Il post carriera dei giocatori è veramente sereno? di Carlo Fabbricatore

Nell’immaginario collettivo le superstar dello sport sono gli eroi moderni. I super campioni guadagnano cifre importanti e sono al centro dell’attenzione pubblica e mediatica mentre tutti gli altri “comprimari” sono il corollario silente, quasi delle ombre senz’anima.

In questi giorni ho ricevuto alcune telefonate da ex atleti che non stanno attraversando periodi felici. Purtroppo molti ex giocatori e giocatrici anche di primissimo livello sono stati abbandonati al loro difficile destino. Istituzioni Sportive, Club e Associazione Giocatori non stanno facendo nulla per salvaguardare il post carriera degli atleti e questo a mio giudizio è molto grave.

Quando giochi sei una risorsa e le società ti coccolano ma quando smetti raramente le società hanno memoria degli ex.

Difficilmente ho visto o sentito qualcuno, anche dell’Asso Giocatori, sensibilizzare gli atleti a pensare al fine carriera: i giocatori meno pensano e più sono produttivi. Le coperture assicurative non sono sufficienti a garantire un futuro dignitoso.

I procuratori aiutano realmente i loro assistiti nel post carriera o si limitano a farli sottoscrivere dei contratti quando giocano?

Vivo da sempre nel mondo sportivo, ho visto passare generazioni di giocatori ma i problemi sono sempre gli stessi. E’ molto difficile allenandosi quattro ore al giorno condurre una vita extra sportiva che permetta di iniziare un percorso lavorativo che prepari ad affrontare il futuro una volta finita la carriera agonistica. Manca totalmente una reale connessione tra sport, scuola e mondo del lavoro. Molte discipline olimpiche dilettantistiche “usano” i corpi sportivi militari per retribuire gli atleti esattamente come accadeva nell’Est Europa prima del crollo del muro. La pallacanestro non gode di questa agevolazione. I giocatori della LBA sono professionisti e quindi fruiscono delle coperture di legge ma poiché la carriera di un giocatore professionista mediamente non supera i 10/15 anni è difficile maturare una pensione dignitosa. Tutte le altre categorie sono dilettantistiche compresa la LNP, i cui giocatori hanno gli stessi impegni dei colleghi della serie superiore ma guadagni non sufficienti a garantire un futuro sereno.

Perché le Federazioni non predispongono un programma con psicologi e con ex atleti per affrontare questi spinosi problemi? Lo sport ti porta a estraniarti dalla realtà e sarebbe opportuno che degli operatori specializzati aiutassero i più giovani a pensare al futuro post carriera agonistica.

Vediamo troppi giocatori trascinarsi, per sbarcare il lunario, fino a 40 anni in categorie minori: fermiamo questi scempi.

Un’idea potrebbe essere istituire un fondo previdenziale che vada a tutelare le esigenze di tutti quegli ex che sono stati sfortunati. E’ soltanto un’utopia pensare di creare una struttura dove quelli non autosufficienti dal punto di vista economico possano vivere in modo sereno? Sport e spettacolo hanno gli stessi problemi: aiutiamoci reciprocamente.

Credo sia opportuno dare dignità a tutti gli ex atleti.

Istituzioni, Lega, Asso Giocatori e media fate uscire dal cono d’ombra tanti ex giocatori. Vogliamo gridare convinti: Fieri del Basket!

Non chiederti cosa la Pallacanestro può fare per te, chiedi cosa puoi tu fare per la Pallacanestro.

Carlo Fabbricatore