Tutte le partite della notte NBA

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Fonte: SkySport

Boston Celtics – Charlotte Hornets: 90 – 87

Ai tifosi dei Celtics non deve essere sembrato vero: dopo aver già perso Gordon Hayward dopo 5 minuti di stagione e dovendo fare a meno di un Al Horford alle prese con una commozione cerebrale, chissà cosa è passato nelle loro teste quando Kyrie Irving è rimasto a terra dopo neanche due minuti della partita casalinga contro gli Charlotte Hornets. Per via di una gomitata fortuita del compagno Aron Baynes, l’ex Cavs ha dovuto abbandonare la partota e i Celtics hanno subito il colpo, chiudendo il primo quarto sotto di 15 punti (26-11) toccando anche il massimo svantaggio sul -18. Che le cose stessero per cambiare però si poteva intuire già dal secondo quarto: gli Hornets lo hanno comunque vinto per 31-30, ma i Celtics avevano trovato il modo di scardinare la difesa degli ospiti e nel secondo tempo hanno notevolmente alzato il livello del loro gioco offensivo e il livello di intensità nella metà difensiva, fino a ribaltare completamente il risultato vincendo l’ ultimo quarto 26 – 11 , rimontando uno svantaggio di 12 lunghezze grazie a un parziale di 16-3. Alla fine i migliori sono stati la point guard Shane Larkin e il rookie Jayson Tatum con 16 punti, seguiti dai 15 di un attivissimo Terry Rozier, i 14 di Marcus Morris e i 10 con 13 rimbalzi di Jaylen Brown. Occasione sprecata invece per Charlotte, che chiude il suo ciclo di quattro trasferte con altrettante sconfitte (1-6 il loro record lontano da casa): non bastano i 20 punti con 11 assist di Kemba Walker, l’unico a segnare dal campo in un tremendo ultimo quarto da 4/20 di squadra.

San Antonio Spurs – Milwaukee Bucks: 87 – 94

Se il buongiorno si vede dal mattino, l’esperienza di Eric Bledsoe coi Milwaukee Bucks promette molto bene: neanche il tempo di fare un allenamento vero coi suoi nuovi compagni e subito l’ex Suns è riuscito a lasciare un segno sulla squadra, contribuendo alla vittoria con 13 punti, 7 assist e 6/15 al tiro alla prima gara dopo tre settimane, dopo che i Bucks venivo da 4 sconfitte consecutive. Il grosso del lavoro lo abbia fatto Giannis Antetokounmpo, decisivo con la sua doppia doppia da 28 punti e 12 rimbalzi nel secondo successo in fila di Milwaukee a San Antonio. Gli Spurs, dal canto loro, hanno avuto il miglior Manu Ginobili della stagione a quota 18, ma non sono riusciti a coinvolgere abbastanza LaMarcus Aldridge in un quarto periodo in cui ha tentato solo due tiri dopo aver segnati 18 punti nei primi tre quarti. “Ci siamo dimenticati un po’ di lui” ha ammesso Ginobili, “avremmo dovuto coinvolgerlo di più.” San Antonio vede interrompersi una striscia di tre successi consecutivi, a causa delle 18 palle perse provocata dall’incredibile pressione nella traiettoria dei passaggi dei Bucks, bravi a chiudere i giochi dopo che i padroni di casa erano rientrati sul -2 a 2:26 dalla fine.

Chicago Bulls – Indiana Pacers: 87 – 105

Tutto facile per gli Indiana Pacers, che interrompono una striscia di quattro sconfitte di fila andando a vincere di autorità sul campo dei Chicago Bulls. A guidare la squadra di Coach McMillan è ancora una volta un Victor Oladipo, protagonista con 25 punti, 6 rimbalzi, 6 assist e 2 recuperi; ma è stata anche la difesa, aiutata dallo scarseggiante talento offensivo dei padroni di casa, a tenere gli avversari sotto il 40% al tiro. Tra gli uomini di Fred Hoiberg il migliore è stato ancora una volta Bobby Portis, autore di una doppia doppia da 20 punti e 11 rimbalzi nella sua seconda gara stagionale seguito da Kris Dunn con 16 punti e 8/14 al tiro, ma Chicago non è mai riuscita a mettere la testa avanti per tutto il corso della gara. Si tratta della quinta sconfitta nelle ultime sei per la squadra del presidente Michael Reinsdorf, che però commentando l’assegnazione dell’All-Star Game del 2020 ha detto di apprezzare la direzione in cui sta andando Chicago.

