Quel solco tracciato dalla Milano D’Europa (di Raffaele Baldini)

Vladimir Micov Foto Ciamillo-Castoria

Premessa d’obbligo: la vittoria dell’Armani al Pireo fa una prova, ma gli indizi precedenti hanno un peso specifico maggiore. La vittoria a Podgorica, il primo tempo con il Real Madrid sono stati il viatico alla prestazione impeccabile contro l’Olympiacos. Rimarco anche il fatto, per onestà intellettuale, che la squadra di coach Blatt ha presentato tutto il peggio di sé in quaranta minuti di abulia generale; la versione di uno Spanoulis totalmente fuori giri è la cartina tornasole di una prestazione ellenica non consueta.

Detto questo il primo messaggio che arriva guardando la nuova Olimpia Milano è che deborda di personalità: Mike James e Nemanja Nedovic che, dopo un canestro subito vanno nella metà campo opposta per restituire l’affronto, è quanto di più utile per una squadra che deve in primo luogo riacquistare l’autostima dopo anni di insuccessi in Eurolega. Vlado Micov poi ha raggiunto il nirvana cestistico: faccia da impiegato bancario appena sveglio, emozioni controllate, sforzo fisico calibrato, letture offensive perfette e una mano educata… niente di meglio da sfruttare a 33 anni. Con dei punti di riferimento del genere, è molto più facile per Della Valle e soci prendersi il proprio tiro, essendo più leggeri, avendo le spalle coperte da cotanti “gendarmi”.

Fa ancora un po’ fatica sotto canestro la squadra di Pianigiani, Kaleb Tarczewski è un bronzo per ora troppo “pulito” nel modo di interpretare la pallacanestro europea, differente da quello di Arturas Gudaitis, un diesel che appena inquadra il proprio avversario di turno lo mangia come una mantide (senza prima accoppiarsi ndr.).

L’impianto funziona perché c’è pericolosità diffusa, nonostante esistano ancora delle falle difensive importanti, limabili con l’allenamento; anche se l’attitudine di alcuni giocatori (James, Nedovic, Della Valle, Kuzminskas) non è proprio gladiatoria. Cosa non trascurabile se si vuole puntare in alto.

Sarebbe anche ora di dare meriti indubbi alla direzione tecnica (compresi Massimo Cancellieri e Mario Fioretti ndr.): non è raccogliendo figurine che si ha in automatico una squadra vincente. Anzi, spesso le personalità forti creano nell’alchimista difficoltà di assemblaggio, un certosino bilanciamento fra attori protagonisti abituati alla parte principale. La gestione dei cambi è stata magistrale di coach Simone Pianigiani, i time out puntuali e soprattutto la capacità di trovare la chiave tattica nei momenti (pochi) di difficoltà.

La vittoria di 24 punti al Pireo non può esser figlia solamente di una serata ispirata al tiro, né giustificata dalla scarsa vena avversaria (anche perché c’è chi fa giocar male di fronte), penso che le prime tre uscite di Eurolega stiano tracciando un percorso virtuoso che può portare l’Armani molto avanti nella competizione. C’è però una controindicazione: se la squadra pensa di essere “arrivata”, allora saremo spettatori del consueto slancio iniziale preludio ad un successivo sgonfiamento.

Chi ben comincia però…

 

Direttore Raffaele Baldini