NBA: perdono ancora Cleveland e OKC, Sacramento ferma Philadelphia

NBA

Fonte: SkySport

Houston Rockets – Cleveland Cavaliers: 117 – 113

“Stasera abbiamo lottato e giocato come sappiamo. Ma Harden è stato Harden.” Le parole di Coach Tyronn Lue riassumono al meglio la gara del Toyota Center, decisa dal n°13 di Houston, autore della seconda tripla doppia stagionale (la 33° in carriera) con 35 punti, 13 assist e 11 rimbalzi, a cui ha aggiunto anche 5 recuperi. L’unico altro giocatore capace di far registrare questi numeri negli ultimi 30 anni (almeno 35+10+10+5) fu un certo Michael Jordan nel 1989. Gli ha risposto di par suo LeBron James, tenendo fede alle aspettative di un duello tra due dei migliori giocatori della lega: per la superstar di Cleveland ci sono 33 punti e 7 assist con 15/24 al tiro, ma le sue parole nel dopo-partita ricalcano quelle del suo allenatore: “Abbiamo giocato una buona partita ma non me ne faccio niente delle vittorie morali. Non è quello per cui sono qui.” Dichiarazioni allarmanti, sicuramente dettate dalla sesta sconfitta nelle ultime otto gare dei suoi Cavaliers, che continuano ad avere un record perdente (5-7). Quarta vittoria in fila, invece, per gli Houston Rockets, che devono ringraziare anche la super serata del centro Clint Capela, autore di 19 punti, 13 rimbalzi e 4 stoppate, una delle quali proprio ai danni di LeBron James nei secondi finali, quando il giocatore svizzero agli ordini di Mike D’Antoni è stato determinante anche con alcuni canestri chiave. Schiacciante (e decisiva) la superiorità della squadra texana a rimbalzo: 45-26 il conto finale, con la bellezza di 17 rimbalzi offensivi catturati dai Rockets, a fronte dei solo 4 dei Cavs. I padroni di casa, pur perdendo 22 palloni, hanno capitalizzato molto meglio sulle 17 perse di James e compagni, producendo 37 punti. In una (classica) rotazione a soli sette giocatori (l’ottavo, Bobby Brown, ha giocato solo 5 minuti), Coach D’Antoni ha avuto anche 20 punti da Eric Gordon e 17 da Trevor Ariza e la solita grandinata di triple dai suoi esterni (46 tentate, 19 in più di quelle tentate dagli avversari, e 16 realizzate, mantenendosi così in media per infrangere il record NBA di 15.1 a gara nell’arco di un’intera stagione).

Denver Nuggets – Oklahoma City Thunder: 102 – 94

Non si interrompe la striscia negativa di Oklahoma City: sul campo di Denver, i Thunder raccolgono la quarta sconfitta consecutiva, mostrando ancora una volta i problemi di fluidità offensiva che hanno segnato il loro inizio di stagione. Non che sia facile trovare un equilibrio in così poco tempo tra tre bocche offensive come Carmelo Anthony (28 punti, con i quali ha superato Allen Iverson al 24° posto della classifica all-time), Paul George (13 con 6/14 al tiro) e Russell Westbrook (13 ma con 6/22 dal campo), ma la mancanza di esecuzione e di disciplina sono in questo momento i maggiori problemi della squadra di Billy Donovan. Un difetto evidente soprattutto nell’ultimo quarto, vinto dai Nuggets per 27-19 grazie all’eccellente contributo del miglior realizzatore di serata, Emmanuel Mudiay: uscito dalla panchina, il congolese ha mandato a segno i primi otto tiri della sua partita prima di sbagliare gli ultimi due, ormai sostanzialmente ininfluenti sulla sua prova da 21 punti, 7 rimbalzi e 5 assist con 4/4 da tre. Sono stati altri cinque i giocatori ad andare in doppia cifra nella rotazione ristretta a otto di Coach Mike Malone: Paul Millsap ha chiuso la solita prova a tutto tondo con 17 punti, 7 rimbalzi, 6 assist, 2 recuperi e ben 6 stoppate in 40 minuti; Nikola Jokic ha aggiunto una doppia doppia da 15+11; Will Barton e Mason Plumlee ne hanno segnati 13 a testa dalla panchina, con Gary Harris a chiudere il quintetto con 10 e Jamal Murray a quota 9. Abbastanza per superare OKC, ancora una volta eccellente sulle linee di passaggio (15 recuperi su 19 palle perse provocate) ma deficitaria al tiro, chiudendo con il 42% e solo 100 di offensive rating contro una delle squadre peggiori dal punto di vista difensivo tra le candidate ai playoff della Western Conference. È ancora prestissimo e la base difensiva della squadra appare già solida, ma i Thunder devono cominciare a sistemare i loro problemi in attacco se non vogliono prendere troppa distanza dalle prime a Ovest, visto che ora si trovano tre partite sotto il 50% di vittorie.

