Il segreto di Sacchetti «Non guardo i numeri Al centro gli uomini»

Romeo Sacchetti

Fonte: Corriere del Trentino

Coach Romeo Sacchetti risponde a tanti aspetti che gravitano attorno al suo essere allenatore.

Numeri

«Sono importanti ma non decisivi. Non si può impostare tutto sulle statistiche. I numeri ti possono dire che un avversario tua con il 20% da 3 punti, tu sacrifichi la sua marcatura e quello te ne segna tre di fila. I giocatori non sono dei robot. Molti coach allenano solo in preparazione all’avversario. A me piace molto invece allenare i miei uomini».

Scudetto di Sassari figlio delle esperienze precedenti?

«Sicuramente ho attenuato alcune intemperanze. Inoltre ho accumulato un bagaglio di situazioni difficili, trovando poi le chiavi per uscirne. In gara sette a Reggio Emilia eravamo sotto 21-4 al termine del primo quarto ma siamo riusciti a rimontare e vincere partita e titolo».

Bandiera italiana un significato particolare?

«Sicuramente, anche perché gli unici successi da giocatore gli ho ottenuti con la nazionale. A quel tempo se vestivi la maglia azzurra eri tra i migliori dieci-dodici in circolazione. Vincemmo l’argento a Mosca (alle Olimpiadi nel 1980, ndr), l’oro agli europei di Nantes».

L’innovazione tecnica più importante degli ultimi anni

«Il tiro da tre punti ha avuto un’evoluzione importante. E poi stanno scomparendo i giocatori capaci di giocare spalle a canestro. Si tira molto da fuori anche per questo».

Il giocatore che lo ha messo più in crisi

«Tra i giocatori se escludiamo i nomi ovvi come Drazen Petrovic, direi George Bucci. Negli anni alla Fortitudo era un tormento: non soffriva la fisicità, assorbiva bene i contatti. Allenatori che mi hanno fatto soffrire ce ne sono stati parecchi. Ma da coach ho patito soprattutto una piazza: non avevo mai vinto a Cantù, quando poi finalmente è successo mi hanno esonerato, quindi la metto sulla lista nera».

Chi le piacerebbe allenare?

«Sia Datome che Melli. Il primo è un campione, il secondo ha ancora dei margini di crescita». Il record che vorrebbe ancora battere? «Più che un record, ho ancora un sogno nel cassetto. Per sognare a cinque cerchi, però, prima bisogna andare ai mondiali».