No more excuses (di Carlo Fabbricatore)

Danilo Gallinari, Marco Belinelli Foto Ciamillo-Castoria

Bando agli indugi: troppe sterili polemiche attorno alla Nazionale di basket! Credo che i giocatori attuali, lautamente pagati dai loro club (NBA ed Euroleague), abbiano il diritto di scegliere se giocare o meno senza dover essere criticati. Soltanto i finti ingenui possono sostenere che gli interessi economici, estremamente rilevanti, non siano preponderanti nelle scelte: scordiamoci il passato!

La Federazione auspica che le squadre aumentino l’impegno nei settori giovanili ma poi ricorre per la Nazionale all’uso di Buns e Brooks notoriamente provenienti dai vivai del Bel Paese. Come interpretare queste scelte?

La mancata qualificazione, ormai cronica, alla fase finale dei Mondiali sarebbe un’altra catastrofe sportiva visto il numero enorme di squadre che parteciperanno all’atto finale. A chi verrà imputato l’eventuale insuccesso?

I Commissari Tecnici delle squadre Nazionali si battono per fare schierare i giovani italiani in campionato ma quando erano allenatori di club, per vincere, non mi sembra abbiano seguito questa linea di pensiero. Verità nascoste.

L’allenatore della Nazionale entra in rotta di collisione mediatica con alcuni giocatori assenti ma i dirigenti restano in un imbarazzante silenzio. Sarebbe opportuno sentire la loro voce!

Vox populi, vox Dei: molte società sono in difficoltà finanziarie; le verifiche saranno più accurate oppure si proseguirà ad personam? Non reputo corretto continuare ad ignorare il problema dato che il doping finanziario altera il campionato.

Le società sono libere di scegliere i giocatori oppure sono condizionate dagli agenti come nel calcio? Troppi giocatori e allenatori sono gestiti dalle medesime agenzie: conflitto d’interesse nelle scelte? Inizieremo ad avere anche noi, per non farci mancare nulla, i consulenti di mercato?

L’Olimpia la “più amata dagli italiani”? Sicuramente la strafavorita per la vittoria in campionato. L’Armani Milano ha un grandissimo proprietario, una società strutturata e un roster di primissimo livello. Il club ha investito molto su giocatori come James, Nedovic, Brooks, … e la naturale conseguenza non può che essere l’approdo alle Final Four di Euroleague. Un risultato deludente in Europa non sarebbe in linea con le aspettative e gli investimenti fatti dalla proprietà. Non ci si può più nascondere dietro all’inesperienza oppure ad altre amenità: la squadra deve essere competitiva ai più alti livelli europei.

La riforma per rendere sostenibili i campionati è imprescindibile: troppe squadre. Nella LBA che deve rappresentare l’eccellenza del nostro sport non sono più accettabili club che non siano in linea con le norme amministrative. Il numero delle squadre della LNP sono troppe e la soluzione più logica è ridurle. I costi per club che di fatto dovrebbero essere dilettantistici sono esagerati. Rendiamo la seconda serie una lega di sviluppo dove realmente i giovani possano mettersi in luce. Evitiamo di avere un campionato dove la differenza la fanno i trentacinquenni e oltre.

Non sprechiamo piazze solide come Trento, Venezia e poche altre precludendo loro la partecipazione alle competizioni internazionali organizzate da Euroleague. Il tutto per una stolta guerra di potere dove le perdite economiche dei club sono considerati danni collaterali.

Non nascondiamoci dietro a un dito, pochissimi club italiani sono strutturati economicamente per competere ad alti livelli in Europa e i pessimi risultati della Nazionale sono una diretta conseguenza della debolezza del movimento.

Il movimento è in crescita come qualcuno continua a dire? Non illudiamo gli appassionati.

Luce in fondo al tunnel? Molto poca.

Carlo Fabbricatore