NBA: pazzesco Doncic nella vittoria di Dallas su Minnesota; Harden non si ferma più, implacabile; perdono Milwaukee e Philadelphia

Luka Doncic

Fonte: SkySport

 

Minnesota Timberwolves – Dallas Mavericks: 115 – 119

È per partite come questa che Luka Doncic è al secondo posto dei voti dei tifosi per l’All-Star Game, dietro solamente a LeBron James tra le ali ad Ovest. Il modo in cui ha concluso la sua prestazione da 29 punti sul campo dei Minnesota Timberwolves è da applausi: tre canestri per sette punti uno più pesante dell’altro, tra cui la tripla del definitivo sorpasso a 22.9 secondi dalla fine alzandosi in transizione per una conclusione “ignorante”, visto che avrebbe potuto far passare più secondi sul cronometro (ne aveva ancora 17 e soprattutto era solo 1/8 dall’arco). Evidentemente però lo sloveno “se la sentiva” e ha avuto ragione, perché sul possesso successivo Derrick Rose ha perso il pallone cercando di passarlo a Karl-Anthony Towns (anche in quella giocata Doncic ci ha messo una mano) e gli ospiti hanno chiuso i conti dalla lunetta per il 119-115 finale, dopo aver rischiato di sprecare 10 punti di vantaggio a meno di sei minuti dalla fine. Per il futuro rookie dell’anno ci sono anche 8 rimbalzi e 12 assist a confezionare una tripla doppia sfiorata di assoluto prestigio, diventando il più giovane con almeno 25 punti e 10 assist dai tempi di LeBron James nel 2004. Anche la sua tripla del sorpasso – che era stata preceduta da una palla persa sanguinosa – gli ha riservato un posticino nella storia recente della NBA: prima di lui, l’ultimo rookie a segnare un canestro da tre per il sorpasso negli ultimi due minuti di gioco era stato Vince Carter l’1 aprile 1999, quando Doncic era nato da appena un mese. Fino ad adesso Doncic ha la seconda miglior percentuale nelle conclusioni “clutch” (ultimi 5 minuti di partita entro i 5 punti di scarto) dell’intera lega con 57.1%, dietro solo al 63.2% di Victor Oladipo (che però ha quattro tiro meno di lui, 38 contro 42). Insieme a lui anche i 23 punti di Harrison Barnes, i 15 di Dwight Powell (7/7 per cominciare la partita prima di chiuderla con un errore) e i 16 di J.J. Barea, da cui arriva però la peggior notizia della serata per i texani. La super prestazione di Doncic ha rovinato il debutto casalingo del coach ad interim dei T’Wolves Ryan Saunders. Il 32enne ha accarezzato il sogno di vincere la seconda in fila dopo il successo di tre giorni fa a Oklahoma City, ma non gli sono bastati i 30 punti con 11 rimbalzi di Karl-Anthony Towns, i 21 dalla panchina di Derrick Rose e i 17 di Andrew Wiggins, oltre al resto del quintetto tutto in doppia cifra (10+15 per Taj Gibson, 15 con quattro triple per Josh Okogie e 12 per Jeff Teague).

Houston Rockets – Cleveland Cavaliers: 141 – 113

James Harden aggiunge un’altra super prestazione alla sua stagione da record, chiudendo in tre quarti e in soli 30 minuti trascorsi sul parquet una tripla doppia da 43 punti, dieci rimbalzi e 12 assist, con otto triple, il 50% dal campo, due recuperi, due stoppate e +28 di plus/minus. Un carro armato che ha travolto i Cavaliers, in vantaggio sul 7-5 dopo meno di quattro minuti e poi scomparsi dai radar, incapaci di frenare un attacco da 52% dal campo e costretti a incassare la 35esima sconfitta stagionale su 43 gare disputate. Il Barba è il personaggio del momento, a caccia della riconferma come MVP e sempre più uomo solo al comando in una squadra a cui continuano a mancare sia Chris Paul che Eric Gordon. Harden mette a segno sei triple nel solo primo tempo, allungando a 12 la striscia di match con almeno cinque bersagli dall’arco a referto. Otto canestri che gli hanno permesso di superare in un colpo solo Kobe Bryant e Chauncey Billups nella classifica all-time, portandolo al 13° posto per triple totali in NBA. La 12° tripla doppia in carriera con almeno 40 punti, superato Russell Westbrook nella storia della Lega e secondo soltanto alle 22 di Oscar Robertson. Un impatto dirompente sulla stagione dei Rockets, ritornati nel pieno della corsa playoff anche grazie a un quintetto tutto in doppia cifra e alle 20 triple totali realizzati, che non fanno neanche più notizia. I 40.5 punti di media raccolti da Harden nelle ultime 15 partite invece fanno eccome rumore: il n°13 di Houston è il secondo giocatore dalla stagione 1976/77 (quella della fusione ABA-NBA) a oggi a mantenere medie del genere per un periodo così lungo, raggiungendo il già citato Bryant che c’è riuscito in diversi momenti della sua carriera.

