Squadra ritirata…il punto del Prof. Mondoni

Maurizio Mondoni

SI PUO’ ARRIVARE A RITIRARE UNA SQUADRA NEL CAMPIONATO UNDER 13 DI PALLACANESTRO PER COLPA DEI GENITORI?

Sì, evidentemente sì.
Questa la “telecronaca dell’incontro”
“Ore 11,00, partita Under13, Miniarbitro classe 2005 che arbitra da poco, a due mesi dal corso per arbitri terminato un paio di mesi prima.
Salto a due e subito dagli spalti da parte dei genitori della squadra avversaria: “fischi solo a loro, guarda, è passi, è fallo, non ci vedi?”, con intensità sempre maggiore. Finisce il primo quarto, siamo sopra!
Inizia il secondo periodo, la musica non cambia, sempre la stessa solfa dagli spalti: “è un massacro, e i falli, e le mani addosso, non ci vedi, quello è antisportivo, e questo non lo vedi?”.
I ragazzi si innervosiscono, aumentano le scorrettezze in modo proporzionale alle proteste del pubblico. Siamo ancora sopra, +10, una gioia immensa visto che veniamo da 6 sconfitte consecutive……………..ma poco importa!
Si riparte con il terzo periodo, fallo tecnico a un giocatore, che ha perso le staffe. La platea impazzisce, “tu sei un criminale, gli hai fatto male apposta”, “che cazzo dai tecnico, vergognati coglione, vai a rifare il corso, quanto ti pagano?”, di più, di più e ancora di più.
Stiamo vincendo bene, 43 a 33, un mio giocatore fa un fallaccio, non fischiato dall’arbitro e giù insulti. Non ne avevo necessità, ma decido di chiamare un time out. Mi avvicino ai genitori sugli spalti e dico: “vi state rendendo conto di cosa sta succedendo? Noi qui in campo stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in pace? E poi, potete smettere di protestare e insultarci?” La risposta non è tardata. “Vergognati, deficiente, non devi dire a noi quello che dobbiamo fare, e poi la tua squadra non gioca a basket, chiamalo rugby o pugilato ma il basket è un’altra cosa”.
Gara sospesa nel terzo quarto, sul +10 per noi. Ritiro la squadra e spiego ai ragazzi la scelta. Non è colpa loro.
Chiedo l’omologazione 0-20, perché è stata una mia scelta il non voler giocare in questa situazione, e sinceramente né a me né ai miei ragazzi conta vincere ma fare ciò che ci piace nel clima più sereno possibile.
Ore 13.00. Fisso la palestra e non c’è più nessuno. Un vuoto. Stamattina non hanno perso i ragazzi in campo…ma il basket, lo sport.

Hai fatto bene a ritirare la squadra!
Un consiglio ai genitori
Che ruolo devi avere?
Il ruolo del genitore nello sport a livello giovanile: tifo positivo
Premessa
Attorno ai bambini e ai ragazzi che giocano ruotano numerose figure:
– l’Istruttore e l’Allenatore;
– il Dirigente;
– il Presidente;
– i genitori e i familiari.
Tutti partecipano a diverso titolo e in diversa misura a rendere l’esperienza sportiva. E’ pertanto importante comprendere quale ruolo gioca ogni figura e quali sono le sue responsabilità. A tale scopo è bene fare il possibile affinché si stabilisca un’ALLEANZA EDUCATIVA tra le diverse figure.
Tifare positivo

In alcuni sport di squadra, ma anche a livello individuale, quando i genitori seguono i propri figli durante la gara o la partita, pensano di avere dei piccoli campioni in campo. Il tifo è per il figlio e non per la squadra, gli errori sono degli altri e non del figlio, se l’arbitro fischia contro il figlio è un incompetente, se l’Istruttore non lo fa giocare non capisce niente. Sfogare le proprie frustrazioni sui figli, trattati come alter ego in grado di restituire l’immagine ideale che a volte non si è riusciti a raggiungere da giovani, contribuisce a capovolgere la realtà.
E’ profondamente contro natura, oltreché immorale, caricare di responsabilità un bambino o un ragazzo di 10-12 anni.
L’ambizione dell’adulto non può agire da scudo contro il momento dell’aggregazione, il bambino e il ragazzo vanno incontro al mondo, lo vogliono conoscere autonomamente e quindi devono essere lasciati liberi di giocare senza alcuna pressione, senza ricatti, devono divertirsi, devono rispettare le regole del gioco, i compagni, l’Istruttore, l’arbitro.
Nel Minibasket spesso non ci sono gli arbitri, molti Istruttori si comportano in panchina da allenatori professionisti (urlano, imprecano contro tutti e tutto), difendono a zona per vincere le partite, idem a livello Esordienti e a livello Under 13 molti arbitri sono inesperti (a volte addirittura non arrivano) e commettono degli errori.

Conclusioni
Vi porto 50 anni di esperienza in ambito sportivo da Genitore, Insegnante, Istruttore, Docente Universitario, Formatore, per me il genitore ideale e utile al figlio che pratica attività sportiva deve rispettare e osservare questi 10 COMANDAMENTI:

 Non limitare mai l’attività sportiva dei vostri figli per punizione.
 Non intervenire mai nelle scelte tecniche e nelle decisioni dell’Istruttore.
 Non contestare platealmente davanti a tutti e non incitate alla scorrettezza.
 Rispettare l’arbitro e la squadra avversaria.
 Andare a vedere più spesso i propri figli quando giocano.
 Vivere la gara o la partita in modo tranquillo e non traumatico.
 Incoraggiare i propri figli a impegnarsi sempre di più, facendo capire loro che l’impegno in campo o in palestra e a scuola sarà in futuro fonte di soddisfazione.
 Cercare di rendere autonomi i propri figli, evitando di essere onnipresenti in tutte le situazioni.
 Far capire ai propri figli che giocare significa divertirsi e socializzare.
 Far capire ai propri figli che la delusione di una sconfitta diventa un mezzo per crescere, perché “la non vittoria” stimola a migliorarsi attraverso gli allenamenti e questo atteggiamento si riflette positivamente sulla loro attività scolastica e in futuro sull’attività lavorativa.
La competizione fa parte della natura umana e i bambini e i ragazzi competono per natura, i bambini devono fare i bambini e i ragazzi devono fare i ragazzi, i bambini e i ragazzi giocano una partita per volta e vada come vada la terminano per cominciarne un’altra, senza mai perdere la misura dei propri limiti.
Concludo con un’ultima osservazione.
In Italia coloro che vanno a vedere le partite sono chiamati “tifosi” e la parola tifo significa malattia.
In Inghilterra (ed è proprio lì che è nato lo sport) sono chiamati “supporters”, cioè coloro che vanno a supportare, a sostenere la propria squadra, non a offendere gli avversari o gli arbitri.
E’ importante che gli Istruttori e i Genitori “supportino” lo sport dei loro figli e insegnino loro a vincere e a perdere senza eccessive esaltazioni o drammi.
Prof. Maurizio Mondoni