Non una lavagna tattica ma un comodo lettino per la guida della Nazionale italiana di R.Baldini

Alla fine la margherita azzurra è rimasta con l’ultimo petalo con su scritto “Romeo Sacchetti”. Sarà lui il timoniere della Nazionale italiana post Messina e quindi post Europeo 2017.

La scelta è chiara della Federazione e per certi versi condivisibile: il nuovo corso depurerà l’ambiente di tutte le scorie psicologiche di anni complessi (che Dio mi punisca facendo vincere la competizione all’Italbasket), figli della frustrazione che ha consumato la libertà d’espressione, che ha appesantito il lavoro più bello del mondo creando “mostri” irriconoscibili. L’effimero scenario dei social o di un giornalismo allineato dipingeva un quadro idilliaco del gruppo azzurro, sfregiato dalle bizze di Hackett e Gentile, dai mali di pancia nei confronti di Belinelli, dal pugno in ultima battuta dell’ineccepibile Gallinari. Sono squarci in una tela che fa fatica a restaurarsi, nemmeno sotto le sapienti mani di illuminati allenatori. Non è una questione di schemi sbagliati, di scelte tattiche più o meno puntuali e men che meno cambi mal gestiti; c’è un profondo male incistato nella testa dei giocatori che condiziona tutti gli aspetti del gioco.

Meo Sacchetti ha fatto della psicologia (non studiata, ma innata) il mantra per mietere successi professionali quale timoniere di diverse squadre. Capire i propri giocatori, metterli nelle migliori condizioni per esprimere la propria pallacanestro, senza eccessivi vincoli tattici; istinto contro ragione, la nuova Italia sarà più simile ai Golden State Warriors che ai San Antonio Spurs (non c’è ovviamente riferimento a coach Messina).

Torna quindi anche la figura del selezionatore più di quella del tecnico “old school”, un chimico in grado di assemblare elementi compatibili, lo psicologo in grado di far divertire il gruppo. L’abbiamo scritte in mille modi che le ultime nazionali avevano il tasso tecnico qualitativo (attenzione, tasso tecnico, non personalità) più elevato di sempre, si tratta di sprigionarlo utilizzando l’ultima “cura” possibile. Dopo il “mantra sacchettiano”… solo Lourdes.

p.s. Il presente testo verrà utilizzato come manifesto a corollario della crocifissione del sottoscritto dopo il trofeo alzato dali azzurri al Sinan Erdem Dome di Istanbul il 9 settembre 2017.

Raffaele Baldini (www.cinquealto.com)