Wilt Chamberlain e quella visita inattesa… (di Giorgio Gandolfi)

(Archivio Giorgio Gandolfi)

WILT “THE STILT’’ CHAMBERLAIN: UNA VISITA INATTESA

Wilt Chamberlain è stato uno dei più grandi giocatori della storia dell’NBA e detentore di numerosi record, tra cui quello dei 100 punti segnati in una partita. Uscito da Kansas con un anno d’anticipo, le regole NBA allora non permettevano di essere scelti se non al termine dei quattro anni universitari, e quindi firmò con gli Harlem Globe Trotters per tre anni. Approdò poi ai Philadelphia Warriors, in seguito trasferitisi a S. Francisco, per poi giocare nella nuova squadra dei Philadelphia 76ers ed, infine, terminare la carriera con i Los Angeles Lakers. Da ragazzo lo avevo visto al Palalido di Milano giocare con gli Harlem (era una consuetudine per lui indossare la loro maglia al termine del campionato NBA). Ma nel futuro mi aspettava una grande sorpresa. Lavoravo per “Giganti del Basket” da alcuni anni ed un giorno di ottobre del 1982 riceviamo una telefonata dall’agente di Chamberlain che ci chiede se potevamo essere il suo punto di riferimento a Milano e che sarebbe arrivato dopo qualche giorno. Con tutta la redazione di allora in subbuglio, Dario Colombo, il direttore, Enrico Minazzi, Claudio Vertemati ed Enrico Fedrighini, organizziamo una conferenza stampa e vengo incaricato ad essere la sua guida a Milano per due giorni. Una premessa: a quei tempi non esisteva Internet, ma lui conosceva ogni angolo di Milano e, soprattutto, ogni negozio o ristorante di alto livello.

Iniziamo a girare per il centro e dopo Piazza del Duomo e Corso Vittorio Emanuele mi dice che vuole andare in Piazza S. Babila e poi, con una meta precisa, Sant Ambroeus, tra Corso Matteotti e Via Montenapoleone, una delle top pasticcierie e ritrovo dei milanesi. Sapeva esattamente cosa comperare, una grande scatola di cioccolatini, costo 100.000 lire, una cifra alta per quei tempi, ma lui non si scompone. Il giorno dopo un altro appuntamento che aveva programmato, Lorenzi, sempre in Via Montenapoleone, una coltelleria famosa. Qui compra un coltello con manico di corno, che più che un coltello era una specie di sciabola, e quando gli domando che uso vuole farne mi dice che gli serve per affettare il tacchino. Di poche parole, quando gli chiedo come mai per alcuni anni ha giocato con gli Harlem in estate al termine del campionato NBA mi dice che gli ha permesso di vedere molti paesi e conoscere diverse culture grazie a loro. Prima di ripartire in treno per Roma mi autografa una vecchia copertina di Giganti proprio di quell’anno in cui lo avevo visto giocare a Milano.