Philadelphia, da Simmons ad Embiid ai tiratori. Ora serve il passo più difficile (di C.Limardi)

I playoffs smascherano fino alle estreme conseguenze la reale consistenza di una squadra. Ora è probabile che sottoposti alla cura tattica di Brad Stevens e dei Boston Celtics, i Sixers abbiano denunciato limiti più evidenti di quelli reali. Ma è vero che contro una squadra priva di due starter e un solido cambio come Dan Theis, priva in gara 1 di Jaylen Brown, Philadelphia avrebbe potuto fare decisamente meglio di una onorevole ma inequivocabile resa in cinque gare. Soprattutto pensando ai Sixers come alla prima alternativa a est dei Celtics del prossimo quinquennio. Il che è già ovviamente un clamoroso successo pensando alle premesse e al recente passato.

BEN SIMMONS – Per tutta la stagione regolare e ancora nella serie vinta contro Miami, Simmons aveva offerto un clinic su come un grande point-man di 2.08 ufficiali possa emergere nella NBA pur in totale assenza di un tiro da fuori di qualsiasi livello. I paragoni con il primo Magic Johnson – credibili come capacità di creare gioco e scatenare il contropiede dal rimbalzo difensivo – sono fuori luogo. Magic perfino da rookie aveva un tiro piazzato dalla media apprezzabile e a quei tempi efficace. Nel corso della carriera è arrivato ad essere un eccellente tiratore da fuori sia pure senza saltare. Oggi Simmons non ha nulla ed è limitato anche dalla lunetta. Il suo gioco è basato sulla creatività in campo aperto e la capacità di attaccare gli spazi in transizione. È così ricco di talento, fisico e immaginazione che queste qualità sono state molto più che sufficienti per portarlo in un solo anno tra i grandi della Lega. Ma contro una squadra organizzata come i Celtics è in sostanza naufragato. I Celtics hanno la miglior difesa della Lega per rientrare in difesa (quindi zero opportunità in contropiede e pochissime in transizione per Simmons) e riempire l’area. Così Simmons è andato a sbattere contro un muro, spesso forzato a prendere decisioni in salto oppure a fermarsi in area per cercare qualcuno a cui passare la palla. Ovviamente riempire l’area spesso significa esporsi al tiro da fuori. Ma i Celtics sono abbastanza bravi da poter riempire l’area è coprire comunque i tiratori avendo scelto contro i Sixers di non raddoppiare mai Joel Embiid. Il piano difensivo dei Celtics ha confuso e infine dominato i Sixers. Simmons dovrà risolvere i suoi problemi di tiro (zero tiri da tre reali presi in stagione, cioè escludendo i buzzer-beater obbligati) gradualmente e almeno in parte. Philadelphia nei playoffs aveva abbastanza tiratori da aprire il campo nel modo migliore ma non è bastato neppure quando in campo aveva letteralmente tre specialisti come JJ Redick, Marco Belinelli ed Ersan Ilyasova.

BRETT BROWN – Il coach ha portato Philly da zero alla semifinale di Conference e oltre le 50 vittorie stagionali. Entra nell’ultimo anno di contratto ma si sta discutendo di un’estensione che si è conquistato sul campo (il suo primo assistente Lloyd Pierce però ha lasciato per fare il capo allenatore ad Atlanta). Ma il confronto con Stevens è stato impietoso. Brown dovrà dimostrare presto di essere un avversario credibile perché Stevens non andrà via da Boston e in una probabile rivincita nei playoffs Brown dovrà fare meglio. Altrimenti i Sixers andranno altrove. E’ spietato e inevitabile.

