Paul Biligha: «Razzismo anche nel basket, ma è sbagliato bloccare le partite»

Paul Stephane Biliga

Fonte: Il Gazzettino

Paul Billigha tratta un argomento delicato come il razzismo:

«In alcune partite i cori ci sono stati e li ho sentiti bene. Ma nulla di più delle discriminazioni che vengono fatte anche nei confronti di chi abita nel Sud Italia o in altri Paesi. Purtroppo fa parte del nostro mondo, c’è gente che interagisce così con alcuni giocatori per cercare di deconcentrarli».

Il basket sembrerebbe escluso…

«Sicuramente nel calcio c’è maggior discriminazione rispetto a quella che ho incontrato nella mia carriera. Ma non limiterei il fenomeno a uno sport né all’ambito italiano, i cori li ho sentiti anche sui parquet europei».

Italia

«La differenza sostanziale con gli Stati Uniti sta nel modo di vivere lo sport e nella cultura di base. In America qualsiasi disciplina viene vista come un divertimento, la gente tifa per la propria squadra e sostiene i propri giocatori. In Italia, invece, le persone vivono gli appuntamenti in maniera più “passionale” e spesso si fanno condizionare dai risultati o trascinare dagli istinti».

Interrompere le partite

«Non è la soluzione. Sarebbe ragionare di pancia e non di testa. Pratichiamo sport a livello professionistico, facciamo uno dei lavori più belli al mondo e regaliamo emozioni e spettacolo. Non è giusto che per un manipolo di 15 persone che si comportano illegalmente si vada a penalizzare la stragrande maggioranza dei tifosi che vogliono solo godersi lo spettacolo. Se si interrompessero le partite nelle quali si alzano cori discriminatori temo che ne arriverebbero davvero poche a termine».

Cosa si prova a sentirsi offesi?

«Purtroppo ci fai l’abitudine. E innegabile non faccia piacere, ma in campo penso solo a dare il meglio e portare il mio contributo alla squadra per vincere. Che sulle tribune urlino ciò che vogliono, i problemi sono di chi pensa di poter offendere e non miei».

Esiste il razzismo in Italia?

«È un ragionamento più esteso. Di sicuro fa notizia quando nello sport ma non vedo differenze rispetto a quando certe parole escono al bar, al cinema, a un concerto. Reagire? Non porterebbe a niente».