NBA: Toronto a fatica contro i Nets; vincono i Pelicans e i Clippers; brutta sconfitta per i Cavs, Thomas si fa espellere

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Fonte: SkySport

 

Brooklyn Nets – Toronto Raptors: 113 – 114 OT

I tifosi dei Brooklyn Nets non hanno visto tante vittorie in questa stagione, ma se non altro possono ammirare una squadra che non molla davvero nulla: sotto di 10 punti a quattro minuti e mezzo dalla fine, i Nets hanno rimontato fino a pareggiare a 9.7 secondi dalla fine con un canestro di Allen Crabbe, che pur di segnare ci ha rimesso del suo facendosi male nell’azione. Mai male quanto Kyle Lowry però, che nel corso del supplementare è atterrato malissimo sulla schiena rimanendo a terra per diversi secondi prima di provare a rialzarsi senza successo, venendo portato fuori a braccia dai suoi compagni dopo una prestazione da 18 punti e 11 assist. Sotto di 4 e senza il loro playmaker, ai Raptors non è rimasto altro da fare che affidarsi a DeMar DeRozan, e il giocatore della settimana per la Eastern Conference ha risposto presente: il suo gioco da tre punti a 26.1 secondi dalla fine del supplementare (dopo aver malamente sbagliato il game-winner nei regolamentari tirando un airball) ha ridato ai suoi il vantaggio, rendendo inutile il massimo in carriera di uno scatenato Spencer Dinwiddie (31 punti con 8 assist) e i 20 di Crabbe. Per i Nets si tratta della quinta partita consecutiva decisa da tre o meno punti, la prima squadra dai San Antonio Spurs del 2012-13 a vivere un periodo del genere. “Fossimo riusciti a vincere quelle partite tirate, saremmo vicini al 50% di record e staremmo parlando di playoff” ha detto Dinwiddie sul momento dei suoi, che sono a sei partite di distanza dall’ottavo posto a Est. Per i canadesi invece si tratta del quinto successo consecutivo, approfittando degli scivoloni dei Cavs per prendersi tre partite di vantaggio sui campioni della conference e tenersi a 2.5 partite dai Boston Celtics primi.

New Orleans Pelicans – Detroit Pistons: 112 – 109

Ci sono due buone e una brutta notizia per i New Orleans Pelicans. Cominciamo dalla peggiore: dopo aver dominato segnando 30 punti in 27 minuti, Anthony Davis è dovuto uscire dal campo per una distorsione alla caviglia, procuratasi nel tentativo di catturare un alley-oop nel terzo quarto. Le due buone sono che i Pelicans sono comunque riusciti a vincere contro i Pistons e che lo hanno fatto grazie a DeMarcus Cousins, che fino all’infortunio del suo compagno stava giocando in maniera orrenda (tanto da sfogare la sua frustrazione su una bottiglietta, il cui contenuto è poi finito in campo causando un ritardo per pulire tutto quanto) e da lì in poi si è scatenato segnando 16 dei suoi 20 punti negli ultimi 16 minuti di partita. Insieme a lui anche un Rajon Rondo da 12 punti e 15 assist, oltre a un E’Twaun Moore da 23 punti con 11/14 dal campo (ma curiosamente solo 1/3 da tre). Dall’altra parte Stan Van Gundy, mai stato noto per essere uno che tiene le cose per sé, ha individuato benissimo il problema dei suoi: “Abbiamo perso cinque partite in fila in trasferta e le prestazioni difensive sono state tutte orrende: Dallas, Orlando, Miami, Philly e ora questa. L’impegno in difesa è stato patetico”. Un quintetto tutto in doppia cifra guidato dai 25 punti di Tobias Harris e i 24 di Avery Bradley non aiuterà a migliorare il sonno dell’allenatore dei Pistons, che in trasferta hanno un record di 8-13. Un problema peraltro comune a tutto la conference, visto che solo Celtics, Raptors, Cavs e Heat hanno un record positivo lontano da casa.