Sacramento Kings – Philadelphia 76ers: 109-108

Sembrava ormai fatta per la sesta vittoria consecutiva dei Philadelphia 76ers: con un gioco da tre punti di Joel Embiid i ragazzi di Coach Brett Brown si erano portati sul +6 a 1:38 dalla fine, ma da lì in poi un parziale di 7-0 dei Kings, propiziato da due stoppate di Willie Cauley Stein sul centro camerunense e soprattutto un tiro di De’Aaron Fox a 13.4 secondi dalla fine, hanno ribaltato la sfida in favore dei padroni di casa, alla seconda vittoria consecutiva dopo averne perse sette di fila. A nulla è servito l’ultimo tiro tentato da Embiid, che ha chiuso con 22 punti e 15 rimbalzi ma con 7/20 dal campo, secondo miglior realizzatore di un quintetto tutto in doppia cifra dietro ai 24 di Robert Covington, i 18 con 6 assist di Ben Simmons (decisivo nell’ultimo quarto per riportare avanti i suoi con sei punti in fila), i 14 di J.J. Redick e i 13 di Dario Saric. In casa Kings il miglior realizzatore è stato il veterano Zach Randolph con 20 punti e 7 rimbalzi, ma una delle notizie più lieto è il contributo di Justin Jackson, autore di 11 dei suoi 19 punti nell’ultimo quarto, e i 29 assist su 40 canestri segnati, un massimo stagionale per gli uomini di Coach Joerger, usciti vittoriosi da una battaglia che ha visto le due squadre avvicendarsi ben 21 volte alla guida nel punteggio con 9 parità.

Washington Wizards – Los Angeles Lakers: 111 – 95

Una squadra orgogliosa come gli Wizards non poteva permettersi di perdere due volte contro i Los Angeles Lakers: dopo la sconfitta in California di due settimane fa e dopo quella tremenda in casa contro Dallas, Washington è tornata a giocare la sua pallacanestro prendendo il controllo della gara in chiusura di primo quarto e scavallando oltre i 15 punti di vantaggio già nel secondo, permettendo solo un breve rientro a -8 nell’ultima frazione prima di chiudere la pratica. Tutti i Big Three di Coach Brooks hanno chiuso sopra quota 20, guidati dai 23 di John Wall, i 22 di Bradley Beal e la doppia doppia da 20+11 di Otto Porter, decisivi anche in difesa nel tenere i Lakers al 36% al tiro. In casa gialloviola continuano i problemi al tiro di Lonzo Ball: la seconda scelta assoluta all’ultimo Draft ha sfiorato la tripla doppia con 10 punti, 8 rimbalzi e 8 assist, ma ha segnato solo 3 dei 12 tiri tentati con 1/7 da tre, all’interno di un terrificante 3/23 di squadra. Se non altro, coach Luke Walton ha provato a togliere un po’ di pressione dal suo playmaker: “È un giocatore incredibile, ha solo 20 anni ed è andato vicino a una tripla doppia stasera. Ma ogni volta che accendi un talk show sportivo, non parlano di nient’altro che del suo tiro. Aggiunge pressione ulteriore? Senza alcun dubbio. È un rookie e viene vivisezionato da tutti.” I Lakers hanno mandato altri sei giocatori in doppia cifra oltre a lui, con Brook Lopez e Jordan Clarkson a quota 15, ma hanno anche commesso 19 palle perse a fronte di soli 17 assist.

Toronto Raptors – New Orleans Pelicans: 122 – 118

Continua la carestia di successi dei Pelicans contro Toronto: sono cinque le sconfitte consecutive e 13 i ko nelle ultime 16 sfide tra queste due squadre. Responsabile primo dell’ennesima sconfitta di New Orleans contro i canadesi è DeMar DeRozan, autore di 33 punti con anche 8 assist, decisivi per infliggere alla squadra di Coach Gentry la prima sconfitta dopo tre successi in fila. “I nostri lunghi sono stati bravi a contenere la loro coppia di superstar,” le parole del n°10 di Toronto. È infatti Jrue Holiday, al suo massimo stagionale con 34 punti, il miglior marcatore dei Pelicans, mentre DeMarcus Cousins e Anthony Davis hanno chiuso rispettivamente con 20 punti e 15 rimbalzi e con 18 e 7. Molto positivo per i canadesi il dato delle 16 triple a segno, massimo stagionale di squadra, 4 delle quali mandate a bersaglio da un Kyle Lowry autore di 18 punti, a parziale riscatto di un avvio di stagione un po’ sottotono. Per la prima volta in stagione New Orleans perde pur tirando meglio del 50% dal campo (44/82, il 53.7%) ma coach Gentry sa benissimo come spiegare il fatto: “Dalle nostre palle perse e dalle seconde opportunità di tiro hanno prodotto 38 punti: sono tanti, in una gara NBA.”