Washington Wizards – Milwaukee Bucks: 113 – 106

Non c’era Giannis Antetokounmpo, e già questo basterebbe a spiegare il passo falso dei Milwaukee Bucks a Washington. Il candidato MVP ha dovuto saltare la partita contro gli Wizards per un infortunio al quadricipite che ha subito “qualche gara fa”, secondo le parole di coach Budenholzer, assistendo impotente alla sconfitta nella “Greek Heritage Night” organizzata alla presenza dell’ambasciatore greco Haris Lalacos. I Bucks non sono mai stati avanti nel punteggio se non ne i primissimi minuti, pur mandando sei giocatori in doppia cifra guidati dai 25 di Khris Middleton e i 18 di Eric Bledsoe, ma senza riuscire a difendere la linea da tre come fanno normalmente. I padroni di casa infatti hanno vissuto la miglior prestazione stagionale al tiro mandando a segno 18 delle 33 triple tentate, prima partita stagionale sopra il 50% da tre di squadra. Merito di un quintetto tutto in doppia cifra guidato dai 32 punti di Bradley Beal accompagnato dai 20 a testa di Trevor Ariza (18 nel secondo tempo, 6/12 da tre) e di Jeff Green (4/7), ma la serata è stata soprattutto quella di Tomas Satoransky. Il sostituto di John Wall ha firmato la sua prima tripla doppia con 18 punti, 12 rimbalzi e 10 assist, meritandosi una “doccia” con le bottigliette da parte dei suoi compagni e un saluto del presidente Ernie Grunfeld. Con questo successo gli Wizards salgono a 7 vittorie e 4 sconfitte da quando Wall ha chiuso la sua stagione: domenica testeranno le loro ambizioni contro i Toronto Raptors, prima di partire per Londra dove giovedì affronteranno i New York Knicks alla O2 Arena.

Philadelphia 76ers – Atlanta Hawks: 121 – 123

Per Jimmy Butler doveva essere l’occasione ideale per dimostrare ai Sixers che grazie a lui si può vincere anche senza Joel Embiid, ma l’esame non è stato superato dall’ex T’wolves. Il lungo camerunense infatti resta a guardare, alle prese con un fastidio alla caviglia destra, mentre in campo tocca a Butler mettersi alla guida delle operazioni a 30 secondi dalla sirena. Punteggio in totale equilibrio e il pallone più pesante finito nelle sue mani. Il risultato però è disastroso: palla persa e transizione che porta John Collins a segnare sì i due punti che decidono il match, ma in favore degli Hawks. Non l’ultima opportunità per il n°23 dei Sixers, che a meno di tre secondi dalla sirena conquista i due tiri liberi che potrebbero portare la sfida all’overtime. Fino a quel momento 12/12 a cronometro fermo, nell’occasione decisiva invece è 0/2, con Wilson Chandler che cerca invano di conquistare a rimbalzo in qualche modo i due punti. Una partita da vincere a tutti i costi per Philadelphia, persa in casa contro un avversario nettamente inferiore, nonostante la tripla doppia da 23 punti, 15 assist e dieci rimbalzi raccolta da Ben Simmons. Alla sirena finale sono 29 punti per Kevin Huerter e 25 del già citato Collins, con Atlanta che tira con il 48% dall’arco e batte un colpo.