L.A. Clippers – Atlanta Hawks: 108 – 107

Trasferta tutta da dimenticare quella a Los Angeles per gli Atlanta Hawks e per Marco Belinelli. Dopo l’orrenda prestazione di squadra messa in campo contro i Lakers, subendo 132 punti, arriva una gara sicuramente migliore per gli uomini di Coach Budenholzer, che però si vedono beffati nel finale quando il rookie (27enne) C.J. Williams manda a segno la tripla della vittoria a nove secondi dalla fine, infliggendo così agli Hawks la quarta sconfitta consecutiva. La squadra di Marco Belinelli, dopo aver inseguito i Clippers avanti anche di 13 nel terzo quarto, è riuscita a portarsi sul +5 (105-100) con meno di 90 secondi sul cronometro ma gli errori nel finale, compreso quello di Taurean Prince per la potenziale vittoria sulla sirena, hanno condannato la squadra della Georgia. Infelice anche la decisione di ricorrere all’hack-a-Jordan nei momenti conclusivi dell’incontro, mandando volontariamente in lunetta per tre volte il centro di L.A, titolare di un 0/2 fino a quel momento ma capace di fare 5/6 e di chiudere con 25 punti e 18 rimbalzi, frutto di un ottimo 10/13 dal campo (per lui 21/25 ai liberi nelle ultime quattro gare). Se C.J. Williams è l’eroe di serata per aver firmato il canestro della vittoria, per lui alla fine 15 punti con 5/7 al tiro, ancora una volta a trascinare i Clippers ci ha pensato Lou Williams. Prima di sbagliare le ultime tre conclusioni nel finale e mettere a repentaglio il risultato, il n°23 agli ordini di Coach Rivers aveva già firmato 34 punti con 4 triple a segno, confermandosi per l’ennesima volta un realizzatore di primissimo livello. Punti di cui i Clippers hanno assoluto bisogno, visto che ancora una volta scendono in campo senza 4/5 del proprio quintetto base (fuori Teodosic, Beverley, Gallinari e Griffin, che dovrebbe tornare non prima di tre o quattro giorni) e senza anche il loro primo cambio dalla panchina, Austin Rivers.

Minnesota Timberwolves – Cleveland Cavaliers: 127 – 99

La serata da incubo dei Cleveland Cavs si intuisce fin dall’inizio: tre quinti del quintetto base di Coach Lue, Kevin Love, J.R. Smith e Isaiah Thomas , chiudendo la prima metà gara con un complessivo 0/18 al tiro. Non sorprende allora che all’intervallo Minnesota sia già sopra di 27 punti, 69-42, dopo un primo quarto da 32 punti (+14 il vantaggio) e un secondo da 37. Tutto facile per gli uomini di Tom Thibodeau, sopra anche di 41 a fine terzo quarto, guidati dai 25 punti di Andrew Wiggins e dall’eccellente gara a 360 gradi di Jimmy Butler, autore di 21 punti, 9 assist, 8 rimbalzi, 3 recuperi e un’ottima difesa di LeBron James, tenuto a soli 10 punti e 8 rimbalzi in 27 minuti ma soprattutto al suo peggior plus/minus di carriera, un pessimo -39. “Ho avuto plus/minus simili in passato vincendo la partita, per cui cosa vuol dire un dato del genere? Non me ne frega nulla di un dannato plus/minus”, le parole seccate di King James nel dopo partita, alla sua prima sconfitta in Minnesota dal 17 febbraio 2005 (12 vittorie in fila). Quello che preoccupa maggiormente infatti, almeno nelle parole di Tyronn Lue, è lo sforzo difensivo: i Cavs concedono a Minnesota il 52% dal campo (Timberwolves 12-2 quando tirano più del 50%) e vengono completamente dominati dai lunghi dei Timberwolves, sia a rimbalzo (56-37 il conto) che per punti prodotti in area (60-42). Karl-Anthony Towns e Taj Gibson chiudono entrambi in doppia doppia, con 19 punti e 12 rimbalzi il primo, con 16 e 13 il secondo. Ma negli spogliatoi le parole di Thiboudeau sono tutte per Jimmy Butler, elogiato pubblicamente: “Quello che sta facendo in campo sera dopo sera è incredibile, perché contemporaneamente riesce a tirare fuori il meglio da ognuno dei suoi compagni. E questo, per me, è il vero marchio della grandezza di un giocatore”. La vittoria dei Timberwolves è così agevole che, con l’eccezione di Towns, tutto il quintetto base dei padroni di casa è tenuto a riposo nell’ultimo quarto. Oltre alla sconfitta, anche un bruttissimo fallo di Thomas, che gli è costato l’espulsione; I.T. si guadagna infatti una meritatissima espulsione dopo aver sferrato un violento colpo al collo di Andrew Wiggins in penetrazione: “Non volevo colpirlo in quel modo” – le sue parole, stavolta poco credibili – “sono felice non si sia fatto nulla”, dice l’ex giocatore di Boston negli spogliatoi.