Tutte le altre partite della notte NBA

Fonte: SkySport

 

Sacramento Kings – Portland Trail Blazers: 100 – 118

Ormai i Blazers ci stanno prendendo gusto: dopo i 50 punti in tre quarti di C.J. McCollum dieci giorni fa, il suo compagno Damian Lillard ha deciso di infliggere la stessa punizione ai malcapitati Sacramento Kings, inermi davanti alla prestazione balistica dell’All-Star di Portland. Lillard ha fatto la maggior parte dei suoi danni in chiusura di terzo quarto, segnando 15 punti del parziale di 17-0 che ha trasformato un vantaggio di un punto nel +18 con cui si è entrati nell’ultima frazione. Con la gara ormai in ghiaccio sia Lillard che Coach Terry Stotts hanno deciso di chiuderla lì, preferendo un tabellino da almeno 50 punti in meno di 30 minuti che solamente altri due giocatori (McCollum e il leggendario Klay Thompson da 60 della scorsa stagione) sono riusciti a completare nella storia della lega. “Ho visto che eravamo avanti di 20 e mi sono detto ‘OK, se manteniamo questo vantaggio non c’è motivo di rientrare in campo” ha commentato Lillard dopo la gara. “Preferisco averne 50 in 29 minuti competitivi piuttosto che andare là fuori e inseguire i 60 in una partita già decisa. Non voglio attirarmi karma negativo”. È la quarta gara con almeno 50 punti della carriera di Lillard (che vanta un massimo da 59 realizzato contro Utah nell’aprile 2017), raggiunti grazie a un eccellente 16/26 dal campo di cui 8/13 da tre punti, oltre a un perfetto 10/10 ai liberi e 6 assist per i compagni. Ad accompagnarlo i 15 punti di Maurice Harkless, i 13 di Shabazz Napier e gli 11 di McCollum per vincere la seconda gara consecutiva e interrompendo una striscia di tre sconfitte in fila in trasferta. Ai Kings invece non sono bastati i 19 di Willie Cauley-Stein e i 17 di Zach Randolph, bucati a ripetizione in difesa da Lillard nei momenti decisivi del terzo quarto.

Miami Heat – Milwaukee Bucks: 91 – 85

Dopo cinque sconfitte in fila, i Miami Heat avevano bisogno di un’iniezione di energia e il ritorno a casa di Dwyane Wade non poteva decisamente essere una partita come tutte le altre. “C’era un’atmosfera da playoff stasera, i tifosi erano carichi a mille. Era da un po’ che non ci si sentiva così qui” le parole di Hassan Whiteside, che con 12 punti e 16 rimbalzi ha chiuso come uno dei cinque giocatori in doppia cifra guidati dai 19 di Tyler Johnson. Wade non è riuscito a toccare quella quota, bagnando il suo nuovo debutto con la splendida maglia City Edition degli Heat (andata a ruba sullo store della squadra) con 3 punti e 1/6 dal campo con 4 palle perse, ma anche due assist, due recuperi e due stoppate, di cui una in un momento chiave della sfida facendo esplodere il pubblico di casa interrompendo una rimonta dei Bucks arrivata fino al -4. Alla fine gli Heat sono riusciti a portare a casa la vittoria, sfruttando soprattutto un terzo quarto da 30 punti in cui gli ospiti sono stati tenuti a 8, nonostante gli sforzi di un Giannis Antetokounmpo da 23 punti e 11 rimbalzi (ma 8/21 dal campo con 5 palle perse) e di un Eric Bledsoe da 19, cogliendo solamente la seconda sconfitta nelle nove gare disputate sotto il coach ad interim Joe Prunty.

