NBA: Spurs battuti dai Miami Heat; i Lakers vincono in volata in casa contro Minnesota; Philadelphia si sblocca in trasferta; male Denver a Memphis

Fonte: SkySport

 

Miami Heat – San Antonio Spurs: 95 – 88

Marco Belinelli le partite a Miami in trasferta con gli Spurs le ricordava in maniera molto diversa. Un lustro fa in ballo c’era il titolo NBA e l’American Airlines Arena spesso diventava tappa d’obbligo a giugno, in sfide che a loro modo hanno segnato gli inizi del secondo decennio del 2000. Per vincere il titolo bisognava passare da qui. Poi invece San Antonio ha iniziato a vincere e basta, prendendosi tutto con forza per quattro anni nei due scontri diretti. Adesso è diverso: gli Spurs sono in piena rifondazione e Miami per una volta è riuscita ad approfittarne, tornando a fare quello che non le riusciva dal 2014: battere la squadra di Gregg Popovich. Per farcela c’è stato bisogno del miglior Hassan Whiteside da un bel pò di tempo a questa parte, autore di 29 punti, 20 rimbalzi e nove stoppate (di cui otto arrivano nel solo primo tempo, record di franchigia per gli Heat). Una tripla doppia sfiorata che ha fatto andare fuori di testa buona parte della panchina degli Heat, a caccia di una stoppata per il compagno. “Sarebbe stata una bella soddisfazione per lui chiudere in tripla doppia, ma in un contesto in cui vuoi vincere le statistiche personali contano il giusto. Quando porta in campo questa intensità e competitività, diventiamo chiaramente una squadra diversa”. Oltre a Whiteside, ci sono 20 punti per Wayne Ellington, 16 per Justise Winslow e 14 di Josh Richardson, in una sfida in cui in gergo calcistico si sarebbe parlato di difese migliori degli attacchi. “Tutti possiamo avere delle serate storte, in cui nessun pallone vuole saperne di andare dentro. La speranza è che siano poche e ben lontane una dall’altra”, racconta a fine partita LaMarcus Aldridge, che chiude con sei punti e un modesto 2/14 al tiro. Due punti in meno di Belinelli, che resta sul parquet per 28 minuti, attacca tanto il ferro, ma chiude con 3/13 al tiro (2/6 dall’arco), nonostante il suo impatto sulla gara resti positivo (+1 di plus/minus e un contributo sempre apprezzato a partita in corso).

Los Angeles Lakers – Minnesota Timberwolves: 114 – 110

I Lakers stanno iniziando a farci l’abitudine: per vincere quest’anno tocca soffrire. E così, al secondo incrocio stagionale contro i T’wolves, serve pazienza, applicazione e un pizzico di fortuna per tornare a sorridere dopo lo schiaffone preso in pieno volto contro i Raptors. I losangelini vincono in volata una partita in cui ci sono stati continui i cambi in testa al match, abili nel portarsi sul +7 (massimo vantaggio toccato) a 90 secondi dalla fine. Sembra fatta, ma le due armi offensive sfruttate al meglio da Minnesota tornano a fare male: Derrick Rose e il tiro da tre punti. L’MVP del 2011 sembra quello di una settimana fa, in splendida forma e soprattutto semi-infallibile dall’arco. Due delle sue sette triple di serata arrivano nel momento più opportuno, riportando gli ospiti sul -1 a meno di un minuto dalla sirena finale. I Lakers hanno bisogno disperato di un canestro o, in alternativa, di far scorrere il più possibile il tempo per magnificare quel punticino di vantaggio. I giallo-viola scelgono involontariamente la seconda strada, iniziando a scheggiare il ferro con tentativi dalla lunga distanza, prontamente recuperati da Tyson Chandler – al suo esordio in maglia Lakers e a suo modo già decisivo. I Lakers si prendono così ben tre extra-possessi, costringendo Minnesota al fallo sistematico quando sul cronometro restano meno di 14 secondi. Più due Lakers sul tabellone e timeout T’wolves, che a quel punto disegnano un attacco neanche a dirlo per Rose: il 7/8 dalla lunga distanza dell’ex giocatore dei Bulls diventa 7/9, sporcando soltanto in parte una gara da 31 punti, cinque assist e un impatto clamoroso sul parquet (+13 di plus/minus in 37 convincenti minuti di gioco). Il tentativo del sorpasso però non trova il fondo della retina; il 40esimo dall’arco di squadra in una gara da 50% al tiro per Minnesota (nuovo record stagionale di franchigia per triple realizzate fissato a quota 20).

Indiana Pacers – Philadelphia 76ers: 94 – 100

Da quando è cominciata l’era del “Process”, ormai cinque anni fa, molte cose sono cambiate. Una, però, è rimasta sempre uguale: quando Philadelphia è andata a Indianapolis, i Sixers sono sempre usciti dal Bankers Life Fieldhouse con una sconfitta. Stanotte questa maledizione è stata spezzata: i 20 punti con 10 rimbalzi di Joel Embiid e la tripla doppia sfiorata da Ben Simmons (16 punti, 10 rimbalzi e 8 assist) hanno permesso ai Sixers di vincere la prima partita a Indianapolis dall’aprile 2013 e, soprattutto, di conquistare il primo successo in trasferta di questa stagione dopo cinque sconfitte in fila. I Sixers, reduci da una brutta sconfitta a Brooklyn, hanno cominciato e finito bene la sfida con i Pacers, pur facendo fatica nei due quarti centrali. Merito soprattutto di Victor Oladipo, che ha realizzato la sua miglior prestazione stagionale con 36 punti, la sua undicesima partita consecutiva sopra quota 20 (record in carriera). Con due triple di Landry Shamet e un gioco da quattro punti di Dario Saric gli ospiti sono riusciti a creare l’allungo decisivo portandosi sul +19 a meno di 7 minuti dalla fine, impedendo ai Pacers di tornare sotto le 7 lunghezze di svantaggio.

Memphis Grizzlies – Denver Nuggets: 89 – 87

A Memphis l’era del “Grit and Grind” è finita con gli addii a Tony Allen e Zach Randolph, ma qualche rimasuglio rimane. La vittoria contro i lanciatissimi Nuggets, reduci da cinque successi in fila ma tenuti sotto quota 90 punti, ha visto emergere un mix della vecchia e della nuova guardia: Marc Gasol ha chiuso con 20 punti e 12 rimbalzi, realizzando i liberi del vantaggio a 4.6 secondi dalla fine; il rookie Jaren Jackson Jr. ne ha aggiunti altri 20 con 3 stoppate, permettendo ai suoi di mantenere imbattuto il parquet di casa (4 vittorie e 0 sconfitte). I Nuggets hanno avuto un’ultima chance per vincere in volata anche questa partita, ma la tripla di Nikola Jokic – curiosamente l’unico tiro tentato di tutta la sua partita – ha trovato solamente il ferro, rendendo inutili anche i 20 di Gary Harris e i 16 di Trey Lyles. Dopo i 48 punti contro Boston, Jamal Murray si è fermato a 15 con 7 assist, complice una serata da 6/21 dal campo per lui e da 39% per l’attacco dei Nuggets.