Santi Puglisi ha le idee chiare sulla forza di Pesaro

Fonte: Corriere Adriatico di Camilla Cataldo

 

Sette stagioni da general manager a Pesaro e la residenza a Fano. Di catanese è rimasto solo un lieve accento.

Santi Puglisi è legatissimo a città e piazza e, quando può, durante i match interni della Vuelle siede sui seggiolini della Vitrif rigo Arena.

“Quest’anno ho visto dal vivo solo la gara con Trieste e sono contento di avere portato fortuna: è stata una vittoria schiacciante” – sorride Puglisi – “Da quando sono in pensione, lavoro di più, faccio molte vacanze, curo l’orto e i social. Adesso stavo piantando i ciclamini”.

L’ex dirigente anche di Fortitudo e Brindisi ha una certezza inscalfibile.

“Ho sempre avuto una fiducia cieca nel duo Costa-Cioppi. Li conosco bene, ho lavorato con entrambi e ho provato pure a portare Ario a Brindisi. Finora, ogni anno, anche se con un po’ di palpitazione l’obiettivo è sempre stato raggiunto a prescindere dagli allenatori che si sono succeduti. Sono loro due le colonne portanti che, con budget limitati, hanno colto la salvezza”.

Sorpreso dall’inizio stagione della Vuelle?: “La squadra mi piace molto, è messa bene in campo e ha una buona mentalità difensiva. La permanenza nella massima Serie dovrebbe essere meno sofferta ma guai a fare voli pindarici perché la classifica è corta e può cambiare in fretta. Piedi per terra ma ho fiducia e spero che il momento di grazia duri. L’assetto è di gran lunga superiore a quello degli anni scorsi, però Pesaro è Pesaro e negli ultimi 20-30 anni ha sempre lottato per il primato, quindi non chiamatela sorpresa.”

Chi l’ha impressionata di più?: “McCree, Blackmon e Shashkov. Dopo il match, ho cenato con addetti ai lavori e tifosi e non c’è stato uno che non abbia “massacrato” Breveglieri (scout di Milano) chiedendogli di prestare alla Vuelle anche Fontecchio”.

E lui cosa ha risposto?: “Che avrebbe fatto un tentativo, anche se gli sembrava improbabile. Pure se poco, Simone all’Ax gioca.”

A Pesaro si respira una euforia che mancava da parecchio: “L’umore dei tifosi dipende inevitabilmente dai risultati” – prosegue Puglisi – “C’è ottimismo quando si vince e depressione quandosi perde: la solita litania. Ci sono buone prospettive e di conseguenza il pubblico è soddisfatto e in aumento. Era da un po’ che non ricordavo un exploit esterno, ma se arrivasse uno scivolone in casa con l’ultima in classifica volerebbero i pomodori! Ne sono un testimone diretto perché, dopo lo scudetto del ’90 con Scariolo, nel ’91 conquistammo le Final Four di Coppa Campioni a Parigi, dove avevamo 2.500 tifosi al seguito. E siccome arrivammo quarti in tutta Europa, perdendo una partita di un punto e l’altra di 4, ci tirarono i pomodori. Ripeto, l’umore della piazza è relativo, l’importante è tenere isolata la squadra sotto una campana di vetro e non condizionarla con ciò che non c’entra con lo sport giocato.”

Un’opinione sul campionato?: “Guardo con più piacere la A2… In A, a parte la netta supremazia di Milano e Venezia, c’è un gruppo che sgomita per le Final Eight e in coda ci vuole poco per farsi coinvolgere dalle altre pericolanti.”

Il “pesarese” Santi Puglisi chiude così:

“La cittadinanza d’adozione mi spetta di diritto! Ho lasciato definitivamente la Sicilia nel 1973. Recentemente al mio ritorno abbiamo organizzato una fantastica cena tra ex compagni.”