Phoenix Suns – Orlando Magic: 112 – 128

Vittoria comoda anche per gli Orlando Magic, che con un grande terzo quarto da 33-20 si lasciano alle spalle i Phoenix Suns, per i quali ormai è finito l’effetto novità della promozione di Coach Jay Triano. Non si interrompe invece il momento magico di Aaron Gordon, ancora una volta miglior marcatore dei suoi con 22 punti ma soprattutto protagonista con altre due triple a segno, facendo salire la sua percentuale stagionale al 59.5%, la migliore di tutta l’NBA, superando Nemanja Bjelica dei Minnesota T’Wolves.Non male per un giocatore che da molti era considerato bravo solo nell’andare al ferro! A dargli man forte altri cinque giocatori, tra cui spiccano i 19 di Nikola Vucevic e i 17 a testa di Terrence Ross e Jonathon Simmons, mentre a Phoenix non sono bastati i 21+13 di Alex Len, i 20 di T.J. Warren e i 18 di Mike James e Josh Jackson, al suo massimo in carriera. Complice il peggior Devin Booker della stagione (9 punti e 3/10 al tiro), si tratta della quinta sconfitta in fila per i Suns, mentre i Magic sono alla miglior partenza degli ultimi cinque anni con 8 vittorie e 4 sconfitte e guardano con fiducia alle prossime gare in trasferta contro Denver, Golden State e Portland.

Utah Jazz – Miami Heat: 74 – 84

Non è stata una partita emozionante quella tra Jazz e Heat, ma questo ce lo si poteva aspettare da due squadre più difensive che offensive. Quello che non ci si poteva aspettare è che qualcuno mettesse una specie di coperchio sopra uno dei due canestri, perché quello che è successo dal secondo quarto in poi ha del clamoroso: davanti alla propria panchina gli Heat hanno tirato con il 15% (3/20) nella seconda frazione, scivolando a -12 all’intervallo. Per loro fortuna però la “maledizione del canestro degli ospiti” si è poi trasferita ai padroni di casa, che hanno vissuto un secondo tempo offensivamente terrificante: 1/18 nel terzo quarto e 3/15 nell’ultimo, per 25 punti complessivi che rappresentano il peggior tempo nella storia della franchigia. In pratica per 36 minuti sono entrati solamente 7 dei 53 tiri scagliati verso il canestro “maledetto” della Vivint Smart Home Arena. Buon per gli Heat, a cui è bastato dare un’accelerata negli ultimi tre minuti per portare a casa la gara: spinti da 12 dei 21 punti di Dion Waiters (che fino a quel momento aveva contribuito, gli Heat hanno chiuso la contesa con un parziale di 13-0, vincendo la terza gara sulle cinque disputate un in lungo tour a Ovest.

Portland Trail Blazers – Brooklyn Nets: 97 – 101

A Portland la gara si è risolta di nuovo solamente nel finale, ma il protagonista non è né Damian Lillard (autore di 19 punti) né C.J. McCollum (17), perché a rubare la scena è D’Angelo Russell che con 11 dei suoi 21 punti nell’ultimo quarto si è rivelato decisivo per interrompere una striscia di quattro sconfitte consecutive per i Nets. L’ex Lakers ha anche coinvolto i compagni con 9 assist, propiziando i 16 punti di DeMarre Carroll e i 12 dell’ex di serata Allen Crabbe, mentre a Portland a tenere banco è stata la situazione legata a Jusuf Nurkic. Il centro bosniaco è stato il miglior marcatore dei suoi con 21 punti e 10/20 dal campo, ma ha giocato solamente un minuto nell’ultimo quarto per scelta tecnica, giustificata da Coach Terry Stotts con il quintetto piccolo utilizzato dagli avversari. Una decisione che non dev’essere piaciuta molto al bosniaco, che dopo la gara non si è presentato davanti ai microfoni, cosa che invece ha fatto McCollum senza usare giri di parole: “Nessuna offesa ai Brooklyn Nets, ma questa è una partita che avremmo dovuto vincere.”

