NBA: Toronto sempre più prima ad Est; vincono Minnesota e Milwaukee; New Orleans strapazza Dallas; facile vittoria di Washington ad Atlanta

Fonte: SkySport

 

Toronto Raptors – Philadelphia 76ers: 113 – 102

I Philadelphia 76ers hanno due bestie nere: la prima è lo Scotiabank Center, in cui non vincono da ormai 13 partite consecutive, con l’ultima vittoria che risale ormai a sei anni fa; la seconda risponde al nome di Kawhi Leonard, contro cui non hanno mai vinto da quando è arrivato in NBA nel 2011. Unendole nella stessa squadra, ecco che sul percorso dei Sixers si è parato un mostro a due teste che promette di dar loro problemi per il resto della stagione. I Raptors sono tornati al successo dopo la sconfitta per mano dei Denver Nuggets, allungando al primo posto in classifica con il miglior record della lega (21-5); Leonard è andato a un punto dal suo massimo stagionale segnandone 36 con 9 rimbalzi e 5 recuperi, vivendo una serata ispiratissima al tiro (13/24 dal campo, 5/6 dalla lunga distanza) nonostante quella pessima dei suoi compagni (3/23 da tre per tutti gli altri). Non a caso gli altri due giocatori in doppia cifra dei leader della Eastern Conference sono i due lunghi, Serge Ibaka (18 punti) e soprattutto Jonas Valanciunas, autore di 18 dei suoi 26 punti (massimo stagionale) nel solo ultimo quarto dopo aver avuto problemi di falli a inizio gara. I due lunghi hanno dato una grossa mano nel contribuire al +20 con cui i Raptors hanno chiuso nel conteggio dei punti in area (62-42), ma i canadesi sono riusciti a fare la differenza anche nei punti in contropiede (28-12) e soprattutto in quelli da palla persa, punendo i 21 errori dei Sixers con ben 27 punti.

Minnesota Timberwolves – Charlotte Hornets: 121 – 104

E pensare che coach Thibodeau aveva fatto una fatica bestiale a trattenere Jimmy Butler a Minneapolis. A saperlo prima, avrebbe scelto di farlo andare via con largo anticipo, liberando così i T’wolves da un peso ingombrante e liberando l’aria in spogliatoio e sul parquet. Minnesota infatti è rinata, come dimostra il successo raccolto contro Charlotte grazie ai 35 punti segnati da Karl-Anthony Towns, a cui si aggiungono i 26 di Andrew Wiggins, al suo massimo in stagione. Per i T’wolves è la sesta vittoria nelle ultime sette gare, tutti arrivate da quando Butler ha spostato il suo domicilio in Pennsylvania. Towns è il protagonista della serata, a dimostrazione di quanto abbia beneficiato di questo cambio d’equilibrio all’interno del roster: per lui ci sono anche 12 rimbalzi e ben sei stoppate (il suo massimo in carriera, non la specialità della casa). “Tutto è cambiato, si parla in spogliatoio e ognuno si sente libero di spiegare le proprie ragioni”, sottolinea Wiggins, senza preoccuparsi troppo di non fare riferimenti con il passato. Una gara in equilibrio per tre quarti, in cui a pesare è il parziale da 35-18 arrivato nel quarto periodo a favore dei T’wolves, con Charlotte che non va oltre i 18 punti di Nicolas Batum e i 15 con cinque assist e -21 di plus/minus di Kemba Walker.

New Orleans Pelicans – Dallas Mavericks: 132 – 106

Anthony Davis per una volta non è stato così proficuo a rimbalzo come al solito, ma nulla di preoccupante lo ha portato a storcere il monociglio. No, DeAndre Jordan si ferma a due punti segnati. A rubargli la scena è il suo compagno di squadra, Julius Randle, protagonista in un’altra super partita in cui parte in quintetto a causa dell’assenza di Nikola Mirotic. L’ex Lakers segna gli stessi punti di Davis (27, chiudendo con un semi-perfetto 11/16 dal campo), a cui aggiunge però ben 18 rimbalzi, in una sfida in possesso dei Pelicans già prima dell’intervallo lungo. A preoccupare Davis non sono tanto i soli quattro rimbalzi raccolti (ben nove al di sotto della sua media), ma la storta alla caviglia arrivata nel terzo quarto dopo che Dorian Finney-Smith gli è salito sul piede: “Sto bene”, rassicura a fine partita, mentre Dallas dall’altra parte raccoglie i cocci di una squadra stanca a causa del back-to-back e incapace di vincere lontano dall’American Airlines Center (2-9 il record dei texani fuori casa).

Milwaukee Bucks – Detroit Pistons: 115 – 92

Per vincere e restare al vertice della Eastern Conference bisogna saper variare, avere diverse armi a disposizione e riuscire di volta in volta a tirare fuori quella giusta. Non sempre si può vincere grazie a una super prestazione di Antetokounmpo e Milwaukee contro Detroit ha dimostrato di poterne fare a meno. A guidare i Bucks infatti è Eric Bledsoe, che pareggia il suo massimo in stagione a quota 27 e a cui si aggiungono i 15 del candidato MVP greco, in una partita in cui gli ospiti hanno inseguito dall’inizio alla fine. Milwaukee vince tutti e quattro i quarti, non mollando mai la presa in una partita in cui i Pistons si aggrappano a Blake Griffin, autore di 31 punti e sette rimbalzi (che dopo tre quarti alza come tutto il resto della squadra bandiera bianca). Per Detroit è la seconda sconfitta in fila, che tuttavia lascia i Pistons al quarto posto a Est e saldamente in zona playoff. Due gradini più su ci sono i Bucks: l’alternativa più convincente ai Raptors al momento sono loro.

Atlanta Hawks – Washington Wizards: 117 – 131

Il miglior Bradley Beal della stagione basta e avanza agli Wizards per battere a domicilio gli Atlanta Hawks, impegnati nel diventare a tutti i costi la peggior squadra NBA. Il n°3 di Washington segna 36 punti, il suo massimo in stagione, a cui aggiunge anche nove assist e sei rimbalzi. Non un caso visto che John Wall è assente per “motivi personali” e la responsabilità di riflesso ricade tutta sulle sue spalle. Un gruppo vitale, motivato, quasi a voler mostrare la differenza nel gioco e nella resa collettiva senza l’All-Star. Alla sirena finale sono 35 assist, tutt’altro che scontati nonostante l’avversario abbordabile. In questa stagione fatta di difficili sali-scendi infatti, nessuna partita è scontata per Washington. Un indizio quindi che coach Brooks dovrà tenere a mente: “Ti ricordi quella gara ad Atlanta, senza John Wall, come abbiamo giocato bene?”.