Philadelphia 76ers – New Orleans Pelicans: 100 – 82

Per una volta i Sixers hanno vissuto una serata tranquilla: complici dei Pelicans arrivati senza il fuoco negli occhi (eufemismo), ai padroni di casa è bastato appoggiarsi a un Joel Embiid carico a mille (16 dei suoi 24 punti sono arrivati nel primo quarto contro i 14 di tutta New Orleans, mandando a segno i primi sei tiri tentati) e avere cura del pallone nel terzo quarto (una sola palla persa per un semplice 28-11) per entrare nell’ultima frazione con un comodo vantaggio di 32 punti. A pareggiare la prestazione di Embiid c’è un Dario Saric da 24 punti (8/11 dal campo, 4/5 da tre) sempre più a suo agio nel giocare negli spazi aperti dal centro camerunense e da Ben Simmons, che ha sfiorato la tripla doppia con 10 punti, 9 rimbalzi, 8 assist e 3 recuperi pur sbagliando 8 degli 11 tiri tentati. Difficile invece spiegare la prestazione dei Pelicans che, pur avendo giocato l’ultima partita addirittura lunedì scorso, sono apparsi del tutto svuotati di energie, specialmente con un Anthony Davis da 6/19 dal campo per 14 punti, mentre si è rivisto sul parquet perfino Emeka Okafor (4 punti e 8 rimbalzi in 20 minuti alla seconda gara stagionale). “Non abbiamo cominciato la partita con il livello di intensità necessario per affrontare una squadra come questa” ha commentato Coach Alvin Gentry sulla gara dei suoi, scivolati fuori dalle prime otto a Ovest. “Offensivamente non avevamo alcun tipo di ritmo.”

Houston Rockets – Denver Nuggets: 130 – 104

A fare notizia nella vittoria mai in discussione dei Rockets sui Nuggets non è tanto l’ennesima doppia doppia di James Harden (28 punti e 11 assist), quanto quella storica di Clint Capela, che con 23 punti e 25 rimbalzi (massimo in carriera) è diventato il Rocket più giovane a realizzare una prestazione del genere dai tempi di Hakeem Olajuwon nel 1985. I padroni di casa hanno mantenuto un vantaggio di 10 lunghezze per quasi tutto il primo tempo e uno di 20 nel secondo, capitalizzando sul terribile 3/28 dall’arco degli ospiti e mantenendo il controllo sotto i tabelloni grazie a Capela (48-39). Il centro svizzero era già andato vicino al primo 20+20 della carriera lo scorso 18 dicembre contro Utah, ma ha mancato il traguardo di solo un punto chiudendo con 19+24. “Stavolta ho voluto essere sicuro di realizzarne qualcuno in più così che anche se me li avessero tolti sarei comunque riuscito a chiudere a quota 20” ha detto con un sorriso. Per Houston sorride anche la classifica: vincendo la prossima gara con Dallas i Rockets raggiungerebbero i Golden State Warriors al primo posto a Ovest (42 vittorie e 13 sconfitte).

Utah Jazz – Charlotte Hornets: 106 – 94

Gli Utah Jazz tre settimane fa hanno toccato il punto più basso della loro stagione, perdendo ad Atlanta di 14 punti e sprofondando ben lontani dalla zona playoff. Da quel momento in poi i mormoni non hanno più perso, collezionando otto successi in fila e ripresentandosi prepotentemente il lizza nella corsa per un posto nella post-season. A guidare i Jazz neanche a dirlo Donovan Mitchell con i suoi 25 punti e un paio di schiacciate che fanno venire l’acquolina in bocca in vista dell’All-Star Game della prossima settimana. Assieme a lui da sottolineare la prestazione di Joe Ingles, autore di 23 punti (suo massimo in carriera), conditi con cinque rimbalzi, cinque assist e un convincente 9/15 dal campo. Utah cavalca così la striscia di successi più lunga della franchigia degli ultimi otto anni, abili a contenere Charlotte e a dominare il quarto periodo. Gli Hornets scivolano così sempre più lontano dalla lotta playoff a Est, al termine di una sfida chiusa con 19 punti da Kemba Walker e con un Dwight Howard in enorme difficoltà contro Gobert: per lui soltanto cinque punti in 21 minuti sul parquet, conclusi anticipatamente per raggiunto limite di falli. Non è la stagione giusta per gli Hornets.