Oklahoma City Thunder – L.A. Clippers: 120 – 111

L’aveva sottolineato ieri Carmelo Anthony nel post partita, dopo la brutta sconfitta incassata dai Thunder contro i Nuggets, la quarta consecutiva in un inizio di stagione altalenante: “Il bello della NBA è avere subito l’opportunità di rifarsi, tra meno di 24 ore saremo di nuovo in campo e proveremo a dimenticare questa partita.” Così è stato, con OKC che è riuscita finalmente a conquistare la prima vittoria stagionale contro una squadra della Western Conference, grazie al miglior Paul George di questo inizio di regular season. Per l’ex stella di Indiana alla sirena finale sono 42 punti in 42 minuti; una gara fatta di grande solidità ed efficacia su entrambi i lati del campo, chiusa con 13/22 al tiro, 12/15 dalla lunetta, quattro triple, nove rimbalzi, sette assist e +27 di plus/minus. È la sesta partita in carriera per lui da almeno 40 punti, la prima con la maglia dei Thunder. Un mal di testa incredibile per la difesa dei Clippers, sempre più in difficoltà nelle ultime due settimane: partiti 4-0 in stagione, i losangelini ormai vivono una fase di rottura prolungata dopo la sesta sconfitta nelle ultime sette gare giocate. Senza Danilo Gallinari, ancora alle prese con un problema muscolare al fondoschiena, e Patrick Beverley per un fastidio al ginocchio destro, Teodosic ancora fermo per il problema al piede, Doc Rivers lancia in quintetto la coppia Wesley Johnson – Sindarius Thornwell, svuotando ancora di più una panchina dalla quale però escono i due migliori giocatori del match in maglia Clippers: Lou Williams, autore di 35 punti messi a referto tirando anche lui 13/22 dal campo, e Willie Reed, la più interessante scoperta in questo complicato inizio di stagione dei californiani. Per il lungo sono 15 punti e 8 rimbalzi in 21 minuti, sempre più alternativa convincente dalla panchina a DeAndre Jordan, il peggiore per plus/minus in un match in cui firma l’ultimo canestro dei Clippers in un finale in cui nessuno ha trovato il fondo della retina. Soltanto la schiacciata del numero 6 infatti ha mosso il tabellone in favore dei losangelini negli ultimi tre minuti, travolti dall’ultimo parziale dei padroni di casa dopo essersi riportati con una tripla di Austin Rivers sul 105-105 a meno di sei minuti dal termine.

Detroit Pistons – Atlanta Hawks: 111 – 104

“La speranza è quella di poter costruire qualcosa di buono sul nostro secondo tempo; abbiamo avuto la faccia tosta, la convinzione e l’atteggiamento giusto. Nei primi 24 minuti invece….” Le parole di Coach Budenholzer cercano a tutti i costi di vedere il bicchiere mezzo pieno, non difficile da scovare in una partita in cui il -16 sul tabellone all’intervallo lungo sembrava aver già condannato gli Hawks, ritornati in campo con la giusta convinzione nella seconda parte di gara e in grado di riportarsi sul 98-98 a meno di tre minuti dal termine. Alla fine ci hanno pensato un paio di triple di Reggie Jackson a rimettere a posto le cose, togliendo le castagne dal fuoco per i Pistons e regalando a Detroit la nona vittoria su dodici partite giocate, la miglior partenza della squadra del Michigan dalla stagione 2005/2006 (quell’anno le vittorie in regular season furono ben 64). “Siamo stati totalmente travolti nel secondo tempo, non riesco a capire perché”; l’atteggiamento di Coach Van Gundy ai microfoni invece è esattamente l’opposto, consapevole di dover tenere alta la tensione. Le chiavi della partita sono stati i 22 punti di Jackson, i 20 di Bradley e la partita a tutto tondo di Andre Drummond; per lui 16 punti (4/6 dalla lunetta), 7 assist (massimo in carriera) e ben 20 rimbalzi – almeno 12 in ognuna delle prime 12 gare. Atlanta invece incassa la decima sconfitta, incapace di tenere al di sotto dei 110 punti l’attacco avversario per la sesta gara consecutiva. Il buon terzo quarto a livello difensivo infatti (19 punti concessi), non ha impedito ai Pistons di segnarne 35 nella quarta e decisiva frazione. Belinelli come al solito esce dalla panchina, giocando ben 30 minuti chiusi con 14 punti realizzati grazie alle 16 conclusioni tentate dal campo (2/7 dalla lunga distanza); le stesse di Dennis Schröder (17 punti e 11 assist) e di Kent Bazemore (22 punti, il miglior realizzatore). Non abbastanza per ritornare in vantaggio dopo il 7-6 iniziale nel primo quarto. Ancora troppo poco per provare a dare una svolta a una stagione sempre più in salita.