Rivalutare le conoscenze! Prof. Mondoni

Maurizio Mondoni

Nella scuola, nello sport e nella formazione bisogna rivalutare le conoscenze, purtroppo invece, va per la maggiore un modello culturale, un paradigma tecnico-scientificizzante, 2.0, 3.0, secondo cui il passato è qualcosa di evitabile.

Considerazioni personali da un articolo di Bruno Giurato

Studi sempre più specializzati, acquisizione di “competenze” sempre più precise, studenti che escono dall’Università (o anche dalle Scuole Secondarie di 2° grado) in possesso di una professionalità spendibile subito, Istruttori e Allenatori sportivi “indottrinati” e non formati adeguatamente per Educare. Sono questi i desideri proibiti di chi frequenta le scuole e di chi frequenta i Corsi di Formazione indetti dalle Federazioni Sportive.

Ma siamo sicuri che sia la strada giusta?

Siamo sicuri che l’essere consegnati alle diverse specializzazioni e alle tecnicità sia l’unico modello culturale sensato da esportare?

Bisognerebbe ricordarsi più spesso di un aforisma di Goethe, che recita più o meno così: “Le discipline si autodistruggono in due modi, o per l’estensione che assumono, o per l’eccessiva profondità in cui scendono”. La tendenza che si sta affermando nei sistemi Educativi in generale in tutto il mondo, ma in particolare in Italia, è educare a “competenze” piuttosto che a “conoscenze”. Diceva Dante Alighieri: “Fatti non fosti a viver come bruti, ma per seguir virtute et competenza?” E’ un’idea perversa sostituire la parola “canoscenza” (conoscenza) con “competenza”, come è stato fatto dai pedagogisti “nostrani”, quando sono state portate avanti le passate riforme scolastiche e le innovazioni metodologiche nello sport. Abbiamo bisogno di Insegnanti, di Istruttori e di Allenatori con uno sguardo generale, non bastano le conoscenze specialistiche, approfondite quanto si vuole, ci vuole una visione molto più ampia, a 360°. Ora va per la maggiore un modello culturale, un paradigma tecnico-scientificizzante, 2.0, 3.0, 4.0 secondo cui il passato è qualcosa di evitabile. A cosa serve il passato? Il passato, cioè la Storia dell’arte, serve, eccome se serve. A quelli che dicono che il passato non serve a nulla, vorrei proporre di essere sottoposti all’espianto del proprio cervello, in modo che non sappiano più chi sono, chi sono i loro genitori, cosa hanno fatto prima. Il nostro presente, le parole che usiamo anche per fare conversazione provengono dal nostro passato. Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo! Oggi la realtà è costruzione del futuro nel presente, utilizzando ingredienti che provengono dal passato e se ignoriamo questo siamo culturalmente morti. Il passato non è nostalgia o un atteggiamento reazionario, ma è una forza critica per non essere schiacciati dalle ideologie. Pierpaolo Pasolini usava una formula bellissima: “La forza rivoluzionaria del passato è un serbatoio di possibilità e di idee”. Il passato ci svela le alternative ed è la possibilità di vedere il mondo in un modo diverso.

Prof. Maurizio Mondoni