Sacchetti show al Rotary Club Cremona

Romeo Sacchetti Foto Ciamillo-Castoria

Fonte: La Provincia di Fabrizio Barbieri

 

“L’allenatore è l’ultima ruota del carro, chi fa la differenza in campo sono i giocatori. E fuori la differenza la fa l’educazione, quei valori che solo la famiglia sa tramandare di generazione in generazione”.

Coach Meo Sacchetti della Vanoli e C.T. della Nazionale, con la solita spruzzata di ironia, è stato il protagonista della serata del Rotary Club Cremona (distretto 2050) a Palazzo Trecchi.

A fare da padroni di casa l’intraprendente presidente Giuseppe Lauritano, lo sportivo segretario Paolo Nolli (amante delle auto storiche) e i soci del prestigioso club cittadino.

E’ stata l’occasione per parlare di pallacanestro, ma anche di fare una riflessione sull’impatto sociale dello sport sui giovani.

Ospiti, oltre a coach Meo, anche il viceallenatore Flavio Fioretti, il preparatore fisico Jacopo Fioretti, il team manager Mauro Saja e il dirigente responsabile area sportiva e organizzativa Michele Talamazzi.

In rappresentanza della squadra i due lunghi Giulio Gazzotti e Giampaolo Ricci.

Dopo la cena è stato Fioretti il primo a prendere la parola, dedicandosi in modo particolare al settore giovanile.

“Non è retorica quando si dice che i ragazzi sono il nostro futuro e lo sono a livello sportivo e sociale. Noi allenatori abbiamo la responsabilità di trasmettere quello che è il valore della pallacanestro ma non solo. I ragazzi sono sempre più abituati a comunicare tra loro attraverso la tecnologia e invece lo sport deve essere la molla per tornare ad avere rapporti ‘dal vivo’, deve insegnare a come comportarsi all’interno di un gruppo.”

La palla poi è passata a coach Sacchetti.

“Sono un allenatore ma mi sento ancora un po’ giocatore. Per questo motivo ho un rapporto diretto con i miei ragazzi. So cosa vuol dire essere dall’altra parte della barricata. Alla base di tutto di deve essere rispetto e sincerità, anche se a volte mi è capitato di allenare qualche testa calda. Sono uno diretto, non riuscirei a fingere un altro tipo di carattere.”

Il tecnico della Vanoli poi è tornato su un argomento a cui tiene in modo particolare, quello del tifo.

“A Cremona avete una caratteristica che può essere vista come un pregio o come un difetto: siete difficili da entusiasmare. Da un lato non ci sono gli eccessi che a volte risultano eleteri, dall’altra però manca un po’ di calore. In campo avremmo bisogno di sentire più vicinanza e soprattutto quando le cose non stanno andando benissimo. Quando sei sotto e hai bisogno di recuperare servirebbe sentire l’appoggio del palazzetto e invece capita di rado. Chiedo più incitamento ma non offese agli avversari.”

Sull’argomento anche i due giocatori sono sulla stessa linea.

“Quando c’è stato il derby contro Brescia è stato strano sentire quattrocento persone fare più tifo di tremila. Abbiamo bisogno di energia, chiediamo un pizzico in più di calore. Sul campo davvero può fare la differenza, non crediate che i giocatori si isolino da tutto. L’ambiente esterno può essere un fattore importante.”

Sacchetti ha poi parole dolci per Cremona.

“Questa è una città meravigliosa, ma dovete farla conoscere di più. Ogni volta che vedo piazza del Comune resto a bocca aperta e così fanno le persone che spesso mi vengono a trovare. Ci sarebbe bisogno di grandi testimonial, da Vialli a Mina che sono due cremonesi conosciuti in tutto il mondo. Questa città è un gioiello ancora troppo poco conosciuto.”

Con la Vanoli è stato amore a prima vista:

“Quando sono uscito dal contratto con Brindisi il mio procuratore mi ha proposto Cremona. In quel momento era in serie A2, ma non è mai stato un problema. Ho allenato in tutte le categorie e la Vanoli mi ha sempre incuriosito visto che tutti me ne hanno sempre parlato bene. Con il presidente c’è stato un feeling immediato, una persona umile che mette il lavoro davanti a tutto. La città poi è perfetta per me, mi trovo benissimo e ancora di più mia moglie.”

Tra una domanda e l’altra dei soci del club, Meo lancia anche qualche frecciatina:

“La Vanoli è una realtà importante in ambito nazionale, ma avrebbe bisogno di strutture più adeguate. Non solo la Vanoli, ma tutta la città. Ho avuto la fortuna di frequentare i palazzetti di tutto il mondo da allenatore e da giocatore e davvero tutti sono un passo avanti rispetto all’Italia. Il PalaRadi andrebbe sistemato, ampliato, reso più confortevole. Lo dicono le nuove regole, ma lo esige il pubblico. Una struttura di un certo tipo sarebbe utile a tutta la comunità. La nostra società meriterebbe anche una sede migliore, quella attuale non è degna di una serie A.”

Qualcuno chiede all’allenatore se Cremona vincerà mai lo scudetto:

“I miracoli si definiscono tali perchè sono unici. A me è capitato a Sassari…”