NBA: un’ottima Philadelphia batte Denver; Golden State vince ancora contro Phoenix; brutta battuta d’arresto per i Nets; Drummond dominante nel successo su NY

Fonte: SkySport

 

Philadelphia 76ers – Denver Nuggets: 117 – 110

Nella serata dell’esordio a Philadelphia dei nuovi “Big 4” – con il debutto di Tobias Harris accanto a Ben Simmons, Joel Embiid e Jimmy Butler (sotto gli occhi di Julius Erving, Allen Iverson e Moses Malone, che ha visto ritirata la sua maglia n°2) – ad approfittarne è stato J.J. Redick, il quinto membro del quintetto base di coach Brown che ha chiuso la sua serata con il suo massimo stagionale a quota 34 punti, in 33 minuti. Il tiratore di Duke ha evidentemente dimostrato di gradire un assetto in cui i suoi quattro compagni di rotazione attirano la maggior parte delle attenzioni delle difese avversarie: Redick ha messo a referto un ottimo 11/15 al tiro, con 6/7 da tre punti. Con tanti volti nuovi in squadra dopo i movimenti alla trade deadline – oltre a Harris hanno fatto il loro esordio in maglia Sixers anche Boban Marjanovic, Mike Scott e James Ennis (rimandata invece la prima di Jonathon Simmons) – le attenzioni di tutti erano però per la prima gara dell’ex giocatore dei Clippers, che ha risposto alle attese in maniera molto positiva, finendo con 14 punti e 8 rimbalzi. Altri 22 sono arrivati dalle mani di Jimmy Butler, perfetto dalla lunetta con 14/14, mentre Joel Embiid (non al massimo per via di un’influenza intestinale) ha chiuso comunque in doppia doppia con 15 punti e 12 rimbalzi. Il mini giro a Est dei Nuggets – dopo i ko contro Detroit e Brooklyn – si conclude con la terza sconfitta in fila, una striscia negativa che vede distanziarsi i Golden State Warriors in vetta alla Western Conference ma che può essere in parte spiegata con le assenze importanti di due giocatori da quintetto come Gary Harris (inguine) e Paul Millsap (caviglia). A niente allora è valsa la undicesima tripla doppia stagionale dell’All-Star dei Nuggets Nikola Jokic, autore di 27 punti, 11 assist e 11 rimbalzi. Ne ha aggiunti 23 Jamal Murray.

Phoenix Suns – Golden State Warriors: 107 – 117

Se ci sono delle partite che i Golden State Warriors possono permettersi di prendere sotto gamba, sono quelle contro i Phoenix Suns. Sono ormai 18 gare consecutive che i campioni in carica battono gli avversari dell’Arizona, la seconda striscia più lunga nella NBA dietro quella da 21 degli Oklahoma City Thunder contro Philadelphia. Una “maledizione” che però i Suns hanno rischiato di spezzare, arrivando all’ultimo quarto sorprendentemente avanti di tre lunghezze e senza trovarsi più davanti Draymond Green, espulso per due tecnici a metà secondo tempo. Nella frazione finale però Steph Curry si è scrollato di dosso una pessima prestazione al tiro (2/12 nei primi tre quarti) segnando 10 dei suoi 20 punti, appena dietro ai 25 di Klay Thompson e ai 21 di Kevin Durant e davanti ai 18 di DeMarcus Cousins. “Hanno giocato nettamente meglio di noi per tutta la sera” ha detto coach Steve Kerr, che perde facilmente la pazienza quando vede partite del genere dei suoi. “L’unico motivo per cui abbiamo vinto è perché abbiamo molto più talento”. Con Devin Booker ancora ai box per una noia al bicipite femorale, i Suns si sono appoggiati a un Kelly Oubre da 25 punti e un Deandre Ayton da 23, a cui si sono aggiunti i 19 a testa di Mikal Bridges e Josh Jackson.

Brooklyn Nets – Chicago Bulls: 106 – 125

In casa Nets l’unica nota lieta nella sconfitta contro una delle peggiori squadre NBA è il ritorno in campo di Caris LeVert, che in soli 15 minuti di campo mette a referto 11 punti. Per il resto coach Atkinson vuole dimenticare la prestazione dei suoi (“Dal primo all’ultimo giocatore hanno fatto meglio di noi”), che soprattutto difensivamente non hanno avuto risposte contro una versione dei Bulls capace di chiudere con oltre il 54% dal campo e il 50% da tre punti, segnando oltre 100 punti per la 17° gara in fila. A guidare Chicago un Lauri Markkanen da 31 punti e 18 rimbalzi, con 11/18 al tiro e 4/7 da tre punti; molto positivo anche l’esordio in maglia Bulls di Otto Porter, autore di 18 punti, mentre 23 li ha aggiunti Zach LaVine. Per gli ospiti una rara vittoria dopo due sconfitte consecutive, in una stagione davvero difficile che li ha visti soccombere in 16 delle ultime 19 gare.

Detroit Pistons – New York Knicks: 120 – 103

Detroit va sopra di 21 già nel secondo quarto ma dopo la reazione dei Knicks (che pareggiano il punteggio nel terzo periodo) deve rivincerla nell’ultimo periodo: ci riesce grazie a un superlativo Andre Drummond, per la nona volta in stagione – la 29° in carriera – con almeno 20 punti e 20 rimbalzi (chiude a quota 29+20), una prestazione che condanna New York alla 15° sconfitta in fila. In casa Pistons ci sono anche 26 punti di Blake Griffin e 20 con 8 assist di Reggie Jackson mentre nel disastro di una stagione che in casa Knicks ormai ha senso solo guardando al Draft e alla potenziale scelta di Zion Williamsons, si fa notare l’esordio di Dennis Smith Jr. (arrivato da Dallas) autore di 31 punti. Detroit, alla terza vittoria consecutiva, ha invece ora solo una sconfitta in più di Miami, che occupa l’ottavo e ultimo posto a Est in vista dei playoff.