Celtics dopo 10 minuti e regala nuovamente il vantaggio ai padroni di casa. Nessuna delle due squadre però riesce a prendere il largo: a fine primo quarto è 32-31 Boston, con 9 punti già realizzati da Irving. Il secondo quarto si apre con la tripla di Rodney Hood, un altro di quelli da seguire con la nuova maglia. I Cavaliers hanno chiaramente tanti difetti dovuti alla mancata di confidenza in una squadra rivoltata come un calzino, ma la voglia di lottare è già un valore su cui Coach Lue può fare affidamento. James resta seduto a lungo dopo la botta al ginocchio, ma i suoi nuovi compagni provano a far di tutto per non farne sentire l’assenza. Le percentuali del primo quarto parlano chiaro: 53% la percentuale di realizzazione nei tiri contestati dai Cavaliers, il 38% per i Celtics. Hood va ancora a segno da lontano e gli ospiti sorpassano per l’ennesima volta i padroni di casa. Torna Kyrie e al primo affondo è già doppia cifra alla voce punti, per poi volare a 13 punti con 6/8 al tiro. James risponde colpo su colpo, andando al ferro nonostante la trattenuta di Monroe, un altro di quelli arrivati da poco. Cleveland è una squadra diversa, agevolata inevitabilmente dalle difficoltà offensive dei Celtics. Smith segna il canestro del +7, seguito poi dalla tripla di James. A rispondere neanche a dirlo è Irving, per poi vedersi nuovamente superato da LeBron.Il TD Garden inizia a bersagliarlo, mentre James applaude le mani per l’abnegazione difensiva. Il numero 23 predica pallacanestro e a fine primo tempo Cleveland è meritatamente in vantaggio: 64-52, con 17 punti da una parte di James e 16 per Irving dall’altra. Il secondo tempo inizia con un tiro di James sbagliato e una tripla di Morris a segno, che prova a dare una scossa ai padroni di casa. Se la passa LeBron però, i Cavaliers segnano sempre: 7/7 ogni volta che il numero 23 ha compiuto l’ultimo passaggio e Hill ne beneficia sin da subito. Boston rosicchia qualche punto, ma Smith è ispirato come tutti i Cavaliers da lontano: tripla e 8/16 di squadra dalla lunga distanza. Morris non ha alcuna intenzione di mollare la presa e sale a metà terzo quarto a 17 punti segnati. L’attacco di Boston continua a battere in testa, soprattutto dalla lunga distanza (6/26 dall’arco) e Cleveland così con Osman al ferro segna il +17. L’ennesimo timeout non cambia l’inerzia: James inventa e Clarkson realizza la tripla del +20, che diventa +23 grazie a Hood. L’orgoglio dei Celtics riporta i padroni di casa a -21: a 12 minuti dal termine è 95-74 Cleveland. Per Clarkson fare punti non è mai stato un problema e la doppia cifra raccolta all’esordio in uscita dalla panchina non meraviglia nessuno. Boston vuole dare la scossa, ma sprofonda di nuovo sul -25. L’ondata Cavaliers non si arresta e continuano a travolgere le macerie dei Celtics, con James sorridente più che mai a bordocampo. Boston però ha molto su cui riflettere, a partire dalla lingua a terra di molti giocatori apparsi spremuti e a causa di un attacco che continua a dimostrarsi in enorme difficoltà. Cleveland torna a sorridere in una gara in diretta TV nazionale e negli ultimi minuti può dedicarsi a giocate di pura accademia. James rinuncia alla tripla doppia restando seduto a guardare sorridente i compagni nel quarto periodo: 24 punti, 10 assist e 8 rimbalzi in 28 minuti restano una partita di tutto rispetto.

Portland Trail Blazers – Utah Jazz: 96 – 115

Una vittoria importante quella di Utah sul parquet di Portland, una vittoria che è una sorta di consacrazione, un segno di maturità, perché arriva contro dei Blazers in striscia di nove successi consecutivi sul proprio campo di casa e perché allunga proprio a nove le vittorie consecutive della squadra allenata da Coach Quin Snyder, che fa dei Jazz una delle squadre più calde della NBA, insieme a Houston. Calda come la mano di Damian Lillard, che dopo aver segnato 50 punti in tre quarti nell’ultima sua uscita, ne mette altri 39 anche contro Utah, ma non può nulla contro una squadra che nel terzo quarto piazza il break decisivo di 22-5 per costruirsi un vantaggio di 16 punti (65-49), parziale chiuso da una tripla di un positivissimo Donovan Mitchell: “Non ci sono dubbi che dovrebbe vincere lui il premio di matricola dell’anno”, dice Lillard del suo avversario diretto, che chiude con 27 punti. “Lo dicono i suoi numeri e lo dice l’impatto che ha sulla sua squadra. Va al ferro, colpisce da fuori senza problemi, non ha mai paura, è sempre aggressivo: è davvero speciale vedere una matricola guidare la propria squadra ma questo è quello che fa lui.” In una serata in cui i Jazz devono rinunciare al loro giocatore forse più in forma, Ricky Rubio, fermato da un dolore all’inguine, una grossa mano a Mitchell arriva da Joe Ingles, autore di 24 punti con 8/12 al tiro e 6/9 da tre punti, ma i Jazz hanno anche 15 punti con 11 rimbalzi da Derrick Favors e altri 15 dalla panchina dal nuovo arrivato Jae Crowder, che si merita i complimenti di Coach Snyder nel post-partita. Utah domina Portland a rimbalzo (58-39 il conto finale) e ai padroni di casa non bastano i 22 punti di C.J. McCollum per evitare la sconfitta.

Houston Rockets – Dallas Mavericks 104 – 97

“La differenza tra una squadra che vince 50 partite e una che ne vince 60? Vittorie come queste”, dice James Harden, autore di 27 punti, 6 rimbalzi e 5 assist: perché è proprio quando una squadra non gira al massimo, non produce la sua pallacanestro migliore ma riesce comunque a chiudere la serata con un successo che le cose iniziano a funzionare davvero. È così per Houston, giunta alla ottava vittoria in fila e al dodicesimo successo nelle ultime tredici gare disputate, una striscia che avvicina i Rockets sempre di più agli Warriors e al primo posto nella Western Conference, ormai alla portata. Merito anche dei soliti Chris Paul (25 con 9 assist e 8 rimbalzi) e Clint Capela, autore dell’ennesima doppia doppia a quota 16 punti e 11 rimbalzi. Senza Ariza i Rockets, anche i Mavericks lamentano delle assenze importanti, la prima stagionale di Dirk Nowitzki, fermato da una caviglia gonfia, e quella di Wesley Matthews. Ciò nonostante Dallas combatte alla pari per tutto il primo tempo e cede solo quando nel terzo quarto, chiuso dai padroni di casa con un parziale di 30-20. È lo strappo decisivo, e agli ospiti non bastano i 20 di Yogi Ferrell e i 18 con 12 rimbalzi di Dwight Powell per evitare l’ottava sconfitta nelle ultime dieci.