Riduciamo il mercato, recuperiamo allenatori coraggiosi e GM! di R.Baldini

Ho già espresso la mia opinione sulla pallacanestro moderna fortemente deresponsabilizzata. Dai vivai abbandonati a competenze imberbi e dopolavoristiche (non è colpa loro ndr.) ai regolamenti adattati alle pressioni NBA (vedi infrazione di “passi”), passando per quel mercato aperto h24 in cui  la merce viene ciecamente presa un tanto al chilo. Sarà un caso ma la figura del General Manager si è affievolita con la sproporzionata possibilità di sbagliare in sede di costruzione delle squadre. La stessa figura del GM è stata inghiottita presuntuosamente da allenatori saliti sul pulpito. Eh si, il ragionamento non fa una grinza: “se ho infinite possibilità di provare e cambiare il materiale a disposizione, dovendolo allenare, lo scelgo io.”

Potrebbe essere la chiosa alla triste fine di un ruolo che nella pallacanestro ha scritto pagine di storia, se non fosse che il risultato odierno è simile ad un’ accozzaglia di giocatori assemblati, smontati e rimontati senza che l’allenatore riesca a memorizzare il nome di battesimo. Non è quindi solo il vituperato pick and roll ad aver svilito l’impianto tattico, bensì anche la porta girevole del mercato con individui diversi costretti ad imparare una lingua (cestistica ndr.) in pochissimo tempo. Chi ne viene fuori indenne? La fortunata e casuale combinazione chimica nella costruzione del roster e un allenatore psicologo abile a far coesistere l’estro degli attori protagonisti.

Troppo poco, qua si deresponsabilizza anche l’allenatore. Torniamo quindi ad una finestra di mercato invernale, due soli cambi possibili ed eventualmente un terzo solo ed esclusivamente per ragioni di salute (infortunio grave accertato da responso medico); nessun passaggio fra categorie. In prima battuta sarebbe esaltato il lavoro di chi ha operato bene in sede progettuale; tornerebbe ad avere un senso il ruolo di General Manager, l’addetto ai lavori in grado di cucire il vestito migliore per il proprio coach, quello capace di calibrare tutti i micro aspetti (poi decisivi!) che governano un atleta in funzione del gruppo. Non bastasse questa chirurgica operazione estiva, neanche dopo i rattoppi in corso d’opera (inverno), ecco che l’ALLENATORE riprenderebbe lo scettro, forte del ruolo di timoniere, costretto ad adoperarsi per studiare le alchimie tattiche necessarie per arrivare ad una quadra.

Insomma si torna a gerarchizzare una società di basket, ruoli ben definitivi e non equivocati, nessun figlio di papà improvvisato ma competenze maturate con la gavetta. Allenatori senza troppi alibi e chiamati a mettere del proprio, osando per cause di forza maggiore. Società dedite alla cura dei propri vivai, consce di quanto potrebbe risultare decisivo l’innesto di un giovane cresciuto in casa (ed evitare qualche fallimento). In ultima battuta la piena riconoscibilità della squadra da parte degli appassionati, liberi di immedesimarsi nei propri idoli.

Rendiamo il basket meno isterico, torniamo a pensare e progettare pallacanestro.

 

Direttore Raffaele Baldini