Treviso, ovvero quando la pallacanestro è bella pure in A2

Claudio Pea

Oggi non comunico con il mondo: è un’informazione, non una minaccia. Così, se mi cercate, non perdete il vostro tempo. E, se volete, potete benissimo anche mandarmi a quel paese. Giuro che non mi arrabbio. Poco. Però solo una testa bacata, persino più della mia, poteva concentrare tutti gli avvenimenti della domenica cestistica da metà pomeriggio all’ora di cena. Alle 17 Virtus-Brindisi e Avellino-Milano. E già qui mi ero domandato: non potevano giocare la partita del piccolo Madison a mezzogiorno e il big-match del PalaDelMauro alle 20.30 per la diretta tivù sulla Rai? No, Edi Dembinski, credo si scriva così, e il caro Acciughino Pittis sono stati invece spediti a Pesaro per la super sfida serale tra la Cenerentola della serie A senza Dallas J.R. Moore e la bella trentina di Fred Buscaglia che lava i fazzoletti per i poveretti della città. Fai un salto, fanne un altro. Audience alle stelle: mi pare scontato. Alle 18 Pistoia-Venezia e Cantù-Torino. E alle 19 Sassari-Varese e, ancora non bastasse,  contemporaneamente (o quasi) i derby veneti di calcio Mestre-Padova e Venezia-Cittadella. Insomma ho capito: ce l’avevate soprattutto con me, ma vi ho fregati lo stesso. Perché sono andato al Palaverde di Villorba. Dove c’era la piacevolissima Treviso del Pilla Pillastrini che ha asfaltato (80-64) Udine, la bestia nera, e LardoLino. Così ora il terzo posto nella griglia di partenza dei playoff di A2 non glielo dovrebbe portar via più nessuno. A meno che la Fortitudo, che precede ora la De’Longhi di soli due punti in classifica, non becchi un altro man-rovescio (91-67) come quello che ieri si è presa a Forlì. Senza Matteo Boniciolli che ha avuto un lieve malore prima del duello con l’ex virtussino Giorgio Valli ed è stato sostituito in panchina da Stefano Comuzzo che stavolta non ha portato fortuna all’Aquila con le ali spezzate e il cuore dimenticato in chissà quale caverna tra le montagne gelate della Grande Guerra. Che stress, che stress. Come canta Paolo Simoni. “C’è qualcuno per caso che ha qualche idea brillante?” si è anche chiesto il cantautore di Comacchio. Io l’ho avuta. Preferendo a tutto (e a tutte) il Palaverde sold-out, 5.344 paganti, molti più che per Sidigas-Armani, e il minuto di raccoglimento, sincero e toccante, in ricordo di Marco Tiramolla Solfrini e di Henry Williams. Al quale I Fioi dea Sud e tutto il palasport hanno dedicato l’ultimo saluto tappezzando le tribune benettoniane di grandi cuori biancocelesti col 14, il numero di maglia di High Fly (nella foto, ndr). A Treviso tutto è bello. Dal sostegno caldo e incessante della curva, che coinvolge pure la signora in pelliccia, a Paolo Vazzoler, il rivoluzionario presidente, che canta in coro assieme al suo popolo. Specie se, come ieri, le due tifoserie sono gemellate e allora al massimo s’insulta la povera terna arbitrale che ormai ai soliti idioti ha fatto il callo. La carica l’ha data John Brown III all’inizio della ripresa. Anche un paio di triple di Sabatini figlio. Fantinelli che non sbaglia una nota. Capitan Antonutti (15) di nuovo in auge. In avvio Musso, alla fine Imbrò. Stecca qualche volta Swann, ma guai a chi me lo tocca. Bruttini c’è. E pure Lombardi. Insomma una squadra che non mi stupirei se salisse in serie A, ma è ancora tanto presto. E comunque tiferò per lei e per il Pilla. Non male nemmeno Udine: Lardo Lino sta facendo i miracoli con quel che ha. E’ entusiasmante il doppio zero, Kyndall Dykes, 23 punti. Altalenante Veidman, ma buono. Poco Diop, generosi i lunghi, invece da Bushati e Pinton mi sarei aspettato molto di più. All’intervallo mi hanno detto che Milano e la Virtus avevano vinto e che la Reyer era sotto di venti (o quasi) a Pistoia come del resto Sassari in casa con Varese. E allora ho imbavagliato i miei informatori, ho spento il telefonino e oggi non ho letto i giornali sapendo però benissimo di non essermi perso niente. Specie dal giornale di Mamma Rosa che ti racconta spesso quello che vuole. Così stasera in santa pace mi potrò vedere tutto senza conoscere ancora i risultati finali e senza essere influenzato dal buonismo dilagante che farebbe arrossire persino Walter Veltroni. Tanto più che non occorre appartenere alla banda dei fenomeni, quella dell’Osiris, per capire che Avellino è davvero alla canna del gas se è riuscita a perdere con la squadra più stanca della terra (quattro partite in otto giorni) e persino di me. Che sarei anche esausto di ripetere che l’Armani gioca meglio senza Theodore tra i piedi perché magari qualche palla Gudaitis e Tarczewski anche la vedono.