I TIRATORI E IL MERCATO – La striscia di Philadelphia, 16 vittorie consecutive per chiudere la stagione regolare, è maturata in coincidenza degli arrivi da Atlanta di Belinelli e Ilyasova. Accerchiare Simmons ed Embiid di tiratori, incluso Redick, ha decongestionato le aree e migliorato l’attacco dei Sixers. Ma tutti e tre gli specialisti di Philadelphia hanno il contratto in scadenza. Tutti e tre vorrebbero rimanere e tutti e tre sono utili alla causa. Ma Philadelphia deve spendere in modo intelligente i propri soldi. Il contratto annuale di Redick, 23 milioni di dollari, si spiega con la volontà di non impegnarsi a lunga scadenza bruciando spazio salariale. Al momento i Sixers hanno 25 milioni disponibili e la possibilità di aprirsi fino a 32 milioni il che li rende competitivi per qualsiasi free-agent incluso LeBron James e in alternativa Paul George. Ma a quel punto dovrebbero completare il roster con giocatori di basso profilo e salari relativamente mediocri. Redick svanirebbe immediatamente, ad esempio.

BRYAN COLANGELO – Il general manager ha ereditato il “Processo” di Sam Hinkie e si è mosso bene in generale. Le addizioni prima di Redick e poi di Belinelli e Ilyasova denotano una capacità di individuare i giocatori giusti per il sistema che il suo matematico predecessore probabilmente non aveva. Colangelo non avrebbe mai preso tre centri in tre draft diversi come ha fatto Hinkie con Nerlens Noel, Joel Embiid e Jahlil Okafor. Ma su Colangelo pesa come un macigno lo scambio dell’estate scorsa con Boston. Impossibile non notare che i Sixers hanno ceduto una prima scelta a Boston per avere Markelle Fultz lasciandogli prendere Jayson Tatum. Oggi Tatum è una star, la prima scelta un asset importante e Fultz nella semifinale di conference non ha giocato. Fultz è essenziale per il futuro dei Sixers: se tornasse il tiratore creativo che i Sixers pensavano di aver preso, l’eventuale partenza di Redick sarebbe indolore. Se Fultz fosse un bluff, il problema sarebbe diverso. Contro Boston, ha funzionato meglio TJ McConnell in regia, con o senza Simmons. Per chi ricorda i primi anni di Magic Johnson ai Lakers: aveva Norm Nixon accanto. Aveva la palla in mano ma non sempre. A Simmons potrebbe servire Fultz o persino un McConnell per allentare la pressione. Ma ormai è chiaro che i Sixers sono arrivati ad un punto di non ritorno. Come ha detto Brown con un po’di talento in più l’ultimo salto è realizzabile. E presto.

JOEL EMBIID – Anche per lui è probabilmente finita la luna di miele. Embiid è già un giocatore straordinario, probabilmente più decisivo al momento sul versante difensivo che offensivo. In attacco sa fare tutto discretamente bene ma non è esplosivo o veloce come Anthony Davis che potrebbe essere il suo bersaglio. Ma Boston è riuscita a neutralizzarlo nei limiti del possibile senza doverlo raddoppiare, con la marcatura singola di Aron Baynes. Quindi i Sixers non si sono presi vantaggi di squadra dalla sua presenza. Embiid piace a tutti per lo spirito, l’entusiasmo, per come comunica e come gioca. Ma il suo livello di condizionamento è considerato modesto e in attacco ha bisogno di un’arma. Come ha detto Luke Walton difendere su di lui è un problema perché pericoloso dentro e fuori, bravo a passare la palla. Ma nella realtà non è ancora un tiratore che non puoi permetterti di abbandonare.

Il salto di qualità finale è sempre il più difficile per i singoli e per le squadre. I Sixers devono spendere bene i loro soldi, scegliere i gregari giusti, domandarsi se Brett Brown può essere il loro Phil Jackson o se invece si tratti di un Doug Collins da sostituire prima di tentare l’assalto al titolo sul serio, capire bene cosa sia Markelle Fultz e pretendere dalle due star designate i miglioramenti che servono perché siano davvero due dei primi 10 giocatori della Lega.

Claudio Limardi

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