Stefano Michelini: “Avellino unita, ma Vucinic ha molto da fare”

Fonte: Il Mattino di Massimo Rocca

 

Le sue analisi tecniche su Rai Sport sono sempre attente e condivisibili.

Coach Stefano Michelini è il miglior interlocutore possibile alla vigilia della kermesse delle Final 8.

Michelini, la Sidigas è una formazione differente rispetto a quella che ha iniziato la stagione. Vucinic ha tanto lavoro da fare. Senza Champions forse sarà più semplice. Come la vede?: “La sottrazione Cole si è dimostrata un’aggiunta. Ha messo in evidenzia le potenzialità parzialmente inespresse di Sykes e Filloy. Il problema oggi è l’assenza di Nichols. È un giocatore chiave, di peso specifico superiore, nell’economia di squadra, sia a Sykes che a Caleb Green. C’è poi Ndiaye da riportare al top ed uno Young purtroppo fuori causa. I due nuovi arrivi hanno dato profondità alle rotazioni. Harper si spera possa dare qualcosa di più. Entrambi vanno integrati. Per Vucinic il lavoro non manca”.

In che direzione va questa squadra?: “Vedo una squadra unita che crede in quello che fa. È un gruppo in crescita. Green e Sykes sono due guide che pochi hanno. Nelle pieghe delle novità potrebbero esserci anche i contributi di Campogrande e Campani. Sotto canestro manca la qualità offensiva di Costello. L’ultima versione sembra più squadra con maggiore peso della difesa nel tentativo di giocare su un numero di possessi inferiore”.

Avellino-Brindisi. L’Happy Casa arriva da una striscia di 5 vittorie: “Brindisi gioca una splendida pallacanestro con degli interpreti che hanno il piacere di passarsi la palla. I loro limiti strutturali sono diventati la loro forza. Chappell e Moraschini, oltre al leader offensivo Banks, ne sono l’anima. Hanno un complesso di otto giocatori che sta viaggiando ad un livello alto. Si vede la mano di Vitucci. Contro questa squadra hai la consapevolezza, e quindi la serenità, di dover giocare una grande gara. Ciò, per una squadra che si sta compattando come Avellino, è un grande stimolo”.

Come può Brindisi far male ad Avellino?: “La versatilità dei giocatori. La regia condivisa tra Moraschini, Banks e Chappell non dà punti di riferimento. L’eventuale gioco spalle a canestro di Banks contro Sykes costringe la difesa a delle rotazioni. Un duello interessante potrebbe essere Brown-Green. Brindisi proverà a giocare a ritmi alti, la Sidigas tenterà di limitare la transizione avversaria ma per far questo avrà bisogno di equilibrio offensivo”.

Venezia non ha mai superato il primo turno nelle Final Eight. Troverà Sassari nell’altro quarto della parte bassa del tabellone: “Sono le squadre che vengono dai momenti peggiori. Venezia arriva dalla quasi sconfitta a Pesaro e dalla sconfitta interna contro Trento. La sua vittoria a Sassari è lontana. Ha un giocatore di talento come Daye che talvolta è limitante nella fluidità della manovra offensiva. Anche Sassari è in difficoltà. Paga l’infortunio di Bamforth ed ha la necessità di inserire i due nuovi esterni americani”.

Milano-Bologna già vista qualche settimana fa. La Virtus può già alzare bandiera bianca?: “Nelle ultime sei partite tra campionato e coppe, anche senza i centri Gudaitis e Tarczewski, Milano viaggia a 95 punti di media. Ha James, Nedovic, Micov, Nunnally a cui aggiunge Cinciarini, Bertans e Della Valle: faccio fatica a ricordare una batteria di esterni simili nel nostro campionato”.

Cremona-Varese, confronto indecifrabile: “È il match più incerto insieme al derby del sud. Cremona è l’atipicità sorretta da fisicità e da una regia in costante crescita. Varese è la squadra che ha un’identità più forte, è più prevedibile ma è anche quella che concede meno canestri da due di tutto il campionato”.

Pronostico chiuso?: “Non mi cimento in pronostici, ma non vedo come Milano possa lasciarsi scappare il trofeo”.